9 ottobre 2015

Mafia e reati finanziari, indagato vicepresidente Unicredit. L’operazione a Firenze svela rete di fiancheggiatori collegata a Matteo Messina Denaro

Fabrizio Palenzona

8 settembre 2015

L’operazione a Firenze svela rete di fiancheggiatori collegata a Matteo Messina Denaro

Un’operazione che ha portato a dieci arresti, una rete di fiancheggiatori presumibilmente legata al boss trapanese Matteo Messina Denaro, l’ultimo capomafia di Cosa nostra a godere ancora di una latitanza dorata da oltre vent’anni. 

Nell’inchiesta è finito anche Fabrizio Palenzona, vice presidente di Unicredit, indagato dalla Dda di Firenze per reati finanziari aggravati dal favoreggiamento a Cosa nostra. 
Questa mattina i suoi uffici sono stati perquisiti dai carabinieri del Ros, che hanno condotto l’operazione. Altre perquisizioni avrebbero riguardato anche altri manager e imprenditori, alcune nei dintorni di Pisa e nella zona della Versilia. Al centro del filone investigativo alcune operazioni finanziarie sospette legate a possibili infiltrazioni mafiose nel tessuto economico locale. Tra gli indagati il costruttore Andrea Bulgarella, sul quale pende l’accusa di reimpiego di beni e favoreggiamento a Cosa Nostra. Secondo gli inquirenti, potrebbe essere collegato proprio alla latitanza di Messina Denaro
Andrea Bulgarella

Bulgarella, di origini trapanesi, anni fa aveva avviato un’attività imprenditoriale a Firenze, Lucca e Pisa, ma anche al Nord Italia e a Trapani, costruendo imponenti strutture alberghiere ma anche altre opere edilizie, come il Parco delle Torri a Pisa, per il quale Bulgarella ha poi stoppato i lavori quando ha iniziato a collezionare debiti, arrivando a circa 60 di milioni di euro. 

Coinvolti nell’inchiesta anche altri funzionari di Unicredit, nei confronti dei quali sono state avviate perquisizioni presso i rispettivi uffici a Roma, Palermo, Trapani, Milano e Firenze. Tra questi un collaboratore di Palenzona, Roberto Mercuri, insieme ad altri due manager, Massimiliano Fossati e il responsabile corporate banking per l’Italia, Alessandro Cataldo. La banca in questione ha dichiarato di avere “piena fiducia” negli inquirenti ma “certa che le indagini dimostreranno con chiarezza la loro estraneità rispetto alle contestazioni mosse". Per la Direzione distrettuale di Firenze anche gli altri nomi di Unicredit, insieme al suo vicepresidente, sarebbero indagati per truffa, appropriazione indebita e ricettazione, reati ugualmente aggravati dal favoreggiamento alla mafia. Tutti, secondo l’accusa, avrebbero infatti appoggiato le attività di Bulgarella, il quale a seguito della maturazione del debito avrebbe coinvolto una piccola banca di credito cooperativo, la Bcc di Cascina (Pisa), che Bankitalia ha commissariato per considerevoli criticità nella sua gestione. Quindi l’imprenditore si sarebbe rivolto a Unicredit, riuscendo a trovare ulteriori finanziamenti grazie a Palenzona e agli altri manager. Gli inquirenti hanno analizzato diverse operazioni finanziarie che sarebbero collegate ad infiltrazioni mafiose sul territorio toscano, acquisendo a Pisa e Viareggio documenti sui legami tra le due banche e lo stesso Bulgarella. 

Ass. Georgofili: “Ora di stringere laccio Messina Denaro"


Matteo Messina Denaro, il latitante per antonomasia perché condannato con sentenza passata in giudicato per la strage di via dei Georgofili, non v’è dubbio soldi da investire ne deve avere tanti.
Notizia fresca, la Dia di Firenze indagherebbe su relazioni che potrebbero esserci fra lo stragista di via dei Georgofili e fiancheggiatori giusto in Toscana.Sono 22 anni che aspettiamo giustizia completa per i nostri morti e i nostri invalidi massacrati nella notte del 27 Maggio 1993.Il cosiddetto laccio intorno al collo di Matteo Messina Denaro ed ai suoi più che probabili sostenitori nella latitanza che potrebbero giusto essere anche in Toscana, la terra che lo ha visto primo attore quando ci ha ammazzato i figli, sarebbe l’ora di stringerlo quanto prima.
Giovanna maggiani Chelli 
Presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

