27 agosto 2010

“Laicon yachting club"



La Smeb? Colpita e affondata

"Il 6 settembre 2003, la Gazzetta del Sud dà notizia di un interessamento della Aicon di Giammoro per creare nell’area Smeb uno dei principali centri nautici del Sud Italia ove progettare, costruire e commercializzare imbarcazioni da diporto. Qualche giorno dopo è lo stesso Siclari a presentare alla stampa il piano Aicon. Oltre al preannunciato cantiere navale, si prevede d’insediare nell’area uno yachting club, parcheggi pubblici ed un parco alberato. Siclari promette l’assunzione di 200 unità in tre anni ed investimenti per dieci milioni di euro, con il coinvolgimento di “altri partner”, rigorosamente tenuti segreti. Più che un piano industriale sembra una riproposizione del centro polifunzionale proposto anni addietro dal gruppo Franza, da sempre interessato ad estendere il proprio controllo sulla zona falcata e sulla superficie occupata dalla vicina stazione ferroviaria, infrastruttura che con l’avvio dei lavori del Ponte verrebbe trasferita nella zona sud di Messina.
La reazione dell’amministratore delegato Smeb, Renzo Bissoli, non si fa attendere. Pur ammettendo di averer firmato proprio con Siclari un protocollo preliminare per il potenziamento delle attività Smeb, Bissoli dichiara di non condividere il piano industriale di Siclari perché troppo sbilanciato verso la nautica da diporto e la mera speculazione immobiliare. A dare una mano al progetto Aicon ci pensa però l’assessore Noè. Il 28 ottobre 2003 convoca a Palermo un incontro con gli amministratori messinesi e i vertici dell’azienda di Giammoro in cui viene sancita la trasformazione dell’area in un “polo d’eccellenza per la nautica da diporto ed un centro di competenza per i trasporti marittimi”. Il successivo 4 novembre si registra un secondo colpo di scena: il commissario ad acta dell’Ente Porto, Pietro Valenti, nominato tre mesi prima dalla giunta Cuffaro, dichiara di aver avviato la procedura di “anticipata decadenza” della concessione dell’area alla Smeb. “Questo su preciso mandato scritto dell’assessore all’Industria Marina Noè – spiega Valenti – sul presupposto che la Smeb sia inadempiente al mandato originale per la gestione dell’area”.

Esplode lo scandalo. Giovanni Ferro, capogruppo di Sicilia 2010 all’Assemblea regionale, presenta un’interpellanza urgente chiedendo a Cuffaro di censurare l’assessore Noè, la cui posizione “sarebbe stata viziata dalla sua qualità di imprenditore nel settore della cantieristica navale, proprietà dei cantieri Navali Noè di Augusta proprio accanto a quello dell’Aicon”.

Ferro tira una bordata anche contro la società amministrata da Siclari: “Appare impossibile che l’assessore non sia a conoscenza del fatto che i vertici della Aicon risultano rinviati a giudizio dal Gip di Barcellona Pozzo di Gotto perché devono rispondere dell’accusa di truffa nei confronti dello Stato e di false fatturazioni per avere ottunuto o consentito la concessione delle agevolazioni finanziarie previste dalla legge n.498 del 1992 per l’incremento dello sviluppo delle iniziative imprenditoriali nel Mezzogiorno con l’emissione e la presentazione di fatture ritenute false per un miliardo e quattrocento milioni”.
Il deputato regionale segnala infine che già nel febbraio 2000, l’allora presidente della Commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Lumia, aveva chiesto un’indagine conoscitiva sull’Aicon ai Ministri del lavoro, dell’industria e delle finanze per presunte elusioni alla legge sulla contrattazione collettiva di lavoro e violazioni alle normative concernenti gli sgravi contributivi ed i finanziamenti pubblici alle imprese.
L’otto novembre il Tribunale di Messina, presidente Giuseppe Suraci, dichiarava il fallimento della Smeb. Gli strateghi dell’affondamento della Smeb potevano avventarsi sulla vittima sacrificale. Lo stesso giorno la Gazzetta del Sud preannunciava la preferenza dell’assessore Noè verso il piano di riconversione presentato dal gruppo Aicon. La partita si chiudeva formalmente il 18 febbraio 2004 con un vertice a Palermo tra Regione, istituzioni locali e sindacati in cui veniva siglato un protocollo per ospitare nella zona falcata di Messina il “Distretto della cantieristica navale”, cioè una serie di “siti produttivi specializzati nella costruzione e nella riparazione navale” così come proposto da Siclari. A bloccare l’occupazione della zona falcata proprio quando ormai era fatta, l’avviso di garanzia (e conseguenti dimissioni della giunta Cuffaro) per la signora Noè. Con buona pace, pure, per il progetto di realizzazione di un polo di carpenteria pesante per i lavori del Ponte".


“Due anni più tardi, il nome della società sarebbe finito nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Procura di Messina contro novanta presunti “emergenti” della criminalità organizzata operante tra Barcellona Pozzo di Gotto e Milazzo (Operazione Pozzo). Gli inquirenti hanno riportato le dichiarazioni rese nel 2007 dal collaboratore di giustizia Ariel Mroczhowsky, che nell’indicare i soggetti affiliati alla struttura criminale barcellonese, ha affermato che “numerosi tra essi erano impiegati alle dipendenze di una ditta di Giammoro”, indicata con il nome di “Laicon”, “che si occupa della costruzione e ristrutturazione delle barche”. Sempre secondo il collaboratore, il  boss Carmelo Vito Foti sarebbe “direttamente o indirettamente collegato al deposito di barche di Giammoro”.
Il 10 ottobre 2007, i magistrati avevano pure escusso l’imprenditore Rosario Antonino Iannello, consulente della “Cable System Scarl” di Patti, società che a partire dal gennaio dello stesso anno, aveva instaurato un rapporto di collaborazione con l’Aicon per la costruzione di interni per yacht. “Conoscendo l’ambiente in quanto originario di Barcellona Pozzo di Gotto, ho sempre cercato di distanziarmi da alcuni soggetti per me controindicati; non volevo avere io rapporti in prima persona con la ditta Aicon”, dichiarava Iannello. “Per questo aveva preferito delegare i contatti con i responsabili della società di Giammoro ad alcuni miei collaboratori”. Tra il marzo e l’aprile del 2007, due di essi, i fratelli Dario e Luca Mancuso, furono avvicinati da Carmelo Mazza (personaggio che la Procura ritiene essere stato al centro del sistema estorsivo controllato dalla criminalità locale, poi assassinato nel marzo 2009). “Mazza fece una richiesta estorsiva per un importo di settecento euro al mese per poter continuare in tranquillità i lavori per conto della ditta Aicon”, aggiunge Iannello. “Dopo ho letto al mio collaboratore che non era nostra intenzione lavorare in quel luogo. All’epoca erano ancora in corso i lavori che la mia ditta faceva per conto dell’Aicon. Non mi risulta che il Mazza formalmente abbia un ruolo in questa ditta, ma mi dicono che di fatto ne abbia la disponibilità”.
I magistrati messinesi concludono nella loro ordinanza che “taluni momenti delle risultanze intercettative permettono, poi, di cogliere la disponibilità dei responsabili della società Aicon Yachts Spa ad assumere congiunti di taluno tra gli indagati”.
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