4 marzo 2011

Imprenditoria mafiosa radicata nella società opera in settori-chiave: appalti, edilizia, servizi, smaltimento dei rifiuti, attività commerciali

di Nuccio Anselmo

Le «imprese mafiose» che hanno incrementato il loro "lavoro" negli ultimi anni. La strutturazione della geografia criminale che è ancor di più radicata sul territorio. E la società civile che appare avvitata tra «immobilismo» e «declino» verso i poteri forti collusi.
L'analisi annuale del procuratore capo Guido Lo Forte sulle dinamiche mafiose della città e della provincia traccia un quadro complesso e critico per certi versi, che fa emergere la necessità di un'attenzione ancora maggiore verso i fenomeni criminali. Con lo scenario che adesso potrebbe ulteriormente mutare, dopo la collaborazione eccellente che la procura peloritana ha incassato, quella del boss mazzarroto Carmelo Bisognano.

IL CONO D'OMBRA Ancora oggi, spiega il capo della procura, si scontano i gravi guasti provocati da quello che definisce
«il cono d'ombra proiettato su strutture mafiose che da decenni avevano rapporti organici con Cosa nostra palermitana (mi riferisco in particolare alla mafia barcellonese) e su radicati intrecci affaristico-mafiosi che hanno per molti anni egemonizzato la città di Messina»
È stato proprio questo "cono d'ombra" che ha consentito per un verso
«alla mafia barcellonese o tirrenica di assumere una strutturazione e metodi operativi del tutto omologhi a quella di cosa nostra palermitana, nonché un controllo totalizzante dell'economia», e per altro verso «alla mafia messinese di realizzare facilmente una evoluzione della fase primaria della estrazione violenta delle risorse dal territorio (racket e traffico di droga) alla fase ulteriore del riciclaggio e della creazione di una vera e propria imprenditoria mafiosa, capace di realizzare con l'intimidazione forme di monopolio di importanti settori economici e di alterazione delle regole di mercato».

Come fronteggiare, adesso, tutto questo? Con un «programma organico di riorganizzazione delle strutture e di rinnovamento di metodologie, con al centro la messa a punto di un attacco strategico ai vertici, ai quadri intermedi ed ai "referenti esterni" dell'organizzazione mafiosa, a coloro che conoscono le connessioni più segrete, anche quelle relative ai c.d. "delitti eccellenti". In quest'ottica un ruolo fondamentale svolgono non solo le indagini penali, ma anche i sequestri dei patrimoni illeciti».

La fascia tirrenica. Analizzando le recenti dinamiche il procuratore Lo Forte che «le più recenti indagini hanno rivelato un fenomeno che ad avviso dello scrivente, era comunque già risalente nel tempo. La mafia che possiamo chiamare "barcellonese" o "tirrenica" ha assunto una strutturazione e metodi operativi del tutto omologhi a quelli di Cosa nostra palermitana, con la quale intrattiene intensi rapporti nella gestione degli affari. Non si tratta di gruppi criminali mutevoli e contingenti legati a determinati personaggi, ma invece di una strutturazione che, così come avviene in provincia di Palermo, si basa su una scrupolosa ripartizione di competenze territoriali tra famiglie: la famiglia di Tortorici, la famiglia di Mistretta, la famiglia di Barcellona, la famiglia di Milazzo, la famiglia di Mazzarrà Sant'Andrea e la famiglia di Terme Vigliatore.

Anche nel linguaggio che gli stessi mafiosi adoperano allorché vengono intercettati vien fuori una terminologia che scolpisce e rende visibile questa forma di strutturazione. Si parla di famiglie, si parla di responsabili rappresentantidelle famiglie; se il rappresentante è detenuto, si parla di reggenti, cioé un linguaggio del tutto omologo a quello di Cosa nostra palermitana».
Il procuratore poi cita la figura dei cosiddetti «imprenditori amici» delle associazioni mafiose, che costituiscono il passaggio successivo e conseguente alle attività tradizionali come racket delle estorsioni e traffico di stupefacenti, un passaggio che consente alle famiglie mafiose di inserirsi nella cosiddetta "economia legale".

