17 ottobre 2014

#Messina: Le rivelazioni del boss pentito Carmelo D’Amico sull’omicidio di Beppe Alfano: ad uccidere il giornalista fu un altro il killer, non Antonino Merlino

Carmelo D'Amico
Parte delle rivelazioni che trovate integrali su Gazzetta del Sud di oggi 17 ottobre. 

…Dal luglio scorso il capo dell’ala militare di Cosa nostra barcellonese Carmelo D’Amico, titolare per anni degli affari mafiosi a Milazzo, è diventato un collaboratore di giustizia di primissimo piano e da un sito protetto sta scrivendo con i magistrati della Distrettuale antimafia di Messina e un pugno di investigatori pagine su pagine per quel che sa della famiglia sin dagli anni ’90, o perché lo ha vissuto in prima persona oppure perché ha recepito il racconto di altri. 

Ha raccontato addirittura di una cinquantina di omicidi, molti dei quali lo hanno visto protagonista in prima persona. Ma tutto è blindatissimo, l’unico “fatto esterno” di questi mesi è stata la campagna di ricerche in un nuovo cimitero di mafia per le lupare bianche sparso tra vari centri tirrenici indicato da D’Amico, ricerche che però non hanno fornito risultati anche per il profondo cambiamento dell’orogorafia dei luoghi rispetto alla datazione degli omicidi. 

Beppe Alfano
Tra le sue nuove ‘verita” che ovviamente andranno poi tutte riscontrate minuziosamente dagli investigatori, c’e’ una versione che si discosta per certi versi dalla storia processuale ormai acclarata e definitiva per l’omicidio di Beppe Alfano. adesso, a quanto pare, c’e’ di piu’, ed e’ oggettivamente clamoroso lo scenario configurato dalle sue dichiarazioni. eccolo: ad uccidere Beppe Alfano il 9 gennaio del 1993 in via Marconi a Barcellona Pozzo di Gotto, non sarebbe stato l’autotrasportatore Antonino Merlino, gia’ condannato in via definitiva per questa esecuzione insieme al boss Gullotti come mandante, ma un’altra persona…

Nuccio Anselmo – Gazzetta del Sud

Le indagini proseguono in più direzioni. In Procura a Palermo  si è tenuta una lunga riunione tra i membri del pool trattativa ed i colleghi della Dda di Messina, i sostituti Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo. Diverse le questioni affrontate a cominciare dal ruolo di Rosario Pio Cattafi, l'ex avvocato di Barcellona Pozzo di Gotto condannato per mafia e considerato cerniera tra Cosa nostra, massoneria, politica ed imprenditoria corrotta, ed appunto i Servizi deviati. 

Su di lui pesano le rivelazioni del pentito Malvagna che ai pm ha dichiarato di dover procurare una villa tra Letojanni Messina per un incontro riservato con gente esterna a Cosa Nostra tra febbraio e marzo del 1992 e in un dialogo con il nipote avrebbe detto: “Ho molta fiducia in Sariddu (Cattafi, ndr) perché lui ha agganci con la massoneria’’

Di Cattafi ha poi parlato anche l'ex capo del Dap, Giovanni Tamburino dicendo che l'Aisi aveva chiesto informazioni proprio sulle azioni in carcere di Cattafi. Una richiesta a suo dire anomala. 

Altro tema d'interesse poi riguarda la mancata cattura di Santapaola, il 6 aprile 1993, ricostruita nella memoria di Scarpinato e Patronaggio al processo Mori-Obinu. Una vicenda oscura, che vedrebbe coinvolti anche il capitano “Ultimo”, Sergio De Caprio, ed il colonnello De Donno, su cui c'è ancora molto da chiarire.



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