1 aprile 2011

PREFETTI / NESSUNO E' PERFETTO


di Carlo G. Salvatori [ 30/03/2011]

Sono chiamati a sciogliere i consigli comunali infiltrati dalle mafie, ma anche a rilasciare pareri sulle scorte o a contrastare business sciagurati come quelli sui rifiuti tossici. Eppure capi e burocrati delle prefetture rispondono, per le loro carriere, proprio a quei politici di maggioranza sui quali molto spesso dovrebbero esercitare vigilanza. Un'anomalia cui fa seguito tutta una serie di promozioni proprio nelle terre maggiormente a rischio.

Le recenti indagini sul “bubbone rifiuti” che sta appestando Napoli e provincia mostrano uno scenario in cui da decenni operano a braccetto camorristi, imprenditori, politici e uomini dello Stato. Torna cosi' alla ribalta il ruolo delle “coperture” istituzionali, di quei terminali occulti che dentro i Palazzi favoriscono i business criminali. Non si tratta solo di politici o pubblici amministratori, ma spesso di burocrati dal volto coperto, in apparenza ineccepibili.
A volerla cercare, qualche indicazione la troviamo negli atti relativi alle diverse vicende giudiziarie. Per esempio, a dirla lunga sull'invasivita' del fenomeno e sul coinvolgimento di settori dello Stato, e' la notifica di chiusura indagini inoltrata l'8 novembre dello scorso anno dalla Procura di Napoli a burocrati e politici di primo piano: le accuse vanno dall'epidemia colposa all'omissione di atti d'ufficio e il tutto riguarda l'emergenza rifiuti che si abbatte' su Napoli nel 2008. Tra gli indagati Rosa Russo Iervolino, Antonio Bassolino e una sfilza di prefetti: Alessandro Pansa, Alfonso Noce, Vittorio Alfino, Antonio D'Acunto, Domenico Bagno (commissario straordinario di Pozzuoli), Giorgio Criscuolo, Gaetano Piccolella, Simonetta Zaccaro.

PREFETTI; IMPERFETTI
Ma che ci fanno tanti esponenti del Palazzo di Governo nelle vicende giudiziarie sui rifiuti? Il fenomeno, benche' spesso sottaciuto o scarsamente valutato, tocca invece un settore nevralgico della vita pubblica e, a ben guardare, risulta tutt'altro che inedito. Negli anni ‘90, per esempio, la magistratura napoletana pose sotto accusa politici e prefetti di Napoli per una inquietante vicenda di appalti nel settore della vigilanza privata che vedeva coinvolti, tra gli altri, l'allora senatore Carmine Mensorio, poi scomparso in circostanze mai del tutto chiarite. Piu' avanti, tra il 2000 e 2001, scattarono le manette per due prefetti e due vice prefetti nell'ambito dell'inchiesta sulle carcasse delle auto. In carcere fini' anche un avvocato ritenuto vicino ai servizi segreti e sodale di una loggia massonica segreta. E nel 2007 arriva il provvedimento di custodia cautelare ai domiciliari per un vice prefetto, sempre in relazione all'affare demolizione auto. Altri colleghi della prefettura casertana sono poi rimasti impigliati nelle indagini penali che vedono attualmente imputato il coordinatore campano del Pdl Nicola Cosentino con l'accusa di 416 bis.

I PATTI CON LA POLITICA
Ma perche' alcuni prefetti, cui per dettato costituzionale spetta il compito di agire con imparzialita', disciplina ed onore, arrivano ad intrattenere anomali legami con politici legati ad ambienti affaristico-criminali? «Per il loro peculiare status giuridico e contrattuale, i burocrati in carriera prefettizia - spiega un funzionario - se intendono ottenere promozioni o essere nominati prefetti, devono ricevere la ratifica del Consiglio dei Ministri. In pratica, se vogliono far carriera, i prefetti aspirano al gradimento dei politici di maggioranza, i quali a loro volta li pongono cosi' in una palese condizione di soggezione».
In Campania i leader della maggioranza di governo sono attualmente lo stesso Cosentino, e poi deputati come Vincenzo Nespoli, Mario Landolfi, Luigi Cesaro. Tutti nomi noti alla magistratura antimafia napoletana. «In una simile situazione - commenta un avvocato amministrativista - come possono i prefetti svolgere il loro compito con imparzialita', a cominciare dalle delicate attivita' che l'articolo 143 del decreto legislativo 267 del 2000 assegna loro in materia di infiltrazione mafiosa negli enti locali?».
Questo spiegherebbe anche le tante omissioni di alcune prefetture, comprese le vicende che conducono al disastro rifiuti.
Per legge gli enti del Governo sul territorio dovrebbero, ad esempio, avviare iniziative attraverso il comitato provinciale ordine e sicurezza pubblica (di cui fanno parte, oltre al prefetto, che lo presiede, i vertici di tutte le forze dell'ordine) per contrastare inerzie ed illegalita', imponendo ai vertici delle amministrazioni locali l'adozione di misure volte alla tutela della salute ed integrita' fisica dei cittadini, proprio in quegli ambiti gestionali dei rifiuti dove le connection fra politica e malavita organizzata realizzano i maggiori business.
«E cosi' - dice ancora il nostro funzionario - assistiamo ad un altro fenomeno: i prefetti o vice, ma anche burocrati delle piccole o grandi amministrazioni territoriali, in luogo di ricevere sanzioni per le loro inerzie o vere e proprie omerta', risultano particolarmente “graditi” a quegli stessi politici colpiti da inchieste penali, e ricevono fulminee promozioni dal Consiglio dei Ministri».
Inoltre sono le prefetture a dover decidere se attribuire, o meno, la scorta a tutela di magistrati esposti a rischio. Anche quando si tratta di pubblici ministeri impegnati in delicate indagini su esponenti politici della maggioranza.

