11 luglio 2013

LE INDAGINI, I NOMI, LE FOTO, IL VIDEO – MESSINA, OPERAZIONE GOTHA 4 CONTRO LA MAFIA BARCELLONESE: Omicidi, rapine, estorsioni. 35 arresti


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TUTTI GLI ARRESTATI Ecco il comunicato ufficiale fornito dal comando provinciale dei Carabinieri di Messina. Nella mattinata odierna, in diverse località della provincia di Messina, i Carabinieri del R.O.S., del Comando Provinciale e della Compagnia Carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto, insieme a personale della Polizia di Stato della Squadra Mobile di Messina e del Commissariato di Barcellona Pozzo di Gotto, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del locale Tribunale, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia, nei confronti di trentacinque indagati per associazione mafiosa, estorsione, rapina, omicidio, detenzione di armi e munizionamento ed altri delitti aggravati dalle finalità mafiose. I provvedimenti scaturiscono da un’attività investigativa sviluppata in prosecuzione degli interventi repressivi che hanno recentemente colpito gli esponenti della famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto e delle sue diramazioni territoriali, l’ultimo dei quali (Operazione “Gotha 3”, conclusa nel luglio del 2012) ne aveva fortemente minato la struttura criminale, sino ad allora difficilmente permeabile e consolidata dall’assenza di significativi apporti collaborativi. Le indagini realizzate da Carabinieri e Polizia, confluite nell’operazione odierna, hanno messo in luce l’instabilità di un sistema mafioso fortemente provato dalle dichiarazioni dei collaboratori Bisognano Carmelo, già capo dell’articolazione barcellonese dei “Mazzaroti”, Castro Alfio Giuseppe e Gullo Santo ed il difficile tentativo di ripristinare un assetto organizzativo in grado di far fronte alle rinnovate esigenze di controllo del territorio e di realizzazione delle progettualità criminali, difficilmente conciliabili con l’assenza della maggior parte degli elementi apicali del sodalizio in quanto sottoposti a regime carcerario di cui all’art. 41 bis e con gli effetti delle penetranti misure patrimoniali di sequestro beni nel frattempo applicate.

Un’organizzazione, peraltro, che ha dovuto far fronte per diversi mesi alle necessarie coperture a Barresi Filippo, considerato uno dei suoi capi ed organizzatori, pienamente attivo fino al momento del suo arresto avvenuto ad opera del Commissariato di Barcellona Pozzo di Gotto nel gennaio di quest’anno. Ulteriori ostacoli all’azione di riorganizzazione criminale sono stati offerti dalle denunce e dalle ampie ammissioni di diversi imprenditori dell’hinterland barcellonese che, con grande senso civico, hanno permesso di definire numerosi episodi estorsivi e di procedere all’arresto, a volte anche in flagranza di reato, di diversi esponenti mafiosi, contribuendo così ad indebolire le fondamenta del muro di omertà presente sul territorio . Fra questi Campisi Salvatore, arrestato nell’aprile del 2012 dai Carabinieri di Barcellona P.G. nell’ambito dell’indagine “Mustra”, le cui successive dichiarazioni hanno ulteriormente fatto luce sugli assetti storici del sodalizio, la sua nuova organizzazione ed i reati fine commessi, consentendo altresì di trarre indizi su alcuni fatti di sangue del recente passato, come i due tentati omicidi ai danni del capo mafia Giambò Carmelo avvenuti il 22/8/2010 ed il 03/03/2011, nonché di chiarirne altri, tra i quali l’omicidio di Artino Ignazio. Tale delitto, avvenuto il 12.04.2011, sarebbe stato ordito ed eseguito dallo stesso Campisi Salvatore – con la collaborazione di Maio Carmelo detto “Spillo” ed altri, come riscontrato peraltro dalle indagini della Polizia di Stato che già nell’immediatezza aveva individuato importanti spunti di indagine, successivamente confermati dalle dichiarazioni del collaboratore Campisi Salvatore. Tale omicidio veniva posto in essere dal Campisi al fine di affermare la propria legittimazione alla gestione dell’attività estorsiva nel territorio di Terme Vigliatore e rafforzare la sua posizione, già delineatasi nel corso dell’indagine che aveva portato al suo arresto. Per quanto concerne i profili associativi, parallelamente alla meticolosa attività di riscontro realizzata dalla polizia giudiziaria delegata, le attività tecniche hanno permesso di individuare il nuovo panorama criminale ed i consociati subentrati nei vari ruoli ai referenti mafiosi arrestati con le precedenti attività. In merito, le indagini della Polizia di Stato, ricostruendo l’attuale sistema delle estorsioni ai danni dell’imprenditoria nel territorio di Mazzarrà S. Andrea nonché dell’indotto economico della locale discarica comprensoriale, hanno documentato come Giardina Massimo, Italiano Salvatore ed Artino Salvatore abbiano preso il posto già di Bisognano Carmelo prima e, successivamente, di Calabrese Tindaro e del defunto Artino Ignazio. Hanno documentato, poi, come sul medesimo scenario determinatosi a seguito dell’omicidio di Artino Ignazio, già monopolio del gruppo dei “mazzarroti” abbiano avuto un ruolo di rilievo i barcellonesi Perdichizzi Giovanni, quest’ultimo perito a seguito di agguato mafioso l’1.01.2013, Scordino Antonino e Gallo Vito Vincenzo.

