7 luglio 2011

Messina - Colpo alla criminalità organizzata, la mafia barcellonese in ginocchio

foto Daniele Andaloro


di Francesco Torre

“Gotha” e “Pozzo 2” le inchieste condotte dalla Direzione investigativa antimafia e dai Carabinieri. Sequestro preventivo per beni dal valore di 150 milioni di euro e 24 arrestati

MESSINA – Ventiquattro arresti e 150 milioni di euro in beni sottoposti a sequestro preventivo. Questo il risultato immediato del doppio blitz della Direzione investigativa antimafia e dei Carabinieri che nei giorni scorsi ha letteralmente messo in ginocchio la criminalità organizzata del messinese.
“Gotha” e “Pozzo 2” i nomi delle inchieste condotte la prima dai militari del Ros con il Comando provinciale della Dia, la seconda dai Carabinieri, e basate sulle ricostruzioni dei due maxipentiti Carmelo Bisognano e Santo Gullo.

Associazione mafiosa, omicidio, estorsione, porto e detenzione abusiva di armi, intestazione fittizia di beni e numerosi altri delitti, con in più l’aggravante delle finalità mafiose. Queste le accuse mosse dalla Procura di Messina agli indagati. Ma ciò che rende le recenti operazioni una vera e propria svolta nella lotta alle organizzazioni mafiose della provincia è la precisa e affidabile descrizione fornita da Gullo e riportata dal gip Ignazitto della Cupola nella fascia tirrenica, a partire dalla divisione in tre frange, avvenuta tra il 2005 e il 2006. “Attualmente l’organigramma della criminalità barcellonese è così delineato: un gruppo è riconducibile a D’Amico Carmelo (…); un altro fa capo a Rao Giovanni e Barresi Filippo (…); quello dei mazzaroti fa capo a Calabrese Tindaro”.

Numerosi i riscontri effettuati dagli inquirenti su quanto snocciolato con dovizia di particolari dai due collaboratori di giustizia: non solo informazioni sulla raccolta di denaro sporco e sulle gerarchie mafiose ma anche aneddoti privati come quello del Rolex acquistato dalla cosca al figlio di Sem Di Salvo perché il padre si trovava in carcere. E infine gli efferati omicidi, per i quali ancora si scava a Basicò e Tripi in cerca di cadaveri. Oltre ovviamente alla lunghissima lista delle società gestite direttamente e indirettamente dalla mafia e quella delle ditte costrette a pagare il pizzo.

Sorprende oggettivamente, nell’ambito delle inchieste condotte dalla Procura, l’assenza di accenni ai rapporti tra le cosche e la politica, ma il quadro è in continua evoluzione e non sono da escludersi altre sorprese, anche in relazione ad alcuni delitti eccellenti, come quello di Attilio Manca. I segreti della mafia barcellonese, insomma, rischiano di dischiudersi facendo emergere ciò che neanche il vaso di Pandora poteva contenere.


Focus. L’assetto e i numeri dell’organizzazione

MESSINA – “Al vertice i ‘vecchi’, dediti agli aspetti imprenditoriali e finanziari.
Sotto la rete delle attività estorsive, basata sulla stretta osservanza di regole tipiche di Cosa nostra, quali competenze territoriali e referenti esterni. Poi la struttura militare, che oggi fa capo a Carmelo D’Amico”. Ecco l’assetto della mafia barcellonese illustrato alla stampa dal procuratore capo Guido Lo Forte.
Nell’ambito dell’inchiesta “Gotha” sono stati in tutto 21 gli indagati, 18 quelli per cui il gip Walter Ignazitto ha disposto la custodia in carcere. Per la “Pozzo 2”, invece, gli indagati sono stati 27, ma solo per 12 il gip Massimiliano Micali ha ordinato la custodia in carcere, rigettandola per tutti gli altri.
In tabella, l’elenco degli inquisiti raggiunti da provvedimento di custodia cautelare in carcere.


Articolo pubblicato il 06 luglio 2011 fonte: http://www.qds.it/
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