10 febbraio 2012

Le vendite esecutive e fallimentari fanno sempre più gola alle mafie nonostante i paletti legislativi


di Roberto Galullo 10 FEBBRAIO 2012

Le vendite nelle esecuzioni forzate individuali e nelle procedure concorsuali rappresentano un terreno particolarmente sensibile alle interferenze della criminalità organizzata, il cui obiettivo è di appropriarsi, con ogni mezzo, dei beni esecutati a prezzi vili, alterando il corretto funzionamento delle procedure di vendita.

E’ quanto emerge dalla recentissima relazione della Commissione parlamentare antimafia di cui da giorni sto scrivendo, sulle infiltrazioni nel mondo dell’economia (si vedano articoli in archivio).

Le recenti riforme legislative hanno cercato di ridurre l’impatto e gli effetti delle cosiddette turbative d’asta, puntando, oltre che sulla legalità, anche sull’efficienza delle procedure di vendita, delle quali hanno potenziato le possibilità di relazionarsi con il mercato, anche attraverso un uso esteso della rete internet e delle tecnologie telematiche. Si è al contempo assistito al potenziamento della competitività nelle procedure di selezione dell’aggiudicatario alla vendita forzata, favorendo al massimo l’apertura delle libere gare al rialzo.

Sul versante della vendita forzata nell’esecuzione singolare, le riforme della legge esecutiva degli anni 2005-2010 (leggi n. 80 del 2005, 53 del 2006 e 24 del 2010) hanno ampliato il ricorso allo strumento della vendita senza l’incanto, attraverso il sistema delle offerte con busta chiusa e con adeguata protezione della relativa segretezza. La razionalizzazione della fase delle offerte ha imposto una disciplina più accurata delle modalità di presentazione, modificando le soglie di valore sotto le quali non si può far luogo alla vendita ed allargando la platea dei possibili offerenti.

Le riforme hanno rafforzato la trasparenza e la contendibilità delle procedure di vendita, puntando su un più largo utilizzo degli strumenti di diffusione pubblicitaria (anche attraverso la rete Internet), con l’intento di favorire l’accesso alla vendita ad una platea di utenti più vasta, limitando il rischio di turbative. In questo quadro vanno anche collocate le norme finalizzate a consentire che gli acquisti in sede esecutiva siano supportati da finanziamento bancario e coordinati alla procedura di erogazione del finanziamento, senza rischio per la banca o l’intermediario.

Le riforme (decreti legislativi n. 5 del 2006 e n. 169 del 2007) hanno, inoltre, inciso sulla disciplina delle vendite fallimentari, prevedendo che queste ultime, nonché gli altri atti posti in essere in esecuzione del programma di liquidazione, siano effettuati dal curatore tramite procedure competitive anche avvalendosi di soggetti specializzati, sulla base di stime effettuate, salvo il caso di beni di modesto valore, da parte di operatori esperti, assicurando, con adeguate forme di pubblicità, la massima informazione e partecipazione degli interessati (nuovo testo dell’articolo 107 delle legge fallimentare).

Ciò dovrebbe consentire alle curatele l’uso di una gamma flessibile di strumenti di selezione del contraente, sia adottando (in presenza di beni di modesto valore) il sistema della vendita a trattativa privata, sia ricorrendo a procedure di vendita più o meno strutturate, ma sempre su base competitiva, adeguatamente supportate da una fase esplorativa, che preveda l’adozione di efficaci forme di pubblicità.

Il giudice delegato, nell’esercizio dei suoi poteri di sorveglianza, può, su istanza del fallito, del comitato dei creditori o di altri interessati, previo parere dello stesso comitato dei creditori, sospendere, con decreto motivato, le operazioni di vendita, qualora ricorrano gravi e giustificati motivi, nonché impedire il perfezionamento della vendita quando il prezzo offerto risulti notevolmente inferiore a quello giusto, tenuto conto delle condizioni di mercato.

Verrebbe da dire: tutto bello tutto giusto. L’operazione (normativa) è perfettamente riuscita ma il cliente (i beni) sono morti (ossia spesso rimangono o transitano nelle mani sbagliate).

Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che periodicamente (e con frequenza sempre maggiore) i giornali locali sono pieni di cronache sulle indagini che – da Nord a Sud – riguardano le vendite esecutive e fallimentari.


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