11 novembre 2015

PAOLA OTTAVIANO, NOI LOTTIAMO CONTRO IL MUOSTRO DI NISCEMI

11 novembre 2015

Quante notizie siamo abituati a sentire o leggere tramite radio, giornali, internet, televisione e quant’altro? Quante di queste ci vengono riproposte più e più volte in tutte le salse possibili? Poi però ce ne sono tante altre che, non si capisce secondo quali criteri, vengono lasciate nell’ombra. Tra queste troviamo sicuramente le vicende legate al MUOS. Se non avete mai sentito questa parola non preoccupatevi perché fino a qualche settimana fa anch’io ero nella vostra stessa situazione.
Il MUOS (Mobile User Objective System) è un moderno sistema di telecomunicazioni della marina militare statunitense composto da quattro stazioni di terra, una delle quali si trova a Niscemi, in Sicilia. L’installazione di questo sistema ha però suscitato le fortissime proteste della popolazione siciliana, tanto da produrre un asprissimo contenzioso politico e giudiziario che, seppur poco pubblicizzato dai media, porta con sé tanti interrogativi e punti d’ombra su cui sarebbe il caso di far luce. Per questo motivo, grazie alla segnalazione di Gabriele Del Grande, ho avuto modo di contattare Paola Ottaviano, avvocatessa che sta seguendo in prima persona la causa dei movimenti No MUOS in Sicilia. Via Skype ho avuto modo di farmi spiegare da lei gli eventi e le posizioni che si sono schierate su questo scivoloso campo.
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Prima di tutto, cos’è il MUOS?
“Il MUOS è un sistema satellitare in uso alla marina statunitense, che servirà a facilitare le comunicazioni fra tutti i militari del governo statunitense, tramite un sistema di parabole collegate a dei satelliti in orbita. In tutto stiamo parlando di quattro stazioni di terra: di cui due sono negli USA, una in Australia e la quarta è appunto a Niscemi, in Sicilia (provincia di Caltanissetta, ndr). In più il MUOS è anche uno strumento che è legato all’utilizzo dei droni, gli aerei senza pilota, quindi servirà anche come strumento bellico per coordinare le operazioni militari degli Stati Uniti. L’altro aspetto molto importante è che non è assolutamente uno strumento ad uso della NATO, come molti spesso affermano per distogliere l’attenzione dalla questione, bensì è uno strumento ad uso esclusivo degli Stati Uniti. L’installazione del MUOS a Niscemi tra l’altro è stata decisa con una procedura semplificata, con la firma di un ministro italiano e di un generale degli Stati Uniti, quindi senza nessuna discussione in Parlamento, su una questione in realtà così importante sia per la salute, che per la politica nazionale“.

Come mai proprio a Niscemi?
“A Niscemi c’è questa base americana dal 1991, tra l’altro una base che è stata istituita all’interno di una riserva naturale, parliamo di una sughereta che è unica in Europa per biodiversità. All’interno di questa base ci sono 46 antenne, dette NRTF, che sono già attive dal ’91 e che servono alle comunicazioni. E’ una base attiva già da tanto tempo e quindi già con un inquinamento elettromagnetico elevato. Il MUOS originariamente doveva essere installato a Sigonella, dove c’è un’altra base, questa però a uso anche della NATO. Uno studio degli americani stessi ha però dimostrato che era pericoloso impiantare il MUOS vicino all’aeroporto di Sigonella perché il suo funzionamento poteva interferire con i radar dell’aeroporto. Hanno quindi deciso di spostarlo a Niscemi, che dista da Catania un centinaio di chilometri e da Comiso, dove oggi ha sede un aeroporto civile, una ventina. Quindi è un rischio che anche i tecnici hanno sempre messo in rilievo, il rischio dell’interferenza con i radar di Comiso, ma neanche questo ha mai sollevato nessun dubbio nei politici che hanno dato le autorizzazioni“.

Nel 1991 ci furono proteste?
“Nessuno sapeva niente. Niscemi è un posto particolare, è un comune vicino a Gela, che è una zona interessata da forte presenza mafiosa, lì c’è la Stidda che è molto forte. Il comune di Niscemi è stato sciolto due volte per infiltrazioni mafiose. Durante gli anni ’90 c’è stata proprio una guerra combattuta a colpi di fucile per strada, sono morti anche dei bambini. Ovviamente questa scelta non è stata fatta a caso, con un’influenza mafiosa così forte si possono far passare molte cose“.

