21 gennaio 2011

Stragi '93. Grigoli: ''Ci fu detto di votare Berlusconi''

foto Daniele Andaloro
(Brancaccio PA)

Al processo di Firenze la deposizione dei pentiti Salvatore Grigoli e Tulli Cannella
di AMDuemila - 20 gennaio 2011

Firenze. La mafia, nei primi anni Novanta, voleva creare un suo partito, ‘Sicilia Libera’, ma poi abbandonò il progetto perché sarebbe stata data un’indicazione diversa agli affiliati: quella di votare per Berlusconi “perché solo lui ci poteva salvare”.

E’ quanto ha riferito il pentito Salvatore Grigoli al processo di Firenze sulle stragi del ‘93 rispondendo agli avvocati di parte civile. Fu il boss Nino Mangano a dirlo al Grigoli, il quale ha sottolineato:
“Quando Cosa Nostra si prende una decisione (su chi votare ndr) è collettiva, altrimenti i partiti che prendono voti da Cosa Nostra non prenderebbero tutti quei voti”.
L’ex boss di Brancaccio ha detto che “scopo delle stragi era far scendere a patti lo Stato con Cosa Nostra” ricordando che gli attentati di Firenze, Milano e Roma furono rivendicati con la firma ‘Falange armata’, “sigla che sarebbe servita a far contattare Cosa Nostra dallo Stato”. Secondo Grigoli il messaggio da mandare allo Stato era: “Noi di Cosa Nostra possiamo fare le stragi ma possiamo anche farle cessare quando lo decidiamo. Io percepivo questo in quel periodo”.
Il collaboratore di giustizia ha aggiunto inoltre che tra il '93 e il '94 avrebbe saputo da Mangano “che i Graviano avevano in mano un personaggio. All'epoca quel nome non mi diceva nulla, ma oggi mi dice qualcosa: Dell'Utri”; ma ci fu anche una seconda occasione in cui tra i mafiosi del mandamento di Brancaccio emerse il nome di Marcello Dell'Utri. “Mi ricordo che all'epoca - ha affermato Grigoli rispondendo alle domande del pm - si parlava tra di noi di un ragazzino che giocava bene a calcio, tale D'Agostino (oggi calciatore della Fiorentina, ndr). Venne a sapere che i Graviano si interessarono per farlo giocare nel Milan, e fu in quest'altra occasione che venne fuori il nome di Dell'Utri”.
Anche il pentito Tullio Cannella, in aula, ha tratteggiato i contorni del piano politico di Cosa Nostra ‘Sicilia Libera’ definendolo: “un progetto autonomista che prendeva spunto da esperienze politiche preesistenti in Sicilia e nel sud. Condizione era che tutti i candidati fossero persone scelte o di fiducia dell'organizzazione (Cosa Nostra, ndr)”. Il programma politico “era di durata medio-lunga” e l'obiettivo - ha sempre riferito Cannella – “fu cambiato per caldeggiare e appoggiare singoli candidati siciliani nel movimento di Forza Italia. Sapevo che per Cosa Nostra i vari personaggi appoggiati eventualmente alle elezioni politiche avrebbero dato garanzie”.
Poi “il progetto fu accantonato - ha proseguito Cannella - perché Bagarella mi disse che un suo amico e lui avevano optato per caldeggiare e appoggiare dei candidati politici siciliani nel movimento di Forza Italia”. La mafia voleva “riferimenti per sistemare la questione pentiti, la revisione dei processi, per questo era necessaria la politica”, ha detto ancora Cannella, riferendo che Bagarella gli disse che “con i vari personaggi che stavano appoggiando alle elezioni o con le nuove formazioni politiche avrebbero avuto garanzie, che si sarebbero interessati alla loro situazione”.
fonte: antimafiaduemila

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