2 aprile 2012

La sanità pubblica, consenso sociale e paese di bengodi per le mafie


“Il dottor Giuseppe Guttadauro, medico chirurgo, fino al 2012, anno del suo arresto, fu il capo del mandamento di Brancaccio, il mandamento – per intenderci - ereditato dai fratelli Graviano, la crème di Cosa Nostra.
Durante il giorno riceveva colleghi medici e uomini politici per gestire la sanità, pubblica e privata, decidendo nomine di primari, candidature elettorali e indirizzando i flussi del finanziamento pubblico; la notte incontrava gli uomini d’onore per gestire gli affari di Cosa Nostra.
La storia dei rapporti fra sanità e mafia non è recente; è una storia antica, sulla quale riflettere. I mafiosi da sempre hanno guardato alla sanità come un campo da controllare, coltivare, e nel quale investire risorse finanziare e umane. Molte società, in questo settore, sono state costituite dalla mafia e diversi medici sono stati mafiosi, o addirittura capimafia. Dal capofamiglia di Corleone, il medico di paese Michele Navarra, che i “quattro dell’apocalisse” – Luciano Liggio, Totò Riina, Bernardo Provenzano e Leoluca Bagarella – uccisero per prenderne il posto, fino ai medici-politici come il dottor Giuseppe Barbaccia o l’analista Gioacchino Pennino.

Perché questa specializzazione? Perché la mafia guarda alla sanità come a un paese di bengodi, o a una terra promessa? Più persino della droga, il ramo più lucroso del business delle organizzazioni criminali internazionali. La sanità, considerata nel suo complesso, rappresenta un catalizzatore e un moltiplicatore dei fattori che determinano il dominio territoriale di Cosa Nostra. Un’organizzazione criminale che, per i suoi scopi, ha sempre fatto leva non solo sugli strumenti militari, ma anche su quelli dell’influenza e del “consenso” sociale.

Attraverso il bene primario della sanità si “muovono”, a partire dai cittadini stessi interessati nella loro totalità, ingenti risorse finanziarie pubbliche da allocare, risorse umane di considerevole entità da sistemare, a tutti i livelli della piramide organizzativa; si attivano “concorsi esterni” politico–istituzionali, complicità politico-amministrative, clientelismo, connivenze, voti di scambio e condizionamenti in occasione delle consultazioni elettorali. E via dicendo. Un vero paese di bengodi, o terra promessa, che la mafia conquista con un seguito di compagni di viaggio riccamente assortito.”

dal libro "Nel labirinto degli dèi" Storie di mafia e antimafia 2010 scritto da ANTONIO INGROIA procuratore aggiunto della Procura distrettuale antimafia di Palermo
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