Come nasce il movimento “No MUOS”?
“Le autorizzazioni vengono date nel 2011, però già nel 2008 si comincia a sapere del progetto. Il merito più grande alla fine va a un giornalista freelance, Antonio Mazzeo, da sempre impegnato su queste tematiche. Dopo aver scritto un pezzo su questo progetto a Niscemi è stato contattato da alcuni niscemesi che volevano capire meglio di cosa si stesse parlando. Una volta capiti i grossi problemi legati alla salute e all’ambiente sono cominciate le prime proteste. Nel frattempo cominciavano a nascere comitati di protesta in tutta la Sicilia e man mano si è cominciato a fare informazione su questa cosa, fino a quando si è creato un presidio davanti alla base. Da lì è nato un vero e proprio movimento di protesta, con persone che fisicamente cercavano di impedire l’ingresso degli operai. In quel periodo ha preso vita anche il comitato delle madri No MUOS, che ha dato un contributo importante al movimento.

Come ti sei avvicinata a questa causa?
“Una sera ero con degli amici a Modica, avevamo letto questi pezzi di Antonio Mazzeo, avevamo saputo delle prime proteste a Niscemi, e ci siamo detti: “Facciamo qualcosa!”. Avevamo capito che era un discorso che andava oltre la salute dei niscemesi. Abbiamo creato il comitato a Modica e da lì è stato tutto un crescendo. Poi, visto il lavoro che faccio, ho cominciato a occuparmi anche della parte legale insieme ad altri avvocati. Abbiamo passato notti a lavorare, abbiamo dovuto studiare casi su casi, chili e chili di documenti, però finora ci siamo tolti anche delle soddisfazioni”.
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Le questioni riguardo ai possibili rischi per la salute e l’ambiente sono centrali nella vostra protesta. Come si sono organizzate le ricerche scientifiche?
“Considera che gli studi che sono stati usati per dare le autorizzazioni nel 2011 praticamente non esistono. C’è uno studio dell’Università di Palermo, firmato da due professori, che semplicemente afferma come il MUOS sia innocuo per la salute e per l’ambiente. Tutto senza mezzo dato. Niscemi ha successivamente chiesto una relazione a due scienziati, i professori Zucchetti e Curaddu. Questi hanno fatto una relazione mettendo invece in luce tutti i rischi che l’installazione comporterebbe. La cosa più importante è che anche il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale, ndr) ha nominato un tecnico. Ha dato l’incarico a un professore della Sapienza, Marcello D’Amore, che ha fatto due relazioni sull’impatto e sulle emissioni del MUOS, dove afferma che gli studi su cui si basavano le autorizzazioni erano assolutamente carenti e lacunosi; allo stesso tempo mette in luce tutta una serie di pericoli rispetto all’ambiente, alla salute, all’interferenza con gli aeroporti e molto altro. Il TAR, infatti, il 13 Febbraio 2015, anche grazie a queste relazioni, ha riconosciuto che la base non poteva essere autorizzata in alcun modo“.

Proviamo a ripercorrere brevemente i momenti principali del percorso giudiziario.
“Allora inizialmente il comune di Niscemi dà il nullaosta per l’installazione. Dopo però cambia idea. Il sindaco stesso si rende conto che il nullaosta non andava dato visto che non c’erano studi che escludessero rischi per la salute e per l’ambiente. La regione però dà lo stesso le autorizzazioni nel 2011, con due atti. Il comune di Niscemi allora presenta ricorso al TAR di Palermo contro questi due atti della regione Siciliana che autorizzano l’installazione. La protesta cresce e intanto Crocetta vince le elezioni regionali. Lui in campagna elettorale aveva seguito molto la protesta, affermando che non avrebbe fatto installare il MUOS. Una volta vinte le elezioni, nel Marzo 2013, ha revocato le autorizzazioni. Da lì inizia poi un altro iter giuridico, perché il Ministero della Difesa italiano impugna la revoca di Crocetta. Da qui diventa molto complicato, molto “gattopardiano” (ride, ndr). La regione Siciliana è stata schizofrenica, prima era con noi, poi contro. Perché Crocetta successivamente ha fatto il passo indietro: prima ha revocato le autorizzazioni, dopo ha revocato la revoca. L’altro momento importante è arrivato con la sentenza al TAR del 13 Febbraio scorso, che ci ha visti vittoriosi, dato che ha considerato illegittime le autorizzazioni. Questo ci ha fatto capire che cosa può fare chi governa, rilasciare autorizzazioni senza neanche gli studi per capire se una cosa ha impatti sulla salute e sull’ambiente“.

