16 novembre 2012

REGGIO, IL PROCESSO AL PROCURATORE GENERALE DI MESSINA. LA PROCURA CHIEDE TRE MESI DI RECLUSIONE PER IL MAGISTRATO: IMPRESSIONI D’UDIENZA DAL PROCESSO CASSATA/14

[Franco Antonio Cassata, foto]
[fonte foto]

Fino ad oggi era l’unico Procuratore generale d’Italia imputato; ma da oggi è l’unico Procuratore generale d’Italia a rischiare una pena detentiva. 

La Procura della Repubblica di Reggio Calabria, infatti, stamattina ha chiesto che Antonio Franco Cassata, ancora non si sa per quanto Procuratore generale di Messina, sia condannato alla pena di tre mesi di reclusione in quanto colpevole del delitto di diffamazione pluriaggravata in danno della memoria di Adolfo Parmaliana. È stato Cassata, hanno concluso i pubblici ministeri di Reggio Calabria, a ordinare la diffusione del vergognoso dossier anonimo colmo di vomitevoli infamie contro la memoria dell’indimenticato professore morto suicida il 2 ottobre 2008 e lo ha fatto con l’aggravante dei motivi abietti, perché mosso da spirito di vendetta contro l’ultima lettera di Adolfo, vero e proprio atto di accusa contro “la magistratura messinese/barcellonese”

Oggi chi scrive queste righe, per la prima volta, non è stato presente in udienza ma ha ragione di ritenere che Adolfo gli avrebbe perdonato l’assenza, dovuta solo alla contemporanea presenza che ha dovuto garantire per qualche tempo innanzi a un giudice del riesame e soprattutto per il resto della giornata alla necessità di partecipare all’udienza preliminare del processo per la “trattativa Stato-mafia” quale difensore di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo. Dopo l’intervento del pubblico ministero, è intervenuto l’avv. Biagio Parmaliana che, nell’insistere nella richiesta di condanna di Cassata, ne ha tracciato un adeguato quadro biografico. Dopo di lui, con inversione dell’ordine naturale del processo, ha concluso uno dei due difensori dell’imputato Cassata. Naturalmente, a differenza dei primi due interventi, ha chiesto l’assoluzione di Cassata, argomentando con l’irragionevolezza del comportamento del suo assistito, ove fosse stato il corvo del dossier anonimo, a tenere nella sua vetrinetta in ufficio le copie originali del dossier, prive del timbro del protocollo.

Certo, se la logica fosse l’unica molla che muove il mondo, la tesi di quel difensore avrebbe un senso. Ma in quella casamadre dell’oscurantismo che è la Messina (anzi, la Barcellona Pozzo di Gotto) che per decenni ha covato l’impunità del potere. È stato il delirio di impunità, rovescio della medaglia del delirio di onnipotenza, a far commettere quella scivolata al dr. Cassata. Del resto, la storia ridonda di similari esempi celebri. Quest’ultima affermazione prendetela come un anticipo delle conclusioni che al sottoscritto, così come all’altra collega che difende le parti civili, toccherà di proporre al Giudice di pace di Reggio Calabria, dr.ssa Lucia Spinella, alla prossima udienza, il 29 novembre prossimo. 

Fabio Repici 15/11/2012

fonte: enricodigiacomo.org
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