MESSINA L'analisi della città è legata anche a quella della fascia jonica, tradizionalmente legata alla 'ndrangheta e a cosa nostra catanese. In città «le indagini hanno rivelato una vera e propria evoluzione di queste organizzazioni dalla fase primaria della estrazione violenta delle risorse dal territorio (traffico di droga e racket) alla fase ulteriore del riciclaggio e della creazione di quella che senza dubbio può definirsi imprenditoria mafiosa», e vengono citati gli «ingenti sequestri» riguardanti «i fratelli Pellegrino Nicola e Domenico (giugno 2009), Castro Alfio Giuseppe (aprile 2010), e Pergolizzi Vincenzo (novembre 2010); riciclaggio per il sequestro nei confronti dei fratelli Trovato Salvatore, Giovanni, Antonio, Alfredo e Franco (maggio 2009)».

E le imprese mafiose del messinese «operano principalmente nei seguenti settori economici: appalti, edilizia, servizi, smaltimento dei rifiuti, attività commerciali. La criminalità organizzata interviene sulla realtà economico-sociale attraverso i sistemi più noti come l'estorsione, l'usura o il traffico di stupefacenti». E proprio sulle estorsioni l'analisi del procuratore inserisce un concetto chiaro: vengono praticate «a tappeto», il concetto-chiave è "pagare poco ma pagare tutti".
Massoneria e poteri forti
Nella sua relazione il procuratore Lo Forte esamina anche, parlando del cosiddetto
"caso Messina", «un inusuale offuscamento dell'immagine di alcuni apparati dello Stato e una preoccupante capacità della criminalità mafiosa locale di insinuarsi nelle dinamiche degli stessi apparati istituzionali».
È la zona grigia, il «blocco sociale mafioso», che «non è la causa ma l'effetto di uno sviluppo economico inquinato e inquinante». Poi un passaggio è dedicato dal procuratore ai "poteri forti": «... lo scrivente può riferire di una percezione che gli è stata trasmessa, ripetutamente e costantemente, nei colloqui che ha avuto con numerosi esponenti delle istituzioni e della società civile: la percezione di una situazione di immobilismo e di declino, avvertita da alcuni come irreversibile. Questa situazione – al di là delle difficoltà di carattere generale che oggi riguardano il Paese –, potrebbe anche essere determinata dalla esistenza di poteri forti che esercitano tradizionalmente un controllo delle più importanti attività economiche, e che potrebbero scoraggiare quelle forme di antagonismo e di concorrenza che sono invece necessarie per produrre cambiamento e sviluppo. Alcuni esponenti delle istituzioni e della società civile hanno fatto anche un riferimento alla diffusa presenza, qui, della massoneria. In relazione a questa realtà, l'attenzione della Procura, in ragione della competenza istituzionale che le appartiene, è rivolta a verificare l'eventuale esistenza di deviazioni capaci di interferire con le regole di legge che governano l'azione delle istituzioni e l'economia».

Le "famiglie"
Parlando della fascia tirrenica, Lo Forte spiega: «Non si tratta di gruppi criminali mutevoli e contingenti legati a determinati personaggi, ma invece di una strutturazione che, così come avviene in provincia di Palermo, si basa su una scrupolosa ripartizione di competenze territoriali tra famiglie: la famiglia di Tortorici, la famiglia di Mistretta, la famiglia di Barcellona, la famiglia di Milazzo, la famiglia di Mazzarrà Sant'Andrea e la famiglia di Terme Vigliatore. Anche nel linguaggio che gli stessi mafiosi adoperano allorché vengono intercettati vien fuori una terminologia che scolpisce e rende visibile questa forma di strutturazione».

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