29 ottobre 2014

Commissione parlamentare Antimafia a Messina: la Bindi va giù duro e non usa mezze misure, specie quando fa il nome del boss Rosario Cattafi, oggi al 41 bis, “vero stratega”

Rosario Pio Cattafi

Barcellona: l’Antimafia indagherà su collusioni tra Cosa Nostra, politica, magistratura e servizi


di Luciano Mirone - 29 ottobre 2014


“Il nostro compito - dice Rosy Bindi - è quello di fare verità e giustizia su delle vicende in cui delle persone perbene sono state prima uccise e poi coperte dal fango della diffamazione. La Commissione, pur non avendo i poteri della magistratura, ha il dovere di indagare a fondo su certe storie torbide”.

Se la presidente della Commissione nazionale antimafia Rosy Bindi si spinge a dire che “la morte di Attilio Manca, tutto sembra tranne che un suicidio per overdose”‘, se dice che la Commissione ha intenzione di sentire parecchia gente per risolvere questo caso, se dice che – in seguito alle dichiarazioni rese da Cettina Merlino Parmaliana, vedova del professore universitario Adolfo Parmaliana – la Commissione svolgerà una inchiesta sull’ex Procuratore generale della Corte d’Appello di Messina, Antonio Franco Cassata (autore di un dossier anonimo pieno di veleni sulla figura di Parmaliana, scritto quando il docente universitario era già morto), se dice che le dichiarazioni del nuovo pentito di mafia Carmelo D’Amico sull’omicidio del giornalista Beppe Alfano, portano alla latitanza di Nitto Santapaola in quella città, evidentemente la politica  – dalla maggioranza all’opposizione – pare seriamente intenzionata a squarciare il velo sul “Caso Barcellona”, uno dei casi di collusioni fra mafia, politica, parte della magistratura e servizi segreti deviati più clamorosi degli ultimi decenni. E anche se in situazioni come queste la prudenza è d’obbligo, forse, per quanto concerne la soluzione di alcune morti eccellenti, potremmo essere a una svolta.

“Il nostro compito – dice Rosy Bindi – è quello di fare verità e giustizia su delle vicende in cui delle persone perbene sono state prima uccise e poi coperte dal fango della diffamazione. LaCommissione  antimafia, pur non avendo i poteri della magistratura, ha il dovere di indagare a fondo su certe storie torbide”. Seppure con linguaggio pacato, la Bindi va giù duro e non usa mezze misure, specie quando fa il nome del boss Rosario Cattafi, oggi al 41 bis, “vero stratega”, secondo le ultime risultanze processuali, del connubio fra la Cosa nostra barcellonese e i servizi segreti deviati. Da qui il passo per parlare dell’urologo barcellonese Attilio Manca e del giornalista Beppe Alfano è breve.
Rosi Bindi
Si tratta di due nomi risuonati spesso tra le volte novecentesche della Prefettura di Messina, dove lunedì e martedì la Commissione antimafia ha ascoltato numerose persone, fra cui i familiari delle vittime di mafia, i Procuratori della Repubblica di Messina, di Barcellona e di Patti, i comandanti dei carabinieri, della polizia e della guardia di finanza, le associazioni delle Società civile e le associazioni anti racket.
“Spesso da queste parti – prosegue la presidente dell’Antimafia nazionale – le istituzioni devono svolgere il loro compito con estrema difficoltà: basti pensare che a Barcellona ben quattro Pubblici ministeri stanno per lasciare la sede vacante”. Da un altro lato – seguita l’on. Bindi – noto invece un risveglio straordinario della Società civile che lascia ben sperare”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il vice presidente della Commissione antimafia Claudio Fava: “Ci sono segnali positivi e altri preoccupanti, a Messina come a Barcellona. Fra i segnali positivi bisogna ricordare l’ottima qualità del lavoro svolto dalle Procure di Barcellona e di Messina, e dell’Ufficio delle misure di prevenzione del Tribunale di Messina, una quantità e una qualità di beni sequestrati alla mafia pari al valore di due miliardi. Fra i segnali negativi il fatto che Barcellona continua a essere una delle capitali italiane della mafia. Se vogliamo fare un’equazione, possiamo dire che Barcellona sta a Messina come Corleone sta a Palermo, anzi Barc
ellona, in questi anni, è andata all’assalto di Palermo. Un altro segnale preoccupante è la presenza della massoneria in certi settori delle istituzioni”.
E sulle “morti eccellenti” cosa dice il vice presidente dell’Antimafia nazionale?
“Sono assolutamente d’accordo con le parole della collega Bindi. Nel caso Manca di tutto si può parlare tranne che di suicidio. Ci sembra una conclusione non adeguata ai fatti acclarato. L’ufficio di presidenza domani deciderà se ascoltare il procuratore della Repubblica di Viterbo, insieme a tante altre persone, mentre sulla morte di Beppe Alfano credo che la Procura della Repubblica di Barcellona, alla luce delle nuove dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico, sia intenzionata a chiedere la riapertura del processo”.

On. Fava, ritiene inverosimile che la morte di Attilio Manca possa essere collegata all’operazione di cancro alla prostata che Bernardo Provenzano subì a Marsiglia nel 2003?
Non lo ritengo affatto inverosimile: mi sembra, anzi, che nell’inchiesta di Viterbo ci siano alcune opacità che devono essere assolutamente chiarite.
Antimafiaduemila

VIDEO: Nino Di Matteo. Un “suicidio” di mafia... di malgradotuttoblog


Posta un commento

Avvertenze sul blog

SOSTIENI QUESTO BLOG - Adotta l'Informazione Libera Contribuisci alla libertà di essere informato bastano pochi euro e l'impegno di tutti. Anche 1 euro, grazie a tutti.

Sostieni questo blog, adotta l'informazione libera.


Scopo: Malgradotuttoblog
Questo blog, sostiene la libera e gratuita diffusione delle idee; è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. Tu sei libero di modificare ed usare a tuo piacimento tutti i contenuti presenti sul blog all' unica condizione di citarne la fonte.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7/3/2001.