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Mafia e Messina Denaro. Il costruttore di Trapani Bulgarella inguaia i vertici Unicredit. La storia 

9 settembre 2015

I carabinieri del Ros hanno condotto perquisizioni su mandato della Procura di Firenze, ipotesi di favoreggiamento a Cosa nostra. L’origine delle indagini negli affari immobiliari dell’imprenditore trapanese Andrea Bulgarella, sospettato di un collegamento con Matteo Messina Denaro
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C’è anche il costruttore trapanese Andrea Bulgarella tra le undici personecoinvolte nell’operazione condotta dai Carabinieri del Ros in merito ad una presunta rete di fiancheggiatori del boss Matteo Messina Denaro.
Gli investigatori hanno eseguito perquisizioni, disposte dalla Dda di Firenze, che riguarderebbero anche imprenditori e manager. Al vaglio degli inquirenti ci sarebbero soprattutto alcune operazioni finanziarie sospette legate a possibili infiltrazioni mafiose nel tessuto economico locale.


 Bulgarella, impegnato in affari immobiliari, avrebbe maturato un’esposizione finanziaria di circa 65 milioni di euro, coinvolgendo anche una piccola banca di credito cooperativo, la Bcc di Cascina, che da qualche tempo Bankitalia ha commissariato per importanti criticità gestionali.
Bulgarella, per risolvere il ‘buco’, si sarebbe rivolto a Unicredit per sostenere il debito ed avrebbe trovato in Palenzona ed altri manager chi gli avrebbe favorito altri finanziamenti nonostante la forte esposizione. In tutto sono una decina le persone indagate nell’inchiesta; una ventina le perquisizioni effettuate. Tra gli indagati ci sarebbe anche il manager Roberto Mercuri,braccio destro di Palenzona in Aeroporti di Roma. Perquisizioni anche a Trapani, Roma, Firenze, Palermo per sequestrare documentazioni bancarie.
Tra le valutazioni dei pm della Dda di Firenze quella di accusare alcuni indagati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all’appropriazione indebita. Nell’inchiesta non  è contestato l’articolo 416 bis ma, solo per alcuni indagati, l’art.7. Tuttavia, per gli investigatori del Ros l’imprenditore Bulgarella viene ritenuto aver collegamenti, per via indiretta, col boss Matteo Messina Denaro, latitante da decenni.
 Tra gli indagati   anche l’ex vice presidente della Provincia regionale di Trapani, Peppe Poma, cognato di Bulgarella, il valdericino Salvatore Bosco, direttore tecnico nelle imprese di Bulgarella, e il vice presidente di Unicredit Fabrizio Palenzona. I carabinieri del Ros hanno acquisito documentazioni bancarie relative ai rapporti tra l’imprenditore trapanese e Unicredit. Sarebbero stati Palenzona ed altri manager a concedergli ingenti finanziamenti nonostante un’esposizione debitoria di circa 65 milioni di euro.
Oggi oltre a essere vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona è presidente di Gemina (la holding di partecipazioni finanziarie quotata in borsa), dall’ottobre 2003 è tra i vertici dell’Associazione Italiana Società Concessionarie Autostrade e Trafori, di Aeroporti di Roma, Aviva Italia e di Assaeroporti.
E’ oltretutto membro del Consiglio di amministrazione di Mediobanca, dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi), Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e Università degli Studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro.
Fabrizio Palenzona ha ricoperto anche ruoli in politica. E’ stato sindaco di Tortona e presidente della provincia di Alessandria. Proveniente dalla Margherita, ora ha pare abbia assunto un ruolo terzo, molto più potente, ma sarebbe vicino al Pd.
Intanto l’Unicredit ha confermato la sua fiducia nei confronti di Palenzona: “Unicredit preso atto delle notizie di stampa in merito ad indagini che coinvolgono esponenti della banca dichiara di avere piena fiducia nel loro operato e si ritiene certa che le indagini dimostreranno con chiarezza la loro estraneità rispetto alle contestazioni mosse
