27 novembre 2013

MILAZZO. AFFONDO DELLA PROCURA, CHIESTO IL GIUDIZIO PER 11. I NOMI


Comune di Milazzo. Incarichi dirigenziali affidati in violazione del Patto di stabilità e proroghe dei contratti di lavoro ai 25 precari provenienti dalla soppressa sezione Aias. Ipotesi di abuso per il sindaco Pino e il fratello Francesco, davanti al gup a marzo anche ex e attuali assessori. 

Barcellona – Leonardo Orlando Gazzetta del Sud 27 novembre 2013 

Il pm Giorgio Nicola ha chiesto il rinvio a giudizio del sindaco di Milazzo, Carmelo Pino, di due segretari comunali che si sono succeduti nel ruolo, Lucio Catania e Giovanni Matasso, di due dirigenti comunali che hanno beneficiato delle nomine e dei compensi erogati “in violazione della legge”, Santi Romagnolo ed Elisabetta Bartolone, dell’esperto comunale del settore finanziario, nonché fratello del sindaco, Francesco Pino, ed infine, di cinque amministratori dell’ente, tra assessori in carica ed ex assessori, i quali dovranno rispondere – ognuno per il suo ruolo – di abuso d’ufficio in concorso continuato e violazione delle leggi che pongono limiti al superamento del Patto di stabilità che espressamente poneva il divieto a procedere all’assunzione di personale ed a proroghe per i precari proveniente dalla soppressa sezione Aias di Milazzo. 

Oltre al sindaco Carmelo Pino, 51 anni, nell’udienza preliminare davanti al gup Sara D’Addea, fissata per il prossimo 14 marzo, dovranno comparire i segretari comunali Lucio Catania, 48 anni di Messina, il suo successore Giovanni Matasso, 63 di Capo d’Orlando; l’esperto in materia finanziaria, nonché fratello del primo cittadino, Francesco Pino, 50 anni; il beneficiario dell’atto di nomina, l’ex dirigente comunale e attuale assessore all’urbanistica Santi Romagnolo, 58 anni, ritenuto nella fattispecie “istigatore dell’iter che ha portato alla sua nomina”; la dirigente pro tempore Elisabetta Bartolone, 55 anni, attuale dirigente del settore finanziario del Comune di Barcellona; e solo per rispondere della delibera di proroga dei contratti di lavoro a 25 ex dipendenti Aias, i cinque amministratori, tra cui anche ex assessori, che sono: il vice sindaco Stefania Scolaro, 58 anni; l’attuale assessore alle Finanze, Giuseppe Midili, 50 anni, a cui si contesta anche la recidiva semplice: gli ex assessori Mariano Bucca, 51 anni, Maurizio Capone di 58 anni e Gioacchino Nastasi, 53 anni. 

Al centro dell’inchiesta le due procedure per la selezione e il conferimento degli incarichi a termine di due posti di dirigenti di settore – Urbanistica e Area finanziaria – del Comune e la proroga per un anno dei contratti di lavoro ai 25 dipendenti precari provenienti dalla soppressa sezione Aias di Milazzo, tutti atti ritenuti illegali perché adottati in violazione delle leggi che pongono limiti al superamento del Patto di stabilità. In origine erano tre le inchieste giudiziarie effettuate dalla Guardia di finanza e riunite in un unico troncone. Inchieste che hanno avuto un “input” dalla trasmissione alla Procura di Barcellona di un “libello” anonimo fatto pervenire da persona bene informata su vicende milazzesi alla Procura distrettuale antimafia di Messina. Gli unici elementi che alla fine dell’indagine hanno portato a notizie di reato sono stati gli incarichi dirigenziali e la proroga del contratto agli ex lavoratori Aias. 

Inizialmente invece gli inquirenti hanno indagato a fondo su una iniziale ipotesi di interessi che avrebbero potuto avere esponenti di spicco della criminalità organizzata della famiglia dei “Barcellonesi” per le aree edificabili di Milazzo. Sospetti che non hanno trovato conferma nella verifica dei riscontri. Infatti l’ipotesi che gli inquirenti avevano tracciato, era tesa a verificare se la nomina di un nuovo dirigente del settore urbanistica fosse “funzionale a garantire la predisposizione di un Prg che assecondasse le aspettative speculative della criminalità barcellonese e dei suoi più alti rappresentanti”. Il “libello” anonimo indicava una presunta parentela tra il candidato prescelto e l’avv. Rosario Pio Cattafi, attualmente rinchiuso al 41bis perché ritenuto uno degli esponenti di primo piano della famiglia mafiosa dei “Barcellonesi”. Le indagini hanno invece stabilito che l’ing. Santi Romagnolo – scelto dall’Amministrazione come dirigente comunale pro tempore – era solo nipote acquisito del fratello dell’avv. Cattafi, l’ex sindaco di Furnari, Agostino Cattafi. Le stesse indagini con l’acquisizione dei tabulati telefonici di due anni fa non hanno evidenziato alcun contatto telefonico tra Romagnolo e Cattafi e nemmeno una mera frequentazione. 

