18 luglio 2012

La paura del potere

mancino-napolitano

di Giorgio Bongiovanni - 17 luglio 2012
Se il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in maniera spropositata e arrogante cerca di usare tutto il potere che la Costituzione gli conferisce tentando disperatamente di mettere sotto accusa la procura di Palermo e in particolare quei magistrati che stanno indagando sulla ormai certa, drammatica e criminale trattativa tra mafia e Stato significa che la nostra democrazia sta morendo. Questa azione scellerata racchiude in sé due significati: innanzitutto il tentativo di non fare capire niente all’opinione pubblica di quello che sta succedendo. In secondo luogo una siffatta strategia studiata a tavolino vuol significare che il Presidente della Repubblica, come ha detto giustamente Salvatore Borsellino, ha paura che l’opinione pubblica ascolti il suo dialogo con Nicola Mancino.

Al di là di qualsivoglia immunità la prima carica dello Stato deve rispondere ai cittadini italiani: di cosa ha parlato con Mancino? Probabilmente nulla di penalmente rilevante, ma è quasi scontato che il Presidente Napolitano non ha ammonito severamente Mancino per averlo interpellato su un’indagine in merito alla quale il primo cittadino italiano non ha alcuna qualifica per rispondere . Napolitano si sarebbe dovuto rivolgere semmai a Mancino con tutt’altro atteggiamento orientativamente di questo tenore: “come ti permetti di interferire? Io sono colui che tutela i magistrati, non li intralcio nelle inchieste, io sono il garante della loro indipendenza! Fatti difendere da un avvocato se sei innocente o se ti senti perseguitato. Cos’hai da nascondere? Perché mi cerchi, perché mi chiedi di intervenire?”. Potremo mai credere che il Presidente della Repubblica abbia mai avuto una simile conversazione con l’ex ministro dell’interno? A fronte delle sue scomposte reazioni è decisamente poco plausibile. Qualsiasi altra risposta abbia potuto dare Napolitano a Mancino, al di là della poco o nulla rilevanza penale, è certo che essa rappresenta: omertà, debolezza e copertura nei confronti di un ex potente indagato nell’inchiesta tra le più importanti della storia d’Italia, inchiesta che riguarda la “trattativa” tra Stato e mafia, un accordo criminale che ha determinato l’accelerazione della strage di via D’Amelio, che ha causato la morte del giudice Borsellino, dei suoi cinque agenti di scorta e di tutti quei martiri che sono caduti successivamente nelle stragi del ’93 sotto il tritolo utilizzato dalla furia mafiosa in accordo con il potere politico-istituzionale. Ci indigna inoltre che il presidente Napolitano non prenda le distanze da un personaggio iscritto alla loggia più criminale e assassina mai esistita in Italia: la P2. Mi riferisco all’on. Fabrizio Cicchitto che con i suoi deliri ha avallato l’azione del Quirinale prendendo spunto per attaccare nuovamente il pm Antonio Ingroia e i suoi colleghi che indagano sulla “trattativa”. Ma il Presidente Napolitano e l’onorevole Cicchitto hanno mai letto i risultati della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica criminale Propaganda 2, della quale ha fatto parte, come affiliato, il signor Fabrizio Cicchitto? Hanno mai letto nei “Diari” di Tina Anselmi come la stessa definiva la P2? Perché ancora questi personaggi fanno parte indegnamente del nostro Parlamento? Che cosa si vuole nascondere con determinate azioni mirate a delegittimare e a sovraesporre i magistrati antimafia?
L’azione del Capo dello Stato contro la procura di Palermo rivela la parte più oscura di un Paese civile. Che mai come questa volta deve dimostrare di avere a cuore il futuro della nostra democrazia. Prima che sia troppo tardi.

fonte: antimafiaduemila.com

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