Le indagini hanno messo in luce, altresì, l’operatività nel settore delle estorsioni nell’area della cittadina del Longano, del gruppo criminale di “Pozzo di Gotto” con un ruolo di primo piano svolto da Chiofalo Domenico e di individuare le responsabilità per gli attentati commessi in danno di esercizi commerciali anche mediante esplosione di colpi d’arma da fuoco. Nelle attività di indagine relative al fenomeno estorsivo, nel quale è emerso anche il ruolo di Artino Salvatore figlio dell’ucciso Ignazio, si è dovuto constatare, nonostante la preziosa collaborazione delle vittime, un atteggiamento reticente da parte di alcuni imprenditori che, negando l’evidenza dei fatti estorsivi cui erano sottoposti, hanno ostacolato le indagini. Tutto ciò a differenza di altri imprenditori che hanno invece offerto il proprio contributo. Parallelamente, proprio nel territorio di Barcellona Pozzo di Gotto, le coeve attività dei Carabinieri hanno accertato la piena operatività anche del gruppo “di San Giovanni”, dal nome dell’omonimo quartiere, già diretto da Imbesi Ottavio fino al momento del suo arresto avvenuto il 30/01/2009 nell’ambito dell’operazione “Pozzo” del R.O.S. e, successivamente, dal defunto Perdichizzi Giovanni che ha avuto il compito di raccogliere i proventi delle estorsioni per la successiva rifusione nella c.d. “cassa comune”, avvalendosi del suo “braccio armato” rappresentato da Scordino Antonino e Gallo Vito Vincenzo. Tale gruppo ha manifestato un’elevata capacità di controllo del territorio, idonea finanche ad indurre alcuni imprenditori del posto a chiedere agli stessi sodali il loro intervento per recuperare dei proventi di furto. Il muro di omertà posto a sua protezione ha però ceduto di fronte alle denunce di un’altra parte dell’imprenditoria, che ha permesso gli arresti in flagranza nel corso delle indagini di Crisafulli Alessandro prima e Pirri Francesco – entrambi cognati del citato Gallo Vito Vincenzo e già ritenuti legati a Imbesi Ottavio – succedutisi repentinamente sul territorio per la riscossione delle estorsioni.