ESCALATION IN PREFETTURA
Nel Casertano, la terra piu' martoriata dallo sversamento illegale di rifiuti tossici, nonche' feudo di Nicola Cosentino, non si registrano finora contestazioni ai funzionari della locale prefettura in merito alla inadeguatezza delle misure adottate per contrastare quei devastanti fenomeni.
Accade piuttosto il contrario. Vediamo una serie di promozioni avvenute recentemente: in quasi tutti i casi si tratta di funzionari non inquisiti ne' indagati, ma tutti in posizioni strategiche proprio negli stessi uffici prefettizi da cui non sono mai partite, in questi anni, attivita' incisive di contrasto alle attivita' illecite dell'affare rifiuti.
Su Franco Provolo, funzionario della prefettura casertana, si era soffermato Michele Orsi, titolare dell'impresa di rifiuti nell'orbita dei Casalesi, la Ecoquattro, prima di essere freddato dai killer. «Quanto alle mie richieste rivolte ai politici di interessarsi per il rilascio della certificazione antimafia - aveva verbalizzato Orsi - faccio presente che sollecitai direttamente l'onorevole Cosentino e, tramite Valente, Mario Landolfi. Cosentino mi diede assicurazioni sul fatto che si sarebbe interessato: ricordo che questi ebbe a chiamare telefonicamente, innanzi a me, il dottor Provolo (il viceprefetto, ndr), con il quale prese un appuntamento per avere dei chiarimenti».
Il dottor Provolo e' stato recentemente promosso vice prefetto vicario con destinazione L'Aquila. Nel capoluogo abruzzese va ad affiancare il prefetto Giovanna Iurato, indagata dalla Procura di Napoli in merito alla gara per l'allestimento del Cen, il Centro elaborazione dati della Polizia. Un appalto da 37 milioni di euro.
Il vice prefetto Geraldina Basilicata, capo di Gabinetto all'epoca delle infiltrazioni della camorra nella stessa Ecoquattro dei fratelli Orsi, e' stata recentemente promossa prefetto ed inviata come commissario dell'Asl a Lamezia Terme; il vice prefetto Vincenzo Panico, vicario della Prefettura di Caserta all'epoca in cui si consumavano gli episodi messi in luce dalla magistratura penale e riferiti alle vicende Landolfi e Cosentino, nel 2010 e' stato promosso prefetto di Crotone, dopo una breve esperienza alla Prefettura di Napoli.
Da Caserta sono passati negli ultimi anni i prefetti Giuseppe Urbano, Umberto Cimmino, Enzo Madonna, Paolo Orrei, Maria Elena Stasi (ora deputato del Pdl), i nolani Paolino Maddaloni (indagato dalla Dda di Napoli per turbativa d'asta, nonche' attuale prefetto di Frosinone), e Antonio Reppucci. Quest'ultimo, dopo aver operato presso la struttura capitanata da Guido Bertolaso per la gestione rifiuti, e' stato promosso prefetto di Catanzaro.
«In sostanza - e' il commento che si raccoglie negli ambienti del Viminale - la prefettura di Caserta nell'era Cosentino e' diventata un'autentica rampa di lancio.
Eppure proprio su quel territorio si sono consumati indisturbati i piu' inquietanti crimini ambientali, di matrice mafiosa e in commistione con la politica». E cosi', chi ha avuto la “fortuna” di fare esperienza presso un'istituzione casertana, come per incanto si ritrova prefetto. E' il caso di Attilio Visconti che a 49 anni, dopo essere stato presidente della commissione prefettizia di Gricignano d'Aversa (comune ad alta densita' criminale), e' stato promosso prefetto di Pesaro-Urbino.

L'ANOMALIA
I poteri dei prefetti riguardano la sicurezza dei cittadini, la valutazione sulle ingerenze criminali nei consigli comunali, il conferimento di provvidenze economiche per le vittime dell'usura e delle estorsioni, l'assegnazione delle scorte. Ed e' per questo che gia' in passato era stata segnalata l'esigenza che un organismo di tale rilevanza debba diventare autonomo ed indipendente.
A segnalare il pericolo dell'invasivo condizionamento della politica sui prefetti era stato il primo presidente della Repubblica italiana Luigi Einaudi che, nel corso di una seduta della costituente, cosi' tuonava: «Via i prefetti, via con tutti gli uffici, le loro dipendenze e ramificazioni! Nulla deve piu' essere lasciato in piedi di questa macchina centralizzata, nemmeno lo stambugio del portiere. Se lasciamo sopravvivere il portiere, presto accanto a lui sorgera' una fungaia di baracche e di capanne che si trasformeranno nel vecchio aduggiante palazzo del governo. Il prefetto se ne deve andare, con le radici, il tronco, i rami e le fronde».

Posta un commento

Avvertenze sul blog

SOSTIENI QUESTO BLOG - Adotta l'Informazione Libera Contribuisci alla libertà di essere informato bastano pochi euro e l'impegno di tutti. Anche 1 euro, grazie a tutti.

Sostieni questo blog, adotta l'informazione libera.


Scopo: Malgradotuttoblog
Questo blog, sostiene la libera e gratuita diffusione delle idee; è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. Tu sei libero di modificare ed usare a tuo piacimento tutti i contenuti presenti sul blog all' unica condizione di citarne la fonte.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7/3/2001.




...