3 luglio 2012

Sicilia, miseria e miliardi



Giuseppe Fava isiciliani.it luglio 2012

Ma la Sicilia è povera o ricca? Che c’entrano con la politica – e con la vita dei siciliani – le banche? Come vengono usati (e quando) i finan­ziamenti regionali? Una volta…

“Eccellenza presidente e illustrissimi signori della corte, gentili cittadini che ascoltate con tanta attenzione ed ai quali è giusto che anche mi rivol­ga, essendoché la giustizia si fa in nome del popolo, consentitemi un breve, illuminante apologo finanzia­rio.

Prendiamo una grande somma di denaro, poniamo seimila miliardi, cioè sei milioni di milioni, e mettia­mola a disposizione di un grande ente pubblico, per esempio la Regione si­ciliana, che ha responsabilità d’ammi­nistrare politicamente cinque milioni di persone. Seimila miliardi suddivisi in sei esercizi finanziari, consentono una disponibilità di spesa di mille mi­liardi l’anno.

Orbene, poiché il costo medio del lavoro per un operaio, un buon opera­io qualificato, è di circa quindici mi­lioni l’anno, si avrebbe la fantastica possibilità di garantire lavoro di alta dignità ed eccellente remunerazione a ben sessantaseimilacinquecentoses­santasei cittadini siciliani attualmente disoccupati, il lavoro dei quali, a sua volta, consentirebbe di costruire in Sicilia opere pubbliche fondamentali, la cui mancanza relega questa nobile regione al rango di terzo mondo colo­niale, cioè bacini idrici e dighe per l’irrigazione delle terre, nuove strade e autostrade, grandi ospedali moder­ni, impianti sportivi e turistici in ogni parte dell’isola, e tutto questo per sei anni consecutivi, trasforman­do prodi­giosamente il volto della re­gione e salvando dalla miseria, dalla emigra­zione e dalla dilagante voca­zione cri­minale gran parte di quei fra­telli sici­liani, la cui disperazione am­morba tragicamente la vita sociale [...]

Ebbene, nei sotterranei di alcune grandi banche siciliane, sono conge­lati ben seimila miliardi di residui passivi della Regione, cioè avanzi di bilancio e somme che la stessa Regio­ne, dice per mancanza di progetti, dice per errori e ritardi burocratici, non è riuscita a spendere.

E allora signori giudici, che avete fatto trascinare qui in catene codesto uomo, sol perché candidamente ac­cetta nei suoi piccoli forzieri privati denaro proveniente talvolta da crimi­ni, contrabbandi, sequestri, quale rea­to vorrete imputare alle grandi ban­che, e naturalmente ai governanti del­la Regione, per questa follia, questa demenza politica, questo incredibile crimine di sottrarre seimila miliardi al bisogno, alla fame, alla disperazione, alla infelicità, al dolore, al diritto umano… diritto, signor presidente, di­ritto perdio… di un’infinità di siciliani che, dal giusto impiego di quel dena­ro, potrebbero finalmente trovare sal­vezza per le loro vite… e lasciare in­vece che quelle montagne di denaro putrefacciano nei sotterranei delle banche… “

(da “Arringa in difesa di un cavalie­re mafioso”, ottobre 1983)
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