8 settembre 2010

Dai baroni dell'universita' ai politici cosi' la massoneria manovra le carriere


di Alessandra Ziniti - 3 settembre 2010

Messina. Il boss e il procuratore generale, il sindaco e il senatore e poi uno stuolo di avvocati, professori universitari, medici, notai.

E adesso anche donne, una novità assoluta che sta prendendo piede. Il circolo culturale "Corda Fratres" di Barcellona Pozzo di Gotto è il volto nuovo della massoneria della vecchia città "babba", l' erede più rampante di quell' antico tessuto di fratellanza con il cappuccio che nell' Ottocento vedeva Messina tra le città italiane più attive e che fino agli anni Novanta era nelle mani di un affiatata elite di ambasciatori che tessevano affari e rapporti che andavano dall' Unione Sovietica agli Stati Uniti.
Oggi, nella città dello Stretto, può capitare che a porgere la mano con la "toccata del polso" siano allo stesso modo esponenti di Cosa nostra e alti magistrati, tutti seduti allo stesso "tavolino" di politici, imprenditori e professionisti in grado di pilotare appalti, assunzioni, nomine e carriere. Basta scorrere gli elenchi del circolo culturale "Corda Fratres" al centro di una recentissima indagine della magistratura di Reggio Calabria che lo considera un circolo para massonico ed ecco venir fuori, uno accanto all' altro, il nome dell' attuale procuratore generale di Messina Antonio Franco Cassata e quello di Giuseppe Gullotti, boss accusato dell' omicidio del giornalista Beppe Alfano, quello del sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto Candeloro Nania e di suo fratello Domenico, senatore Pdl. Ma ci sarebbe anche quello del sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca, lo stesso che - alle accuse rivolte dal manager del Policlinico Giuseppe Pecoraro al sistema di potere massonico che imbriglia la città - ha risposto: «Se ritiene di aver subito delle pressioni ha l' obbligo civile, morale ed istituzionale di fare nomi, altrimenti taccia». I nomi dei massoni, coperti e scoperti, nelle stanze del potere di Messina corrono sulla bocca di tutti da molto tempo. Dal palazzo di giustizia al Comune, dagli uffici di governo ai più importanti studi legali e notarili, dai baroni dell' Università ai medici, la categoria che - su tutte - sembra più affascinata dal cappuccio massonico. La "Corda Fratres" o la "Ausonia", scoperta poco meno di un anno fa ancora a Barcellona dai magistrati della Dda di Messina partiti dalla denuncia di un imprenditore costretto a pagare il pizzo da dieci anni, incrociano il condizionamento degli appalti e della vita politica con la criminalità organizzata. Ma è il potere per il potere e soprattutto il profumo dei soldi a fare ancora molti proseliti tra le due obbedienze ufficiali presenti a Messina, il "Grande Oriente" e il "Rito scozzese antico", anche se il fenomeno nuovo degli ultimi anni è la polverizzazione in micrologge, divise possibilmente per appartenenza professionale, che stringono alleanza tra loro.

Ci sono nomi noti e che contano negli elenchi ufficiali: dall' ex ministro degli esteri Antonio Martino all' ex ambasciatore Paolo Fulci, dall' ex sottosegretario alle Finanze Dino Madaudo all' ex assessore regionale Salvatore Natoli, dall' avvocato Francesco Celona all' ex presidente dell' Opera Universitaria Carlo Mazzù, dal notaio Magno all' ex presidente dell' Ordine degli avvocati Carlo Vermiglio. E ci sono naturalmente tanti professori universitari. Perché, come mise in evidenza l' indagine della commissione antimafia sul "verminaio" Messina e soprattutto l' inchiesta per l' omicidio del professore Matteo Bottari, della massoneria dello Stretto l' Università degli scandali è sempre stata l' ombelico. Massone era Bottari, massone è il suo "maestro", l' ex rettore Diego Cuzzocrea, massone è Giuseppe Longo, calabrese d' origine, che per quel delitto e per altri affari con le cosche calabresi fu inquisito. Come loro decine di altri "baroni" e semplici professori decidono le sorti di assunzioni, dottorati, associati, carriere universitarie: una concorsopoli da sempre con il cappuccio quella messinese. Non a caso Ignazio Marino, presidente della commissione parlamentare d' inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, ricorda la storia di quel giovane medico messinese da lui assunto: «Quando gli chiesi come mai a Messina non avesse trovato lavoro - racconta - mi disse: "Lì se non hai i poteri forti che ti appoggiano non sei nessuno". Logge "in chiaro" o coperte, ma soprattutto una miriade di pseudo-associazioni culturali che fanno da ombrello a "fratelli" che non possono dichiararsi tali per il ruolo pubblico e che però siedono ai tavolini dei comitati d' affari o scendono in campo per sponsorizzare nomine o anche solo per sollecitare un pagamento o favorire un altro fratello. Ognuno ha il suo ruolo: gli uomini di legge scrivono, gli imprenditori fanno affari e poi sono riconoscenti, i professori universitari gestiscono carriere e lauree, i magistrati insabbiano le inchieste, i politici fanno da "gancio". Basta continuare a "tastare il polso" a chi va ad occupare la sedia giusta.

fonte: La Repubblica - Palermo
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