15 luglio 2010

San Filippo del Mela (ME): "l'intitolazione dell’aula consiliare a Paolo Borsellino e la sua scorta"

19 luglio 2009

Dopo 17 anni e ancora una volta, il ricordo di un eroe viene usato e abusato da un potere politico che sfrutta l'immagine della legalità solo per ostentare il proprio "potere" e affermare il proprio primato elettorale su un territorio ormai gestito da un sistema mafioso sempre più imperante.
Succede anche questo a San Filippo del Mela, un comune della provincia di Messina, già conosciuto per essere la sede della centrale termoelettrica “Edipower”, la stessa che produce da più di trent’anni emissioni inquinanti di gran lunga superiori a quelle consentite e della cui ambientalizzazione si discute solo oggi e solo dopo che, la dichiarazione di zona ad alto rischio ambientale ha di fatto penalizzato tutto il comprensorio ad essa adiacente, oggi conosciuto come la “valle della morte” per l’alto tasso di mortalità da tumore.
In questo scenario si inserisce un evento di cui pochi hanno avuto sentore, soprattutto per il suo reale significato.
Lo scorso 12 luglio 2009, presso la sede municipale, si è svolta la cerimonia di intitolazione dell’aula consiliare a Paolo Borsellino e la sua scorta, alla presenza del primo cittadino, Giuseppe Cocuzza dell’intera amministrazione comunale, delle forze dell’ordine in alta uniforme, del parroco del paese e di un gruppetto di fedelissimi accorsi per l’evento.


Per un evento impregnato di una fortissima valenza morale e sociale come questo, ci si sarebbe aspettati di incontrare dei degni rappresentanti di quel dolore, come Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, testimone di una vita spezzata e attore di una battaglia legale volta a ripristinare la verità sulla strage di via d’Amelio e sui suoi reali mandanti; altrimenti, Rita Borsellino, sorella di Paolo e deputato europeo, testimone anch’essa della medesima vita spezzata e protagonista di un’importante scelta politica, volta a portare all’attenzione, di tutti i cittadini siciliani e italiani, sull’importanza di una nuova coscienza della legalità e della giustizia, ormai sovvertite da logiche clientelari e di favore. Ma nessuno di loro sembra sia stato invitato a partecipare.
Invece, l’ospite atteso e indiscusso, chiamato a presiedere la solenne cerimonia avrebbe dovuto essere il Dottor Franco Antonio Cassata, oggi alla guida della Procura Generale di Messina, il quale però, disattendendo le aspettative dei presenti, ha pensato bene di non presentarsi, preoccupandosi di far pervenire un suo scritto che potesse sostituire il vuoto della sua presenza. Ma pare che neanche dello scritto vi sia stata traccia, non essendoci stata alcuna lettura in proposito.
Della nomina a Procuratore Generale della Corte d'Appello di Messina del giudice Cassata, si era interessato l’onorevole Antonio Di Pietro durante un’interpellanza Parlamentare, con riferimento ad una scelta che appariva poco opportuna a fronte di una condotta non del tutto esemplare del magistrato. A suo carico erano stati accertati incontri con Venera Rugolo, moglie del boss Giuseppe Gullotti, condannato come mandante dell’omicidio di Beppe Alfano, un viaggio in auto fatto fino a Milano nel 1974 con Giuseppe Chiofalo, anch’egli boss della mafia barcellonese, e la sua appartenenza al circolo paramassonico “Corda Fratres” di Barcellona Pozzo di Gotto, insieme con personaggi illustri della malavita organizzata della città, tra cui Rosario Cattafi, indagato dalla Procura di Caltanissetta nelle indagini dei mandanti occulti di via d’Amelio ma soprattutto destinatario della misura antimafia di sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per aver avuto legami accertati con Santapaola, Gulotti e altri.
In compenso alla manifestazione c'era Franco Bertolone, difensore di fiducia del boss Giuseppe Gullotti e di numerosi imputati di Mare nostrum, tra cui Ugo Manca condannato in primo grado nel processo “Stralcio” per droga, e attuale avvocato del sindaco Giuseppe Cocuzza, condannato in primo grado a otto mesi per abuso d’ufficio ai danni di un dipendente comunale e all’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena.
La presenza di questi personaggi crea non poche titubanze riguardo la levatura morale di un' occasione che avrebbe dovuto vedere ergere il ricordo di Paolo Borsellino e il sacrificio di una vita spesa per combattere la mafia, dal pulpito di un altrettanto esemplare servizio reso nei confronti della giustizia, delle istituzioni, dei cittadini.