Come avete reagito a quella vittoria?
“Non si era mai vista a livello giudiziario una vittoria simile di persone piccole contro una superpotenza; perché in tribunale la nostra controparte è il Ministero della Difesa, che in sostanza rappresenta gli interessi degli Stati Uniti. Questo silenzio totale su una cosa del genere è davvero allucinante. Hai un tribunale che ti riconosce che gli studi su cui si basavano le autorizzazioni del 2011 erano totalmente carenti di dati e di rigore, rendendo così di conseguenza illegittime le autorizzazioni, e nessuno ne parla?“.

Però la storia non finisce qui. Al momento qual è la situazione giudiziaria?
“Dopo la nostra vittoria al TAR il Ministero della Difesa ha presentato ricorso in appello al CGA (Consiglio di Giustizia Amministrativa, ndr). La sentenza del CGA di Settembre non è andata bene. Questa nuova sentenza, infatti, prende una posizione profondamente diversa rispetto alla sentenza di primo grado. Loro ritengono che la Regione Siciliana non avrebbe potuto annullare le autorizzazioni, poiché già esistevano studi che provavano la sicurezza del progetto e quindi era un’opera legittima con tutte le autorizzazioni. In più hanno fatto una sentenza non definitiva, ritenendo che le verifiche fatte dal Professor D’Amore nella sentenza di primo grado non fossero complete, e quindi hanno richiesto un supplemento di verificazione. La cosa che ci ha stupito di più è che è stato nominato un collegio di 5 verificatori per valutare l’impatto sulla salute umana, e in questo collegio ci sono 3 ministri, tutto questo quando il Ministero della Difesa è parte in causa del procedimento. A nostro avviso questo viola il principio, sancito dal codice di procedura amministrativo, della necessità della terzietà dei verificatori, rispetto agli interessi che sono in gioco nel giudizio, e infatti abbiamo chiesto una modifica della sentenza, oltre ad aver presentato un ricorso per revocazione della sentenza, insieme a tutte le altre parti che si oppongono al MUOS. Il fatto che in questo collegio ci siano tre ministri, in un collegio che decide a maggioranza ci fa capire molte cose. Il verdetto adesso è stato rinviato a Dicembre. Vedremo. Per il momento il MUOS resta comunque sotto sequestro penale su provvedimento della Procura di Caltagirone“.
Ottaviano01
Blu, No Muos, Niscemi
Quali sono le vostre aspettative per il futuro?
“A livello giudiziario chiaramente noi continuiamo perché non è ancora scritta l’ultima parola. L’altro piano è quello della movimentazione, dei comitati. Si ha la consapevolezza che è una battaglia di formiche contro giganti che possono mettere in gioco qualsiasi strumento per annientarti. Dopo la sentenza del TAR che aveva acceso la speranza, questa sentenza del CGA del 3 Settembre ci ha un po’ demoralizzati. La speranza è che comunque la gente mantenga l’attenzione sulla questione. Sono cose che, anche se difficili, vanno portate avanti, soprattutto quando si parla di devastazione del territorio, di danni alla salute, di soffocamento di ogni principio di autodeterminazione di una popolazione. Perché devono essere sempre quelli che stanno in alto a decidere come deve essere impostata la tua vita, di che malattia devi morire e di che economia devi morire? L’unico modo per contrastare queste scelte calate dall’alto è che sui territori, dal basso, la gente prenda in mano le proprie vite e faccia sentire la propria voce. Anche se per farlo le persone sono costrette a subire una fortissima repressione, sono infatti ormai centinaia le denunce piovute sugli attivisti del movimento per le proteste di questi anni. Il paradosso è che a fronte di una vicenda illegale da tutti i punti di vista, anche quello costituzionale, siano le persone che denunciano queste illegalità a subire le conseguenze più pesanti“.


Grazie davvero Paola, passiamo ora ai tuoi Twig. Quali persone vuoi segnalarci?
“Vi faccio il nome di Claudia Lodesani, medico di Medici Senza Frontiere, che ha preso parte a tantissime missioni in giro per il mondo e può raccontarvi cose molto interessanti. Il secondo nome che vorrei farvi è quello di Nadia Furnari, fondatrice dell’associazione antimafia Rita Atria; la sua attività in Sicilia nella lotta alla mafia è davvero molto importante e vale la pena raccontarla. Infine vi mando da Maurizio Giuca, psicologo e musicista che ha studiato le interessanti connessioni che intercorrono tra psiche e musica“.

Nicolò Barattini [link]
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