21 luglio 2011

Mafia nella Palermo bene Perché Albanese ha ragione



di Antonio Ingroia 20 luglio 2011

Le recenti dichiarazioni di Alessandro Albanese secondo cui la Palermo peggiore è in via Libertà sono state come un sasso nello stagno. Una provocazione, che ha indubbiamente scatenato reazioni di vario tipo, ma che, specie dopo i chiarimenti del presidente di Confindustria Palermo, sembrano avere colto nel segno cogliendo il nodo odierno della questione mafia. Quando diciamo da anni che dalle nostre indagini ed analisi emerge il nuovo volto della mafia, che è soprattutto mafia finanziaria, mafia degli affari, quando diciamo che la mafia oggi è più civile, quando diciamo che la mafia è tornata nei salotti palermitani, intendiamo dire proprio questo. Intendiamo dire che, chiusa la parentesi buia della stagione di sangue dei corleonesi, chiusa la stagione della politica a colpi di bombe, omicidi eccellenti e stragi, chiusa la stagione del protagonismo politico-criminale della mafia, se ne è inaugurata una nuova, in cui gli affari sono il nuovo credo mafioso, sull’altare dei quali può essere sacrificato tutto. E se abbiamo una mafia degli affari, quello che più conta sono gli affari di mafia. Se così è, quel che più preoccupa è il verificarsi di una saldatura fra interessi criminali ed interessi leciti, proprio sul terreno degli affari dove i vari interessi di natura ed origine eterogenea si incrociano.
In questo contesto, allora, diventa più che comprensibile la preoccupazione dei settori più avvertiti, consapevoli e lungimiranti dell’imprenditoria sana della nostra isola che lanciano l’allarme e dichiarano intransigenza. Un’intransigenza che a volte può sembrare ingenerosa nella sua apparente generalizzazione. Ma è chiaro che si tratta di provocazioni che tuttavia colgono nel segno.
Se la mafia oggi è più civile e meno sanguinaria, se si infiltra più facilmente nella Palermo bene e torna ad essere ammessa nei salotti dell’economia, della finanza e della politica non è un caso.
È in corso da un pezzo un processo di evoluzione (o, meglio dovremmo dire, di involuzione) del sistema mafioso dove la cosiddetta “borghesia mafiosa” prende sempre più il sopravvento, entrando a far parte della struttura criminale ed assumendo anche ruoli di vertice nella sua scala gerarchica interna. Un processo di compenetrazione di interessi. Mentre prima quella stessa borghesia mafiosa operava in modo collaterale e contiguo, oggi è sempre più compenetrata, intranea.E non solo. C’è un altro aspetto da considerare. Non c’è dubbio che la mafia viene alimentata da due direzioni e in due postazioni della nostra società. A monte e a valle, in cima e alla base della gerarchia sociale. Allo Zen come in via Libertà. Ma quali sono le alternative che ha il giovane disoccupato dello Zen? Purtroppo, spesso il sistema mafioso è l’unico che gli propone chance di vita, e perfino di ascesa sociale, seppur attraverso la mediazione del crimine e della violenza. Ed il ricco commerciante o imprenditore dei salotti bene di Palermo non ha forse ben più alternative? Non è forse giusto essere sempre meno indulgenti con chi ha altre opportunità, ed invece spesso finisce per abbracciare il sistema mafioso, con il comodo alibi dell’intimidazione ed invece per ragioni di pura convenienza?Certo, da nessuno si possono pretendere atti di eroismo, ma oggi non siamo più ai tempi di Libero Grassi, la società palermitana è cambiata e le istituzioni pure. Ribellarsi al sistema mafioso si può. Cacciare la mafia e la borghesia mafiosa dai salotti bene della città si deve.
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