24 luglio 2015

Mafia: l’arsenale ritrovato a Milazzo dalle dichiarazioni del collaboratore Carmelo D’Amico. Saranno giudicati con l’abbreviato i custodi di armi e droga


23 luglio 25015 

Saranno giudicati con il rito abbreviato il prossimo 18 settembre i fratelli Giuseppe e Francesco Anania, entrambi carabinieri, che insieme ai figli Felice e Christian, devono rispondere a vario titolo di favoreggiamento e di detenzione illegale di armi e droga, ritrovata nell’agosto 2014 all’interno di un terreno di loro proprietà, in via Isonzo nella contrada Bastione di Milazzo.

La scelta del rito abbreviato avanzata dai legali Pinuccio Calabrò e Tindaro Celi è stata accolta dal gip del tribunale di Barcellona, che ha fissato l’udienza per la discussione e per la sentenza alla ripresa dall’attività giudiziaria dopo la pausa estiva. La vicenda ha preso le mosse dalle prime dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Carmelo D’Amico, nell’estate 2014 indicò proprio il territorio di proprietà di Francesco Anania, come luogo in cui erano stati conservati ingenti quantitativi di armi, nella disponibilità della famiglia mafiosa barcellonese.

Dagli scavi eseguiti dai carabinieri del Ros e dai vigili del fuoco venne trovato riscontro al racconto di D’Amico, con il ritrovamento anche di una partita di droga. Nell’immediatezza dei fatti, scattò l’arresto per il carabiniere Francesco Anania e per il figlio Christian, scoperto con addosso 200 grammi di cocaina e 300 grammi di marijuana, con l’aggravante del favoreggiamento dell’organizzazione mafiosa. Le successive indagini portano al coinvolgimento di Felice, nipote di Francesco e figlio di Giuseppe, quest’ultimo già condannato in primo grado per l’omicidio passionale di Stefano Mobilia, nuovo compagno dell’ex moglie, avvenuto nel 2009 sul lungomare di Ponente a Milazzo.

Nella formulare le accuse la Procura di Barcellona si era avvalsa infatti delle intercettazioni ambientali in carcere durante un colloquio tra i due fratelli, in cui si faceva riferimento alle dichiarazioni di D’Amico ed al terreno dove furono ritrovate armi e droga. Con parole cifrate secondo gli investigatori, Giuseppe Anania avrebbe invitato il fratello “a dare corso ad un’accurata opera di scerbatura in campagna” e sulla dichiarazioni di D’Amico avrebbe aggiunto “questo fa danno, sicuro, capito?”.

Il gip del tribunale di Barcellona Anna Adamo, in occasione della convalidato dell’arresto di Francesco Anania, non aveva però ritenuto sufficienti gli elementi raccolti per contestare anche l’aggravante di aver favorito l’organizzazione mafiosa operante nel comprensorio tra Barcellona e Milazzo, confermando solo l’accusa di detenzione illegale di armi e droga. Per i due ragazzi l’accusa è di detenzione di armi per Felice Anania e di favoreggiamento nello spaccio di sostanze stupefacenti per Christian Anania.
Posta un commento