15 settembre 2015

Messina: Tirrenoambiente s.p.a., società ad “uso privato” dei suoi amministratori

Sotto inchiesta anche l’affidamento senza il ricorso all’evidenza pubblica – trattandosi di società a partecipazione pubblica –, alla “Osmon spa” di Borgo Vercelli
La Guardia di Finanza di Messina che, su delega della procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto (Me), martedì scorso nell’operazione “Riciclo” ha arrestato il sindaco di Mazzarrà Sant’Andrea, Salvatore Bucolo (adesso sospeso dal prefetto di Messina Stefano Trotta), e di Giuseppino Innocenti, Giuseppe Antonioli e Lorenzo Piccioni, tutti ex amministratori delegati della Tirrenoambiente s.p.a. (la partecipata del comune di Mazzarrà per la gestione della discarica di contrada Zuppà, oggi sotto sequestro della magistratura per gravi violazioni ambientali) oltre ad aver fatto luce sul «fatto che tutti gli amministratori di Tirrenoambiente s.p.a. succedutisi nel tempo si siano appropriati di parte dell’equo indennizzo, quale politica delinquenziale radicata nella società medesima», nonché sul «peculiare ruolo assunto nella vicenda dal sindaco, cruciale ed imprescindibile tassello della politica criminale di Tirrenoambiente s.p.a. che ha consentito indistintamente a tutti gli amministratori delegati nominati nel corso del suo mandato di perpetuare le condotte criminose inaugurate a suo tempo da Innocenti», ha accertato come i predetti amministratori delegati nel corso del tempo abbiano fatto della società un uso privato.
«Nel periodo dal 2009 al 2013 – si legge nell’ordinanza del gip barcellonese Danilo Maffa – i singoli amministratori delegati di Tirrenoambiente s.p.a. hanno – in tale veste – erogato in favore di svariate associazioni sportive e/o culturali importanti somme di denaro a titolo (formalmente) di sponsorizzazioni».
Elargizioni che per la procura «esulano dall’oggetto sociale di Tirrenoambiente». Secondo quanto riferito agli inquirenti dal contabile della società Fabio Villarà «mai nessun destinatario delle sponsorizzazioni ha presentato documenti che davano prova di come sono stati spesi i contributi percepiti. Tant’è che non mi risulta che presso la sede della tirrenoambiente s.p.a. vi sia tale eventuale documentazione».

E si tratta di somme considerevoli: 715.000 all’Associazione Sportiva Borgopal, 723.369 euro all’ASD Mazzarrà, 76.000 euro alla Parrocchia Santa Maria delle Grazie sempre di Mazzarrà. Soldi anche alle parrocchie San Paolo Apostolo e San Michele Arcangelo di Messina del sacerdote Giuseppe Brancato, oggi alla direzione della Caritas di Messina.
«La natura indebita delle predette erogazioni di denaro – prosegue il gip – evidentemente effettuate dagli amministratori delegati pro tempore per fini egoistici, seppure con denaro vincolato a ben precisi scopi pubblicistici», appare evidente se si considera che dell’associazione Sportiva A.C. Borgopal l’Innocenti «ha sempre rivestito la qualifica di rappresentante legale».
Ma vi è di più, i finanzieri hanno fatto luce anche su «plurime e radicate cointeressenze esistenti tra gli amministratori di Tirrenoambiente s.p.a. e le varie società facenti parte della componente privata della stessa (Ederambiente, Ge.Se.Nu., Secit, San Germano, A2A, Themis, Cornacchini, Bioener Tirrenoambiente, ndr).

Sempre secondo quanto riferito dal Villarà, particolare era la posizione assunta dall’Innocenti: «nel corso della sua qualità di amministratore Delegato della società fino all’ottobre del 2013 (Innocenti si dimise per motivi di salute, ndr), ha concesso diverse consulenze alla società C.A.R. S.r.l. Che era a lui riconducibile in quanto la citata società dovrebbe appartenere o a lui stesso o ai figli. Mi sembra di ricordare – continua il Villarà – che la citata società ha effettuato delle consulenze ambientali riscontrabili dalle fatture di Tirrenoambiente s.p.a. che sono state regolarmente pagate». Consulenze costate oltre un milione di euro e attribuite sempre senza alcuna decisione del consiglio di amministrazione ma in forza di «affidamenti diretti» sottoscritti da Innocenti nella «duplice veste» di amministratore delegato di Tirrenoambiente e legale rappresentante della C.A.R. Di cui detieni il 51% mentre il restante 49 fa capo ai figli Andrea e Anna.
Ma a favorire Innocenti sono stati anche i contratti siglati tra Tirrenoambiente e Osmon (che si occupa della gestione dell’impianto di generazione dell’energia elettrica con il biogas prodotto dalla discarica e di cui era amministratore l’altro indagato Antonioli, ndr) della quale la C.A.R. Possiede il 47,83% del capitale.
Dalle indagini è emerso anche che «la Edera Società Cooperativa a.r.l. – riconducibile anch’essa all’Innocenti – ha operato all’interno della discarica di contrada Zuppà in forza di contratti stipulati con Tirrenoambiente s.p.a. senza però aver mai partecipato ad alcuna gara di appalto». Contratti sempre sottoscritti da Innocenti nella duplice veste di amministratore delegato di Tirrenoambiente e legale rappresentante della Edera,
Anche Giuseppe Antonioli risulta avere «rilevanti e risalenti» cointeressenze in altre società che hanno avuto rapporti commerciali «particolarmente vantaggiosi» con la Tirrenoambiente.
Si tratta della vicenda relativa ad un’apparente controversia tra Osmon e Tirrenoambiente sulla quale indaga anche la procura di Vercelli che ha fatto notificare quattro avvisi di garanzia in cui si ipotizza il reato di abuso d’ufficio all’ex presidente del Cda di Tirrenoambiente, Antonio “Antonello” Crisafulli; gli ex amministratori delegati, Giuseppino “Pino” Innocenti, l’ex senatore di Fi Lorenzo Piccioni e il cognato Giuseppe Antonioli.

Come riferito sempre dal Villarà «nel corso del mese di gennaio 2013 la Tirrenoambiente s.p.a. sottoscrive con la Osmon s.p.a. anche un contratto per lo smaltimento del percolato e, tra le premesse di tale accordo, vi è indicato che l’affidamento è effettuato al fine di scongiurare la mancata produzione lamentata dalla stessa Osmon s.p.a.».
La Osmon successivamente, siamo nel 2014, comunica alla Tirrenoambiente che «le tariffe in essere subiranno un aumento pari al 7% sulle singole voci riportate nell’accordo commerciale esistente – contratto del 2013. La Tirrenoambiente s.p.a. non ha mai provveduto a contestare alcunché in quanto l’Amministratore delegato era Antonioli Giuseppe, già amministratore unico della Osmon s.p.a. – ha raccontato Villarà che, nel corso di una conversazione con l’attuale presidente di Tirrenoambiente Antonia De Domenico, commentava ironicamente la richiesta avanzata dalla Osmon: «l’hanno scritta Osmon quando c’era amministratore unico Antonioli, e Antonioli era amministratore delegato di Tirrenoambiente, non ha risposto lui, si rispondeva da solo? Se ha scritto una richiesta da parte di Osmon… una richiesta, manco richiesta. (…) c’era scritto Antonioli come Osmon, l’ha fatta firmare a Mattia Rolfo, pur di non firmarla lui e dall’altro lato lui era amministratore delegato di Tirrenoambiente e non ha risposto». [link]

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