Sono stati poi acquisiti dall’Arma significativi dati investigativi riguardanti le contromisure attuate dal sodalizio per far fronte alla portata destabilizzante delle più recenti defezioni collaborative: immediatamente dopo essere stata resa nota la posizione giudiziaria del citato Campisi nell’ambito del processo “Vivaio”, Aliberti Francesco, quest’ultimo ritenuto tra gli elementi di rilievo del sodalizio ancora rimasto in libertà, si è preoccupato di far comprendere ai propri affiliati l’importanza del sostentamento ai consociati detenuti quale impegno morale e, soprattutto, per scongiurare l’ipotesi di ulteriori collaborazioni. Altro aspetto di rilievo emerso dalle medesime attività tecniche ha riguardato il rinnovato interesse che la consorteria avrebbe rivolto al traffico di sostanze stupefacenti, fino a pochi anni addietro considerato generalmente avulso dagli interessi prettamente mafiosi – ed in alcuni casi fortemente osteggiato e motivo di dura repressione – tornato in auge in ragione della concreta diminuzione degli introiti estorsivi, connessa alla particolare congiuntura economica ed alle oggettive difficoltà dell’imprenditoria locale. Tra i nuovi capi e promotori dell’organizzazione sono state infine individuate dal R.O.S., oltre al citato Aliberti, le figure di Treccarichi Giuseppe Antonino, quest’ultimo già risultato nel corso delle pregresse attività come legato ai vertici del sodalizio mafioso barcellonese e, in particolare, a Calabrese Tindaro e D’amico Carmelo, nonché dell’imprenditore barcellonese Mazzeo Antonino, inteso “Piritta”, il quale è risultato organico alla struttura mafiosa da vecchia data.

Dall’indagine denominata “Gotha 4” emerge in sostanza uno scenario caratterizzato da una marcata instabilità degli equilibri criminali, nel cui ambito è stato possibile collocare anche i più recenti omicidi di Isgrò Giovanni, ritenuto vicino a Perdichizzi Giovanni prima ed a Mazzu’ Lorenzo dopo, e dello stesso Perdichizzi Giovanni. Sul conto del Perdichizzi gli elementi raccolti nel corso delle indagini ne hanno evidenziato una palesata inaffidabilità, causata dalla mancata consegna dei proventi estorsivi nella “cassa comune” del sodalizio mafioso, così violando una delle sue regole fondamentali. Le indagini sviluppate dai Carabinieri in seguito all’omicidio del Perdichizzi avevano consentito di rilevare la presenza sulla scena del crimine di Cuttone Salvatore, amico fidato del Perdichizzi, il quale, individuato dopo alcuni giorni fuori dal territorio di origine, avrebbe poi deciso di collaborare con la giustizia. Le sue dichiarazioni, in linea con quelle di Campisi Salvatore, hanno dettagliato il ruolo del Perdichizzi e le motivazioni del suo omicidio, legandolo anche alla contrapposizione della vittima con Mazzeo Antonino, detto “Piritta”, ed altri soggetti appartenenti alla medesima consorteria. Il Cuttone, peraltro, ha permesso a Polizia e Carabinieri di recuperare diverse armi occultate in un terreno di sua proprietà sito in località Acquaficara di Barcellona, alcune delle quali modificate ed ad alto potenziale offensivo, su richiesta di Crisafulli Alessandro e per conto di Imbesi Ottavio, fornendo ulteriore riprova della ferocia e della pericolosità del sodalizio barcellonese.

LA CONFERENZA STAMPA DEL PROCURATORE LO FORTE.

