14 luglio 2013

Ingroia a Milazzo. La rivoluzione civile continua



di Tonino Cafeo - 13 luglio 2013 

“Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. [ …] io so ma non ho le prove” … 

Le celebri parole di Pier Paolo Pasolini, affidate alla voce di una giovane attrice, hanno aperto a Milazzo, nel Duomo antico all’interno del Castello, la presentazione dell’ultimo libro di Antonio Ingroia, Io so, scritto con i giornalisti Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza e pubblicato da Chiarelettere. L’incontro con l’ormai ex magistrato della Procura di Palermo è stato voluto dagli attivisti messinesi del suo movimento politico Azione Civile e da diverse associazioni antimafia che operano nel territorio di Milazzo e Barcellona P.G., a partire dall’Associazione Amici di Attilio Manca, ed è servito non solo a ricordare il contributo determinante di Antonio Ingroia alle indagini sulla strategia stragista di Cosa Nostra del biennio ’92-’ 93 e sulla trattativa Stato-mafia, ma anche a fare il punto su mafia e antimafia in provincia di Messina alla luce delle inchieste più recenti e, soprattutto, dei cambiamenti politici che hanno interessato i comuni di Messina e Barcellona nell’ultimo anno e mezzo. Ad interloquire con il magistrato palermitano e con Gianluca Manca, fratello dell’urologo Attilio, assassinato in circostanze misteriose da uomini di Cosa Nostra, c’erano infatti cronisti come Antonio Mazzeo - da anni memoria storica dell’antimafia peloritana- e il nostro direttore Elisabetta Raffa, ma soprattutto il nuovo sindaco di Messina Renato Accorinti e il primo cittadino del Longano Maria Teresa Collica

Io so è una puntuale ricostruzione delle inchieste condotte dalla Procura di Palermo sulle stragi di Capaci e via d’Amelio e sui rapporti, mai chiariti fino in fondo, fra pezzi importanti delle istituzioni e gli uomini di Cosa Nostra negli anni cruciali di passaggio fra la Prima e la Seconda Repubblica. La cosiddetta trattativa, che avrebbe dovuto assicurare una tregua fra poteri pubblici e poteri criminali e che , secondo le parole dell’ex Procuratore, è un elemento fondamentale per comprendere la genesi di quella classe dirigente che ha dominato incontrastata nell’ultimo ventennio, caratterizzandosi per una profonda insofferenza nei confronti del principio di legalità e delle garanzie costituzionali. “Abbiamo avuto uno stato che ha deliberatamente deciso di concludere una tregua con i poteri criminali. E’ cosa diversa dai semplici rapporti di singoli uomini delle istituzioni con Cosa Nostra” ha denunciato Ingroia. “Questo scandalo è emerso perché, per fortuna, ci sono state e ci sono persone che praticano l’etica dell’intransigenza. Persone come Paolo Borsellino, che hanno pagato con la vita la coerenza con i propri principi e l’opposizione ad ogni compromesso fra mafia e politica”. 

E’ toccato ad Antonio Mazzeo ricordare il ruolo strategico che le mafie messinese e barcellonese hanno giocato in questo snodo della storia nazionale. “Il nome di Rosario Pio Cattafi ricorre spesso nelle inchieste della Procura di Palermo - ha sottolineato l’autore de I padrini del Ponte . Si tratta della figura che ha fatto fare il salto di qualità alle famiglie barcellonesi, garantendo una serie di relazioni ad alto livello con il mondo della finanza e della politica. I collaboratori di giustizia ne parlano come di un ufficiale di collegamento con i settori deviati dei servizi segreti e delle forze dell’ordine -ha proseguito Mazzeo. Le sue oscure dichiarazioni dal 41 bis, che mirano a gettar fango su uomini dell’antimafia come Fabio Repici, devono allarmarci e tenere desta la nostra attenzione. Esse segnalano il rischio reale che la strategia di occultamento della verità sulle stragi del ’92-’93 denunciata da Ingroia, sia ancora pienamente operativa. Rischiamo un nuovo golpe strisciante. Un’ulteriore riduzione dei diritti e delle garanzie costituzionali, spacciata per grande riforma delle istituzioni, in parallelo con nuove cosiddette riforme economiche e con la militarizzazione dei territori” 

Elisabetta Raffa ha invece fatto una riflessione sugli interessi economici delle mafie. “Chi segue l’economia sulle colonne dei quotidiani ha il compito di vigilare sui flussi di denaro che attraversano il nostro territorio e segnalare ogni possibile anomalia -ha detto. Leggere con attenzione le carte è servito ad attirare l’attenzione sugli interessi criminali rispetto a megaprogetti come quello del parco commerciale di Barcellona PG, ma anche a comprendere e far comprendere i collegamenti tra notizie di economia apparentemente rilevanti solo per gli addetti ai lavori e interessi oscuri”. 

Come si può reagire rispetto a tutto questo? La risposta di Antonio Ingroia è, anche questa volta, senza mezzi termini. “Il muro di gomma che impedisce di stabilire una verità giudiziaria sulle stragi e sulle loro conseguenze non è superabile con i soli processi. E allora noi dobbiamo aggirarlo con il sostegno dei cittadini. Occorre una mobilitazione dal basso per costruire verità e giustizia, che agisca per contagio, territorio per territorio, innanzitutto per ripristinare quelle condizioni di democrazia reale oggi espropriate dalle èlites anche grazie a una legge elettorale ingiusta e di dubbia costituzionalità” L’appello di Ingroia è stato idealmente raccolto dai due sindaci presenti. Per Renato Accorinti, che ha ripreso le note parole di Danilo Dolci, la mafia si sconfigge innanzitutto “con un esercito di maestri elementari” e con la pratica diffusa della democrazia e dell’impegno civile. “Mai prima d’ora a Messina - ha raccontato- si era vista una così forte voglia di partecipare ad un cambiamento percepito finalmente come possibile. Io e i miei assessori non siamo supereroi. Se siamo in grado di trasmettere questo desiderio di giustizia , di legalità, di una politica diversa, dalla parte di quelli che sono stati sempre umiliati, lo dobbiamo alla forza che ha l’esempio concreto. La gente sta toccando con mano la possibilità reale che le cose non siano più come prima.” 

Anche il sindaco di Barcellona Maria Teresa Collica, è convinta che quest’ultimo sia il nodo cruciale. “Chi l’avrebbe mai detto anche solo un anno e mezzo fa? - si è chiesta. Noi che denunciavamo gli interessi criminali sul progetto di parco commerciale eravamo additati come nemici del lavoro e dello sviluppo. Adesso Rosario Pio Cattafi è al 41 bis e io sono il sindaco. Ma non bisogna abbassare la guardia. Gli eventi criminosi dello scorso inverno ci dicono che le famiglie mafiose sono alla ricerca di nuovi equilibri, preoccupate di quello che può succedere”. Le recentissime operazioni di Polizia condotte a Barcellona stanno facendo luce sulle nuove leve delle cosche barcellonesi, pesci piccoli che però potrebbero tentare un ulteriore salto di qualità. “Ad ogni modo - ha osservato Collica- non occorre attendere le sentenze passate in giudicato per farsi un’idea del contesto in cui si vive e si agisce. La politica ha il dovere di indicar con l’esempio ai cittadini che il giudizio etico viene prima di ogni altro e che bisogna tirare diritto senza paura di critiche e maldicenze” . messina.sicilians.it
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