26 settembre 2015

UN ALTRO 11 SETTEMBRE

di Mario Ciancarella - 26 settembre 2015

Ho atteso invano che accanto alle giuste e doverose celebrazioni degli attentati a New York dell'11 Settembre 2001 qualcuno, come operatore dell'informazione, si ricordasse e ci ricordasse l'altro 11 Settembre, quello del golpe cileno di Pinochet, spalleggiato dalla CIA.
Ma il silenzio su quella sciagurata vicenda e' stato assordante, gli oltre trentamila desaparecidos di quella turpe storia non valgono nulla rispetto ai duemila morti delle Twin Towers.
Cosi' va il mondo. Guai a ricordare gli scempi consumati dal principe, guai a ricordare che non c'e', sullo scenario internazionale, una sola figura di spicco della violenza piu' sanguinaria che non sia stata creata dall'Occidente ricco ed egemone: Dai Saddam Hussein ai Talebani afghani, dai Bin Laden all'IS sono tutti figli nostri. Ma si racconta solo dei danni subiti da noi a causa di quelle creature mostruose che abbiamo contribuito a generare, senza mai analizzare fino in fondo quella genesi. Perfetti aspiranti stregoni sfuggiti al nostro controllo.
Eppure il sangue che scorre e' lo stesso sangue di ciascuna persona umana e potrebbe essere domani quello dei nostri figli.

Vorrei solo chiedere perche? Perche' non e' stato ricordato il piu' grave golpe politico della seconda meta' del secolo scorso, cui la CIA ha contribuito direttamente interagendo con i militari golpisti ed aiutandoli poi ad occultare le responsabilita' perche' i responsabili rimanessero impuniti? Perche' il massacro di Allende e degli uomini rimasti fedeli al legittimo governo non ha diritto di ricordo e di menzione? 
Perche' la violenza indiscriminata contro i democratici del Paese cileno viene ancora sottaciuta? In nome di quale anticomunismo viene ancora oggi perpetuato l'oblio?
 Pinochet ha concluso la sua carriera da Parlamentare cileno, come da noi i piu' collusi con i periodi stragisti hanno potuto concludere le proprie carriere da personaggi “emeriti”, permettendosi, tutti, di rivendicare il proprio impegno contro un comunismo a loro dire antilibertario e che in quella loro logica giustificava ogni tipo di scelleratezza.
Senza una coscienza limpida tuttavia non potremo mai arrivare alla verita' sulle nostre stragi nostrane per poter sperare in una vera riconciliazione nazionale. Cosi' come e' stato per la Lotta di Liberazione dal Nazifascismo, per la quale e' stata alterata ogni evidenza storica in nome di non si sa bene quale patriottismo condiviso, con false ed improbabili equiparazioni tra i combattenti dei diversi e contrapposti schieramenti.
Un po' di sano giornalismo, vi prego. Potrebbe farci crescere molto piu' della servile acquiescenza ai desiderata del potere.
Riporto qui di seguito le parole di un vero giornalista - Pippo Favaper come sono state citate da una vera campionessa della lotta per la legalità democratica - Nadia Furnari - della Associazione Antimafie Rita Atria:
 "Io ho un concetto etico di giornalismo. Un giornalismo fatto di verità, impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, sollecita la costante attuazione della giustizia, impone ai politici il buon governo. Se un giornale non è capace di questo si fa carico di vite umane. Un giornalista incapace, per vigliaccheria o per calcolo, della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori che avrebbe potuto evitare, le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, le violenze, che non è stato capace di combattere." [Giuseppe Fava]
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