I nomi delle persone arrestate sono: 1. ALIBERTI FRANCESCO, NATO A BARCELLONA POZZO DI GOTTO (ME), CLASSE 1954, IVI RESIDENTE; 2. BUCOLO SALVATORE, NATO A MESSINA, CLASSE 1988, RESIDENTE A BARCELLONA POZZO DI GOTTO (ME); 3. CALDERONE GIANNI, NATO A BARCELLONA POZZO DI GOTTO, CLASSE 1983, IVI RESIDENTE; 4. CRISAFULLI ALESSANDRO, NATO A BARCELLONA P.G., CLASSE 1982, IN ATTO DETENUTO; 5. CRISAFULLI CARMELO, NATO A MESSINA, CLASSE 1990, RES. MAZZARRA’ S. ANDREA; 6. D’AMICO ELIO, NATO A BARCELLONA POZZO DI GOTTO, CLASSE 1974, IVI RES.; 7. GALLO VITO VINCENZO, NATO A MESSINA, CLASSE 1981, RESIDENTE A BARCELLONA P.G.; 8. GIAMBO’ CARMELO, NATO A BARCELLONA P.G., CLASSE 1971, IN ATTO DETENUTO; 9. IMPALA’ GIUSEPPE, ANTONIO, NATO A BARCELLONA POZZO DI GOTTO, CLASSE 1963, RES. SAN FILIPPO DEL MELA (ME), DOMICILIATO BARCELLONA P.G.; 10. MAZZEO ANTONINO, NATO A TERME VIGLIATORE, CLASSE 1967, RES. BARCELLONA P.G.; 11. MAZZEO NUNZIO FABIO, NATO A BARCELLONA P.G., CLASSE 1984, RES. A TERME VIGLIATORE (ME); 12. MAZZU’ LORENZO, NATO A BARCELLONA POZZO DI GOTTO, CLASSE 1985, IVI RESIDENTE; 13. MICALE AURELIO, NATO A BARCELLONA PG, CLASSE 1978, IVI RES. 14. MICALE GIANFRANCO, NATO A BARCELLONA P.G. CLASSE 1983, RES. TERME VIGLIATORE; 15. MILONE AGOSTINO, NATO A BARCELLONA P.G., CLASSE 1969, IVI RES.; 16. MUNAFO’ FILIPPO, NATO A BARCELLONA P.G., CLASSE 1985, RES. FURNARI (ME); 17. MUNAFO’ MASSIMILIANO, NATO A BARCELLONA P.G., CLASSE 1969, IVI RES.; 18. PERRONI CARMELO, NATO A BARCELLONA PG, CLASSE 1972, RES. MAZZARRA’ S. ANDREA (ME); 19. PIRRI FRANCESCO, NATO A MILAZZO, CLASSE 1980, RESIDENTE IN BARCELLONA P.G., IN ATTO DETENUTO; 20. PIRRI GIANFRANCO, NATO A BARCELLONA P.G., CLASSE 1983, IVI RES.; 21. ROTTINO STEFANO, NATO A MAZZARRÀ SANT’ANDREA, CLASSE 1972, IVI RES.; 22. RUNCIO LUCIANO, NATO A MESSINA CLASSE, 1987, RES. MAZZARRA’ S.ANDREA; 23. SOTTILE MAURIZIO GIACOMO, NATO A BARCELLONA POZZO DI GOTTO, CLASSE 1975, IVI RES.; 24. TRECCARICHI GIUSEPPE ANTONINO, NATO A CESARÒ, CLASSE 1964, IVI RES. E DOMICILIATO ROMETTA SUPERIORE (ME); 25. ALESCI SANTO, NATO A MILAZZO, CLASSE 1981, IVI RES. E DOMICILIATO A MILAZZO; 26. ARTINO ALESSANDRO, NATO A BARCELLONA P.G., CLASSE 1984, RES. MAZZARRA’ S. ANDREA (ME); 27. ARTINO ANTONINO, NATO A BRONTE (CT), CLASSE 1983, RES. MAZZARRA’ S. ANDREA (ME); 28. ARTINO SALVATORE, NATO A BRONTE (CT), CLASSE 1979, RES. MAZZARRA’ S. ANDREA; 29. BAGNATO ANTONINO, NATO A BARCELLONA P.G., CLASSE 1982, IVI RES.; 30. BARRESI FILIPPO, NATO A BARCELLONA P. G., CLASSE 1955, IN ATTO DETENUTO; 31. CHIOFALO DOMENICO, NATO A BARCELLONA, CLASSE 1985, IVI RES.; 32. GIARDINA MASSIMO, NATO A PATTI, CLASSE 10.9.1977, RES. FONDACHELLI FANTINA; 33. ITALIANO SALVATORE, NATO A RODÌ MILICI, CLASSE 1966 RES. MAZZARRA’ S. ANDREA; 34. MAIO CARMELO, NATO A BARCELLONA POZZO DI GOTTO, CLASSE 1992, IN ATTO DETENUTO; 35. SCORDINO ANTONINO, NATO A BARCELLONA POZZO DI GOTTO, CLASSE 1955, DOMICILIATO IN BARCELLONA P.G.. 
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