Nel dettaglio, al sindaco Pino, ai due segretari Catania e Matasso, all’esperto del sindaco Francesco Pino e all’ex dirigente comunale, oggi assessore, Santi Romagnolo, quest’ultimo in qualità di istigatore, si contestano oltre all’abuso d’ufficio continuato in concorso, aggravato dall’altrui inganno, la violazione di una serie di leggi dello Stato, la 296 del 2006, il dl 112 del 2008, il 78 del 2010, il dl 98 del 2011, il decreto legislativo 267 del 2000, in quanto in presenza di una incidenza delle spese di personale superiore al 40% delle spese correnti del Comune di Milazzo, nello specifico il 53,80% per il 2010, e conseguentemente sussistendo un divieto per l’ente locale di procedere sotto qualsivoglia forma, assumevano il nuovo dirigente del Dipartimento politica territorio ed ambiente. 

I finanzieri hanno anche scoperto che per conferire l’incarico sono stati tratti in inganno un funzionario comunale del settore tributi e finanze che aveva rilasciato una attestazione sul rispetto del Patto di stabilità senza che lo stesso fosse informato della procedura per cui serviva l’atto. Inoltre, al solo sindaco viene contestato di aver “agito con l’altrui inganno nei confronti della Giunta, inducendo gli assessori ad adottare la delibera 162 del 23 settembre del 2011”, considerata illegittima, con cui si sollecitava il dirigente del primo Dipartimento ad attivare con urgenza le procedure di incarico per il nuovo capo del settore urbanistica. Ai due segretari comunali che si sono avvicendati, Catania e Matasso, si imputa invece, al primo di non aver previsto nel bando pubblico di selezione del 28 settembre 2011 per l’affidamento dell’incarico dirigenziale, la clausola che avrebbe impedito la partecipazione alla selezione per coloro che erano stati dispensati o destituiti dal pubblico impiego per insufficiente rendimento e il riferimento è a Romagnolo; al secondo segretario si contesta invece di aver attestato il 18 ottobre 2011 che le 9 candidature pervenute per la selezione erano tutte legittimate alla partecipazione a all’assunzione , nonostante l’ing. Santi Romagnolo, in precedenza dirigente dello stesso dipartimento territorio e ambiente, “fosse stato destituito o dispensato per insufficiente rendimento dallo stesso ente con determina sindacale n’ 96 del 2 novembre del 2001”. 

Al sindaco Pino si contesta come conseguenza di aver affidato l’incarico al candidato nonostante Romagnolo fosse stato destituito “per insufficiente rendimento” preferendolo agli altri candidati idonei e nonostante all’interno del Comune vi fossero le necessarie professionalità tra cui, l’arch. Giuseppe Bonarrigo, che partecipò persino alla selezione. Inoltre non esisteva copertura finanziaria e l’assunzione non era stata prevista nel Piano triennale delle assunzioni, tanto che a Romagnolo per il breve periodo in cui ha ricoperto l’incarico furono liquidati nel dicembre del 2011 oltre 13 mila euro. Altra assunzione con modalità analoghe e stesse violazioni di legge, per la responsabile del settore economico finanziario Elisabetta Bartolone che è riuscita, pur essendo di ruolo a tempo pieno al Comune di Barcellona con le stesse funzioni, ad ottenere l’incarico a Milazzo nonostante a Palazzo dell’Aquila esistessero le necessarie professionalità per ricoprire lo stesso ruolo ( i funzionari Bucolo e Rizzotto). Anche in questo caso mancava la copertura finanziaria con la particolarità che ad autoliquidarsi i compensi, nel suo caso pari a 2 mila euro, era stata la stessa Bartolone con atto del 22 dicembre 2011 senza che vi fosse la copertura. Il sindaco Pino, assieme alla dirigente Bartolone e agli assessori della Giunta, Scolaro e Midili, e agli ex Capone, Nastasi e Bucca, rispondono di abuso e di violazione delle leggi in materia di limiti alla spesa finanziaria, per avere prorogato di un anno con delibera della Giunta del 30 dicembre 2011, previa attestazione di regolare copertura finanziaria firmata dalla Bartolone nonostante la Regione avesse negato il necessario finanziamento, la proroga dei contratti di lavoro per un anno ai 25 precari ex Aias. Tutti i candidati che hanno partecipato alle selezioni ed i dipendenti che avevano i titoli per ottenere gli incarichi sono indicati come persone offese e potranno costituirsi parte civile. 

Leonardo Orlando Gazzetta del Sud 27 novembre 2013
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