15 aprile 2011

''Ogni volta che muore una voce libera e' una perdita per tutti''





di Salvo Vitale - 15 aprile 2011

Avevamo deciso di invitarlo il 7 maggio a Cinisi, in occasione delle iniziative per ricordare il 33° anniversario della morte di Peppino Impastato prendendo occasione da un suo imminente rientro in Italia. Avevamo pensato di dargli uno spazio per parlarci della situazione nella striscia di Gaza e per mostrarci le sue diapositive dirompenti su tutto quello che giornalmente succede in questo angolo di mondo perennemente in guerra da ottanta anni.

Il suo intervento avrebbe dovuto svolgersi nell’ambito del forum “Mediterraneo, quale futuro?”, in cui avremmo tentato di dare uno sguardo su tutto quello che sta succedendo in questa parte del mondo agitata da guerre, rivolte, cambi repentini di regime, fondamentalismi , fanatismi, esodi di massa verso l’Europa, lotte neocoloniali, lotte di religione, lotte per il controllo delle risorse energetiche. Vittorio Arrigoni da tempo ha cercato di spostare l’attenzione italiana, attraverso il suo blog, attraverso i suoi articoli sul Manifesto, attraverso le sue fotografie sulla questione palestinese che, in certi momenti sembra essere dimenticata e che riesplode poi violentemente attraverso attentati palestinesi e raid israeliani di ritorsione.

Il suo libro “Gaza, restiamo umani”, tradotto in quattro lingue, è un documento puntuale e preciso sulle efferatezze che giornalmente avvengono in questo angolo scordato di mondo, dove gli israeliani sembrano essersi scordati tutto quello che hanno patito durante il nazismo.. Per quel poco che è stato reso noto, pare che a rapirlo sia stato un gruppo integralista salapita per chiedere ad partito di Hamas, che oggi amministra la striscia di Gaza, il rilascio di alcuni prigionieri. Era stato dato dai rapitori anche un ultimatum che scadeva alle 14 di oggi, ma stanotte, intorno alle due e mezza, è stata diffusa la notizia della morte del giornalista italiano, dopo che, alcune ore prima, era stata diffusa una sua immagine, col volto sanguinante e con il bavaglio. Il corpo è stato ritrovato, con le mani legate, nel corso di un blitz degli uomini di Hamas, i quali avrebbero arrestato due degli assassini.
La storia dei rapporti tra il mondo italiano e quello islamico, da Gaza all’Iraq, all’Afghanistan alla Libia è ricca di persone che hanno deciso di dedicare la loro vita alla cooperazione, all’informazione e all’assistenza in queste zone del mondo devastate da guerre, fame, fanatismi e che hanno pagato duramente il loro impegno.
Ci si chiede perché certa gente sceglie come bersaglio delle loro azioni i deboli, gli indifesi, coloro che cercano di aiutarli. In realtà tentare di dare una spiegazione a questi gesti con la mentalità degli occidentali non è facile. Si colpisce non tanto il nemico, ma chi è ideologicamente più vicino, considerato un nemico tanto quanto è nemico chi usa le armi o la politica, non si esita a mettere in gioco la propria vita e a sacrificarla in nome di una causa nella quale anche gli innocenti, gli uomini comuni, diventano carne da macello, la vigliaccheria viene scambiata per coraggio, pur di dare un segnale di ribellione e una velleitaria dimostrazione di forza.
Addio Vittorio. Ci mancheranno le tue immagini, documento della violenza di alcuni uomini su altri, le tue informazioni, il tuo coraggio di individuare e porre al centro del tuo impegno e della tua vita un problema come quello palestinese, attraverso cui passa la soluzione del resto dei problemi nel resto del mondo.
Ogni volta che muore una voce libera è una perdita per tutti. Ogni volta che viene ucciso un uomo che mette la sua vita al servizio dell’informazione viene uccisa una parte del nostro diritto di sapere e conoscere la verità.


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