27 febbraio 2015

Concorso esterno In associazione mafiosa: Santi Bonanno condannato a 7 Anni. L’imprenditore di Furnari ritenuto ‘Socio’ dei Mazzaroti

Santi “Santino” Bonanno
di Leonardo Orlando 27 febbraio 2015 - Gazzetta del Sud 

Il processo scaturito dalle operazione “Vivaio e Zefro”, sull’ingerenza mafiosa nella gestione dei lavori di metanizzazione dei Comuni della zona tirrenica messinese e per la realizzazione del parco eolico dei Peloritani, si è concluso con una condanna a sette anni di reclusione inflitti all’ imprenditore Santi “Santino” Bonanno, 49 anni di Furnari. Il Tribunale di Barcellona, presidente Maria Celi, ha infatti riconosciuto colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa, l’imprenditore furnarese appassionato di politica locale, ritenuto dagli inquirenti “socio” occulto dell’ex capo del clan dei “Mazzaroti”, il boss pentito Carmelo Bisognano con il quale avrebbe intessuto intensi rapporti di lavoro e di amicizia. Stessi rapporti che, dopo l’arresto di Bisognano, sarebbero stati tramandati al nuovo capo dei Mazzarroti, il boss Tindaro Calabrese

Tuttavia, per l’imputato, difeso dagli avvocati Giuseppe Lo Presti e Carmelo Occhiuto, lo stesso Tribunale, rispetto alla pesante richiesta di condanna a 12 anni di reclusione che era stata avanzata il primo dicembre dall’ex pm della Dda di Messina Giuseppe Verzera, ha comminato il minimo della pena prevista. Infatti rispetto all’originaria accusa i giudici hanno escluso l’aggravante della partecipazione ad associazione armata prevista dal comma 4 dell’art. 416 bis. Prima della sentenza il pm della Dda Angelo Cavallo aveva chiesto al Tribunale l’acquisÍzione delle sentenze dell’abbreviato di “Gotha IV’ e l’appello di “Gotha I” in cui si riconoscono i benefici della collaborazione ai pentiti che accusano Bonanno che resta ai domiciliari. Oltre ai pentiti ad inchiodare l’imputato sono state le risultanze delle indagini “Vivaio” del 2008 e “Zefiro” del 2013, sugli interessi dell’organizzazione mafiosa barcellonese nella realizzazione di opere di rilevanza pubblica: la metanizzazione dei Comuni del versante tirrenico della provincia affidati alla Gas Natural, i lavori per il grande albergo ex Hilton costruito nel complesso turistico di Portorosa e per finire, in epoca più recente, la costruzione degli impianti eolici nella vallata del torrente Patrì e dell’Alcantara. 

Nelle realizzazione di queste grandi opere, gli investigatori attribuiscono a Santi Bonanno, una “parte attiva di un sistema economico connotato da permanente illiceità, in quanto viziato da stringenti rapporti di cointeressenza con gli ambienti dell’organizzazione mafiosa“. Bonanno, che prima di essere coinvolto nelle due inchieste giudiziarie, si era candidato nella primavera del 2007 quale consigliere comunale nella lista “Per Furnari” ma senza essere eletto perchè i voti a lui indirizzati sarebbero stati dirottati dai suoi stessi amici sull’altra lista, provocando così lo scioglimento del Consiglio Comunale, per ingerenze della mafia, ha avuto sequestrate le sue aziende. Sotto i sigilli sono finiti parte dei beni, il capitale e il compendio aziendale delle due società “Co.B.I.Fur. Srl” e “Gieffedi Srl”, un immobile situato in contrada Curriotta del Comune di Furnari dove Santi Bonanno aveva creato il suo quartier generale, due auto, azioni della “Banca di Credito Peloritano Spa” e 29 rapporti di credito. Al sequestro sarebbero sfuggiti un terreno e un capannone nella zona artigianale di Furnari.
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