I BULGARELLA. L’impresa Bulgarella viene fondata dal nonno che si chiama nello stesso modo del nipote, Andrea Bulgarella: era l’anno 1902, lo slogan dell’azienda è: “Da oltre cento anni costruiamo il futuro”. L’azienda nasce in sicilia, nel trapanese per costruire strade e ponti, lavori pubblici. Ma negli anni Settanta, Andrea Bulgarella, il nipote allarga le competenze dell’azienda all’edilizia privata. Negli anni Ottanta trasferisce il baricentro dell’attività in Toscana e sposta la sede a Pisa. Si dedica al recupero di edifici storici nel trapanese e in Toscana, acquista anche numerosi alberghi in tutta Italia fra i quali il gran hotel Misurina a Cortina, la Tonnara di Bonaga Valderice in provincia di Trapani, la colonia marina Principe di Piemonte a Tirrenia e il celebre gran hotel Palazzo di Livorno, gioiello liberty e celebre per aver ospitato i primi esperimenti di Marconi. l gruppo Bulgarella ottiene numerose concessioni edilizie e costruisce per esempio il parco delle Torri a Pisa che resta incompiuto, la piazza del Terzo Millennio sempre a Pisa, numerosi alberghi a Erice mare, Viareggio, a Palermo, a Empoli. Il suo gruppo si è occupato anche di trasporto marittimo per collegamenti fra Trapani, le Egadi e Pantelleria.
La Dda di Firenze e il Ros hanno ricostruito la tela dei suoi rapporti con alti esponenti della politica, dal repubblicano  ed ex ministro Aristide Gunnella fino all’attuale senatore ed ex sottosegretario agli Interni, Tonino D’Alì. Ma non solo rapporti con la politica. Tra i contatti di andrea Bulgarella figurerebbe anche Luca Bellomo, nipote del boss latitante Matteo Messina Denaro e genero del boss mafioso palermitano Filippo Guttadauro. Sul ruolo di Bellomo nell’organizzazione mafiosa capeggiata da Messina Denaro  si trovano tanti elementi di accusa nell’ambito dell’operazione antimafia Eden durante la quale venne arrestato. E’ una tela di rapporti pericolosi quella dell’imprenditore andrea Bulgarella che negli anni ’90 fu indagato per favoreggiamento dalla Dda di Palermo, anche se poi la sua posizione venne archiviata.
Oggi i legali del vicepresidente di Unicredit negano che conosca Bulgarella aggiungendo che durante le perquisizioni nella casa e nell’ufficio di Milano “non è stato trovato nulla”. Tuttavia un’intercettazione telefonica tra altri due indagati, due manager bancari, tira in ballo Palenzona come colui che si sarebbe prodigato per far “accelerare” l’approvazione del piano di rientro del gruppo di Bulgarella.
Bulgarella è indicato dai pm imprenditore di riferimento di Cosa Nostra.
Varie le circostanze in questo senso ricostruite dalla Dda e dal Ros: non solo il fatto che lo abbia descritto nel 2014, come uomo “a disposizione di Cosa Nostra”, lo stesso pentito Giovanni Brusca. Ma ci sarebbero rapporti di affari con un altro indagato, l’imprenditore siciliano Girolamo Bellomo, marito della nipote di Messina Denaro, Lorenza, avvocato, che è estranea a questa inchiesta e che è figlia di Rosalia Messina Denaro, sorella del boss Matteo, e di Filippo Guttadauro, fratello dell’ex capomafia di Brancaccio Giuseppe Guttadauro.
Bellomo risulta titolare di una ditta di forniture alberghiere, che avrebbe avuto rapporti con le imprese Bulgarella che a Pisa e nel Nord ha realizzato da circa venti anni, hotel e centri direzionali, anche recuperando ex colonie marine. Per i 10 indagati perquisiti dal Ros, le accuse sono, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, all’appropriazione indebita e al reimpiego di capitali di provenienza illecita.
La Dda ipotizza che Bulgarella abbia reimpiegato in Toscana capitali del clan di Messina Denaro. Una situazione che avrebbe determinato vantaggi a lui stesso e all’associazione mafiosa.
La difesa. Bulgarella “si dichiara completamente estraneo ad ogni addebito e ci tiene a precisare con forza che non  ha mai avuto alcun contatto con nessun gruppo associativo criminale, men che meno di stampo mafioso”. Lo afferma in una nota l’avvocato Giulia Padovani, legale del costruttore pisano accusato dalla Dda di Firenze di intrattenere da molti anni rapporti stretti con il clan mafioso del boss Matteo Messina Denaro. “Per quanto riguarda il merito della vicenda – conclude il difensore dell’imprenditore – l’indagato è sereno e provvederà a difendersi presso le sedi competenti”. [link]
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