Il Sindaco ricorda Paolo così:

” In via d’Amelio è scomparso un grande servitore dello Stato , ma non è stato cancellato il valore di una vita spesa per la giustizia. Sono passati tanti anni, 17 per l’esattezza, e, se ancora oggi, tanta gente si riunisce per ricordare Paolo Borsellino e la sua scorta, un motivo, un forte motivo ci sarà pure. Forse continuare a dedicare strade, piazze, aeroporti, aule, è il sistema, il modo migliore per non far minimamente sbiadire il sacrificio estremo, pagato con la vita, di custodire e diffondere quei valori che hanno guidato la sua vita e la sua azione di magistrato che sono il coraggio e la volontà di fare sino in fondo il proprio dovere senza scendere a compromessi. Si è sacrificato per liberare questa terra dalla mafia ed offrire un futuro alle giovani generazioni. Non è certamente questo l’unico o il migliore modo per rendere giustizia ed onore a Paolo Borsellino, il quale, sono certo, preferirebbe che la legalità si radicasse nella nostra cultura e che ai nostri figli insegnassimo che non c’è libertà dove regnano mafia e ingiustizia”.

Probabilmente dimentico di tali convinzioni, l’attuale sindaco di San Filippo del Mela, è stato condannato in primo grado, dai giudici del Tribunale di Barcellona, a 8 mesi di reclusione perché riconosciuto colpevole di abuso d'ufficio per aver determinato, con una condotta iniziata nel 2000 e perseverata fino al 2003, la rimozione dall'incarico dell’allora dirigente comunale dell'area tecnica Angelo Messina, il quale, come recita il capo d'imputazione, per l'attività precedentemente svolta come dirigente dell'area tecnica, non appariva al sindaco Cocuzza, all'epoca presidente del consiglio,"funzionale" agli interessi economico-politici dell'amministrazione comunale di San Filippo del Mela.
Tutto ciò sarebbe stato attuato inoltre in palese violazione di pareri di illegittimità espressi da un decreto del Presidente della Regione siciliana, il n. 14 del 14 gennaio 2003 e prima ancora dal Consiglio di Giustizia Amministrativa a sezioni unite del 19 settembre del 2001, che sancivano l'illegittimità della determina adottata il 13 ottobre del 2000, firmata dall'ex defunto sindaco, ma che lo stesso imputato, secondo l'accusa, avrebbe contribuito a determinare.
Secondo la ricostruzione fatta in aula dal pubblico ministero,Giuseppe Cocuzza col suo gruppo politico, al quale tra l'altro secondo la stessa testimonianza della parte civile non sarebbe stato estraneo Angelo Torre, ex imprenditore della zona che avrebbe eseguito numerosi lavori appaltatigli dal comune di San Filippo del Mela, e attuale esperto del sindaco, avrebbe preteso e ottenuto l'estromissione dell'ufficio tecnico comunale del dirigente Messina.

Riporto di seguito alcuni passaggi della sentenza, del cui dispositivo è stata data lettura durante la pubblica udienza del 22 ottobre del 2008.

“[…] a parere del Collegio tali accuse possono ritenersi pienamente avvallate dall’istruttoria dibattimentale esperita dalla quale emerge, oltre ogni ragionevole dubbio, non solo la piena responsabilità dell’imputato in ordine a tutto quanto in questa sede contestatogli, bensì – cosa ancor più grave – un quadro sconcertante in ordine ai reali rapporti di potere che hanno orientato le scelte fondamentali nel funzionamento e nella gestione del comune di San Filippo del Mela nell’arco di oltre un decennio e che pongono chiaramente in luce le reali ragioni sottese all’esautorazione del geometra Messina dall’incarico in quel momento svolto all’interno dell’ente pubblico.
[…] l’allontanamento dall’area tecnica era stato determinato dalla necessità di rispettare precisi accordi preelettorali assunti con il Torre Angelo, definito espressamente “la mente operativa” del predetto gruppo di potere, e volti ad esautorare (letteralmente “avere la testa” del) il Messina dal ruolo chiave in quel momento ricoperto all’interno dell’ente in quanto al vaglio dello stesso veniva quotidianamente sottoposta l’approvazione di tutti i progetti relativi alle opere pubbliche di volta in volta appaltati ad imprese private.
[…] Torre Angelo aveva loro consegnato una “tangente”, il cui importo era pari presumibilmente a tre o cinque milioni ciascuno, la quale costituiva semplicemente l’acconto che l’Impresa Angelo Torre dava ai membri del gruppo a titolo di contropartita nel caso in cui avessero deciso di accettare i consigli […]”.

Questi i personaggi.

Probabilmente Paolo Borsellino, avrebbe preferito che al posto di quella simbolica targa, avessero affisso dentro le loro coscienze quella medesima sete di giustizia e di verità che ha sempre caratterizzato la sua vita e il suo lavoro.
San Filippo del Mela (ME). Diventa definitiva la condanna per abuso d'ufficio nei confronti dell'ex sindaco Giuseppe Cocuzza.
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