12 aprile 2011

Slot machine, l’azzardo di Dell’Utri Jr

di Marco Lillo

Il partner prescelto per le videolottery dal figlio del senatore Pdl per i suoi affari milionari è Francesco Corallo, re dei casinò alle Antille.

Presto arriverà anche la roulette meccanica, senza croupier, come quella che c’è a Venezia e allora davvero sembrerà di stare in un piccolo casinò”. Il responsabile della sala piena di videolottery, appena inaugurata a Milano in viale Santa Rita, sogna a occhi aperti. Il giorno dopo le dichiarazioni di Silvio Berlusconi sull’apertura del casinò a Lampedusa dice al cronista: “É quella la direzione giusta. La società che gestisce questa sala ne vuole aprire una decina a Milano più altre in tutta Italia. Speriamo che il governo sblocchi i casinò…”. La società che gestisce questa sala piena di slot machines dell’ultima generazione, rischiose come quelle dei casinò, è di proprietà della Jackpot Game Srl dove Marco Dell’Utri, figlio di Marcello Dell’Utri, detiene il 40 per cento delle quote.

Il rampollo 29enne del senatore palermitano, dopo avere investito nella pubblicità, con la holding Adv, e nel cinema con la sua Finanziaria cinema, si è lanciato nel mercato che tira di più in questo momento: il gioco d’azzardo. Nel luglio scorso Dell’Utri Jr ha fondato la Jackpot Game Srl insieme al 36enne Antonio Cannalire (40 per cento delle quote anche lui) e alla 47enne Paola Migliavacca, con il restante 20 per cento. La prima sala giochi è stata aperta a Milano all’inizio dell’anno in via Filippino Lippi, zona viale Gran Sasso, ha dato ottimi risultati e così a metà marzo è stata inaugurata con un grande lancio pubblicitario questa seconda sala più grande di via Santa Rita. Una terza era prevista in via Paolo Sarpi nella Chinatown di Milano ma l’iter si è bloccato.

Dell’Utri jr e i suoi soci hanno deciso di puntare sulle nuove videolottery introdotte nel 2010 grazie al decreto Abruzzo. Vere e proprie slot machines in stile casinò, che possono essere installate solo nelle sale apposite (o in locali ampi e dedicati al gioco come i Bingo) che permettono di guadagnare fino a 5mila euro per giocata, fino a 50 mila euro in caso di jackpot di sala e fino a mezzo milione di euro in caso di jackpot nazionale. Niente a che vedere con le vecchie slot tuttora presenti nei bar che permettono di giocare solo due euro e di incassarne al massimo cento. Con le nuove vlt il vero gioco d’azzardo è arrivato nelle città, nei centri commerciali e nei cinema multisala dove i ragazzini trascorrono i loro sabati. Si gioca con le banconote e si vince (e perde) molto di più. Grazie soprattutto al miraggio dei jackpot sbandierati all’ingresso delle sale come trofei, il mercato delle vlt raddoppia ogni due mesi. La raccolta di ottobre del 2010 (primo mese di rilevazione) era poco più di un decimo rispetto ai mille miliardi di euro previsti per il mese di marzo.

Le videolottery delle sale della società di Dell’Utri Jr dovrebbero assommare a circa 150 unità. Una piccola cosa rispetto alle 15 mila vlt presenti oggi in Italia e alle 57 mila in via di installazione, ma comunque un buon punto di partenza. Una videolottery raccoglie in media 300 mila euro all’anno e, tolto il 90 per cento dell’incasso che torna in premio ai giocatori, la tassa del 2 per cento dello Stato e il guadagno del concessionario, resta comunque qualche milione di euro per la Jackpot game. Un guadagno destinato a moltiplicarsi per dieci insieme alle sale, se davvero Cannalire, Dell’Utri e soci riusciranno ad aprirle.

Il concessionario che fornisce le slot machines impiantate nelle Slottery Las Vegas di Dell’Utri junior, con il quale la Jackpot Game deve spartire i ricavi, è la Bplus (prima denominata Atlantis World), azienda leader nel settore, basata alle Antille olandesi e a Londra, della quale Il Fatto si è occupato in passato. Jackpot Game e Bplus fanno entrambe capo a “figli di” condannati celebri: se Marco Dell’Utri è figlio di Marcello, condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa, il titolare della Bplus è Francesco Corallo, figlio di Gaetano Corallo, arrestato per la scalata ai casinò con i suoi amici catanesi nei primi anni ottanta e condannato a sette anni per associazione a delinquere e oggi libero dopo avere scontato la sua pena. Entrambi i figli non c’entrano con le accuse ai padri. Marco Dell’Utri era un bambino all’epoca dei fatti e non è in affari con il padre senatore. Dell’Utri Jr non riveste cariche aziendali in Jackpot Game tanto che al Fatto risponde “Non so nulla. Scrivete quello che volete, io vi leggerò”.

Anche Francesco Corallo, come è stato raccontato dal Fatto Quotidiano, non ha nulla a che fare con il padre da molti anni. Per due volte è stato indagato per il sospetto di legami con narcotrafficanti e riciclatori ma in entrambi i casi è stato archiviato nel 2000 e nel 2010 su richiesta della Procura di Roma. Corallo è oggi un imprenditore incensurato e rispettato sia nel sistema dei giochi che nel mondo bancario e politico. Dopo avere aperto cinque casinò nei Caraibi, è tornato a fare affari in Italia nel 2004, diventando in pochi anni con la sua Bplus (un tempo denominata Atlantis World) il re di uno dei mercati più floridi dell’economia italiana: quello delle slot machines che vale 30,3 miliardi di raccolta nelle vecchie slot machines ai quali bisogna aggiungere altri 10 miliardi derivanti dalle vlt.

Al confronto delle dimensioni da colosso Bplus, la neonata Jackpot Game impallidisce. Alla sala di viale Santa Rita a Milano però dicono: “A Milano vorremmo aprire dieci sale e altre ancora nel resto d’Italia”, dice il direttore.

Le due sale milanesi Slottery Las Vegas hanno un’aria lussuosa, stile Las Vegas. Molti giocatori vengono a bere e si fanno coccolare dalle hostess che portano i drink sui puff di velluto e pelle dorata. Altri giocano mentre sbirciano le partite su Sky. Il servizio del bar sembra quello di un albergo internazionale. Le belle cameriere offrono da bere gratuitamente e portano il caffè sul posto di gioco sorridendo con maggiore entusiasmo ai frequentatori più incalliti. A pranzo la Slottery Las Vegas di Dell’Utri Jr, Cannalire e Migliavacca è presa d’assalto dagli impiegati in pausa pranzo allettati da un’offerta imperdibile: sette euro per mangiare e giocare con un bonus di pari valore gratuito da spendere alle videolottery.
Quando, tra pochi giorni, arriverà la roulette meccanica con tanto di pallina che gira, rosso e nero, pari e dispari, i giocatori potranno finalmente puntare il loro numero seduti al tavolo come nel casinò. Mancherà solo il croupier per sentirsi davvero a Las Vegas. Per quello però bisognerà aspettare una legge sui casinò e sperare nell’intervento di San Silvio, protettore del gioco d’azzardo.

da Il Fatto Quotidiano del 10 aprile 2011

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