12 gennaio 2015

Il Processo d’appello: nei verbali di altri processi il ruolo da ‘boss’ di Saro Cattafi. Depositati dall’avvocato Repici nell’ambito del Gotha Iii. Il 27 gennaio Il verdetto

Rosario Pio Cattafi
Leonardo Orlando 9 - 01 - 2015 

Barcellona – Oltre ai pentiti, vecchi e nuovi, a parlare del ruolo dell’avv. Rosario Pio Cattafi, ci sono verbali di inchieste di procedimenti penali di rilevanza nazionale celebrati nei Tribunali di Milano, Caltanissetta, Palermo, La Spezia e Firenze. Verbali che adesso sono stati depositati dall’avv. Fabio Repici, quale legale di parte civile dell’associazione nazionale “Familiari vittime di mafia” di cui è presidente l’on. Sonia Alfano, agli atti del processo scaturito dall’inchiesta antimafia “Gotha III” che riprenderà il prossimo 27 gennaio con l’attesa audizione del collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico

Dai verbali prodotti agli atti dall’avv. Fabio Repici emergono particolari che contribuirebbero a corroborare il ruolo di primo piano che fin dagli anni 80 avrebbe avuto Rosario Cattafi nei rapporti con esponenti della criminalità organizzata, a cominciare dal boss Girolamo “Mommo” Petretta, che successivamente fu fatto scomparire con il sistema della lupara bianca il 28 novembre del 1986. Nel processo “Gotha III” potrebbero fare ingresso i verbali contenuti nelle carte relative al processo celebrato a carico di Domenico Belfiore per l’omicidio del Procuratore della Repubblica di Torino Bruno Caccia, commesso il 26 giugno 1983. In tale procedimento – così come ha fatto rilevare l’avv. Fabio Repici – sarebbero emerse risultanze indizianti a carico di Cattafi e altri non solo per l’omicidio Caccia, ma anche per altri delitti, tra i quali il sequestro di persona in danno dell’industriale Giuseppe Agrati, in relazione al quale delitto l’allora pm, il defunto Francesco Di Maggio, originario di Barcellona procedette, disponendo la cattura dello stesso Rosario Cattafi con provvedimento dell’11 maggio 1984 eseguito in Svizzera il 18 maggio 1984, ma poi richiedendone e ottenendone il proscioglimento con sentenza istruttoria emessa dal Giudice istruttore di Milano Paolo Arbasino del 30 luglio 1986. 

In tali atti di cui il legale dell’associazione “Familiari vittime di mafia” ne chiede l’acquisizione che sarà decisa dalla Corte d’appello nella prossima udienza, vi è il verbale di interrogatorio di Rosario Cattafi del 22 dicembre 1984 reso al pm Francesco Di Maggio. Lo stesso Cattafi racconta dei suoi rapporti con personaggi siciliani, alcuni emigrati a Milano: “Presi così contatto con un catanese operante a Milano, tale Turi Buatta, (il cui vero nome era Salvatore Cuscunà). Costui mi era stato presentato in Sicilia o a Milano, da Mommo Pedretta. Non so cosa Buatta faccia esattamente; mi pare sia interessato in una azienda di autotrasporti. So che Buatta ha relazioni nel mondo della malavita e, anche se non sono in condizione di indicare fatti, situazioni e personaggi particolari, mi era noto che lo stesso poteva ‘arrivare dovunque e presso chiunque’. Pedretta, le volte che veniva a Milano, passava a salutare e comunque si incontrava con Buatta. Ciò, per vero, avveniva il più delle volte, ma non sempre … Sempre attraverso Mommo Pedretta conobbi Sebastiano Ercolano, detto Iano, fratello del cognato di Nitto Santapaola
Riferisco tale circostanza spontaneamente perché non ho nulla da nascondere essendo stata la mia relazione con costui improntata a normale rapporto di conoscenza”. Iano Ercolano – aveva raccontato Cattafi – “frequentò, per una o due estati, la spiaggia di Marchesana (a Terme Vigliatore ndr) ed io ebbi modo di conoscerlo. So che Iano Ercolano gestisce una impresa di calcestruzzi ed è fuori da qualsiasi circuito criminale. Con Pedretta, che talvolta veniva a prendermi all’aeroporto di Catania, sono stato presso l’azienda di Ercolano in una occasione. Pedretta sollecitava infatti ad Ercolano il pagamento del prezzo di un’area edificabile da quest’ultimo acquistata in Marchesana dalla moglie di Salvatore Coppolino, fratello di Carmelo Coppolino, detto Raia. Il Coppolino Salvatore è un caso di lupara bianca, scomparso 5 o 6 anni fa”. 

GAZZETTA DEL SUD
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