3 agosto 2015

BarcellonaPG (ME) , mafia: c’e’ un nuovo pentito. E’ Franco Munafo’ inteso ‘merenda’, esponente del gruppo D’Amico. Ormai e’ effetto domino


2 agosto 2015 

Il pentimento del boss Carmelo D’Amico, capo dell’ala militare della famiglia mafiosa dei ‘barcellonesi’, sta scatenando un effetto domino sugli affiliati alla criminalità organizzata. Alla lista dei collaboratori di giustizia, infatti, si è aggiunto adesso anche uno degli affiliati che ha fatto parte delle nuove leve della mafia, il pozzogottese Franco Munafò, 30 anni, inteso ‘Merenda’, arrestato all’alba dello scorso 16 aprile nell’ambito dell’operazione GOTHA 5. 

Nonostante la giovane età, già il 30 gennaio del 2009, lo stesso giorno in cui Franco Munafò compiva appena 21 anni, la Direzione distrettuale antimafia di Messina aveva chiesto il suo arresto perché già all’epoca riteneva lo stesso giovane che abitava nella zona periferica di Pozzo di Gotto, appartenente all’associazione mafiosa messa in luce nell’ambito dell’operazione antimafia ‘Pozzo’. Richiesta di arresto che invece non fu accolta dal gip di Messina. Adesso per il giovane che ha avuto il compito, dopo l’arresto dei fratelli D’Amico, prima Carmelo e poi Francesco, entrambi transitati nelle file dei collaboratori di giustizia, di custodire l’arsenale della mafia, si è aperta una nuova fase di collaborazione. Munafò viene descritto dal pentito Salvatore Campisi storicamente appartenente al gruppo D’Amico, “vicino a personaggi di assoluto rilievo di tale organizzazione come Chiofalo e Antonino Calderone intesa Caiella”. Franco Munafò avrebbe avuto un ruolo per nulla secondario se si pensa che fino allo scorso mese di aprile faceva da ‘guardaspalle’ ai figli dei boss, in particolare a Giuseppe Ofria, durante le scorribande notturne in discoteche e locali di Milazzo. Campisi attribuiva a Franco Munafò un ben preciso ruolo ‘nell’ambito della compagine associativa’, ossia quella di assistenza al gioco d’azzardo gestito dalla famiglia D’Amico a cui lo stesso Campisi aveva per un periodo collaborato, e descriveva il rapporto di speciale fiducia che legava l’indagato soprattutto a Francesco D’Amico, Ottavio Imbesi e Domenico Chiofalo. 

Gazzetta del SudLeonardo Orlando 

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