18 febbraio 2018

L'inchiesta di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) : "Così l'assessore Angelo Coppolino si appropriò di una piazza"


Angelo Coppolino avrebbe addirittura fatto ripavimentare uno spazio pubblico. Nell'indagine è stato imposto il divieto di dimora al sindaco

Suolo pubblico usato come proprietà privata e non da un cittadino qualsiasi ma da un assessore che bypassa qualsiasi tipo di autorizzazione, forte - secondo gli investigatori - di un’amministrazione connivente e dell’appoggio del sindaco: 

“Non un ente di servizio pubblico, ma una istituzione a loro completa disposizione”. 

È questo che raccontano le 130 pagine dell’ordinanza del gip, Fabio Gugliotta, che ha portato in carcere l’ex assessore Angelo Coppolino e portato al divieti di dimora per il sindaco Roberto Materia nel Comune che amministra, Barcellona Pozzo di Gotto. Coppolino e Materia sono coinvolti nell'indagine con altri sei funzionari comunali, compreso segretario comunale e vice comandante della Municipale.

Un piano in più, senza alcuna concessione edilizia. Perfino la pavimentazione della piazza pubblica, nella parte occupata abusivamente dal ristorante Il Borgo. Addirittura delle luci interrate nelle mattonelle che ripavimentavano la piazza: “I Coppolino mi dissero che la piazzetta era di loro proprietà e che io avrei potuto utilizzarla per la mia attività di ristorazione”, riferisce Mariano Rizzo, gestore de Il Borgo agli inquirenti riferendosi ai primi momenti in cui i Coppolino proprietari dei locali li offrivano a loro in affitto. Mentre la moglie di Rizzo, Concetta Lizzio, racconta: “Mi dissero che potevo aprire una botola presente nella piazzetta per prendere dell’acqua in quanto vi era un pozzo”.
Una piazza in pieno centro storico, proprio alle spalle del Palazzo comunale e di fronte al Teatro Mandanici, in un quartiere che “doveva essere oggetto di riqualificazione ed in particolare la piazza adiacente a via Gerone (era previsto un finanziamento pubblico per tali lavori) e che pertanto lo stesso era stato sicuramente oggetto di controllo in vista della futura riqualificazione del rione”. Eppure: “Non ricordo di alcun controllo nel periodo dei lavori”, dichiara ancora Rizzo. Ed è proprio sui controlli che si concentra il gip. Sopralluoghi – quelli fatti a giugno del 2016, solo in seguito a due esposti anonimi - più che superficiali perfino alla presenza dell’allora assessore, Angelo Coppolino, presenza non verbalizzata dal vice comandante Salvatore Di Pietro, secondo il giudice sottoposto a pressioni: “Una specie di “ricatto”, posto che il Di Pietro mai avrebbe contestato illeciti edilizi all’artefice della sua futura promozione”. “Io ammetto che in questi sopralluoghi non ho fatto quasi nulla”, rivela agli investigatori, infatti, l’ispettore del Comune Filippo La Rosa.

Ed è lo stesso Di Pietro a raccontare, durante l’interrogatorio “che, in più occasioni, l’assessore si sarebbe schierato a tutela degli ambulanti abusivi, alcuni soggetti, tra l’altro, pluripregiudicati, al fine di “ammorbidire “l’attività della polizia Municipale nei loro confronti”.  Abusi edilizi sotto gli occhi di tutti, aree pubbliche trattate come private, e l’amministrazione comunale utilizzata a proprio piacimento: è questa la ricostruzione degli inquirenti, che racconta come “l’assessore e il di lui padre, Carmelo Coppolino, abbiano considerato il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, in tutte le sue articolazioni (dal sindaco ai singoli settori fino addirittura ad arrivare al Comando di Polizia Municipale) non un ente di servizio pubblico, ma una istituzione a loro completa disposizione”.
Indagini che hanno portato al divieto che ora impedisce di fatto al primo cittadino di amministrare, non potendo dimorare nella città che governa (la sospensione ufficiale potrebbe arrivare nei prossimi giorni dalla prefettura, mentre Materia verrà sottoposto ad interrogatorio il prossimo giovedì).
Ed il motivo è presto detto: “Concreto ed attuale pericolo, nella permanenza della sua funzione apicale dell’Amministrazione comunale, di reiterazione di analoghe condotte delittuose, per l’insofferenza nei confronti di personaggi ritenuti non in linea con il suo modo di agire, sintomatica di una personalità non del tutto positiva ed incline ad abusare della funzione svolta”, questo scrive il gip che ritiene la contestazione di abuso di ufficio rivolta al sindaco di Barcellona “addirittura riduttiva rispetto alla portata della complessiva condotta posta in essere nell’ambito della complessiva vicenda in esame, dovendosi approfondire il suo effettivo contributo di possibile coprotagonista ed ispiratore di alcune delle condotte contrarie agli interessi della pubblica amministrazione”. Materia, secondo il gip, aveva adottato “provvedimenti manifestamente illegittimi” a dimostrazione “di una marcata indifferenza rispetto alle regole della corretta azione amministrativa. Materia con tale suo comportamento, ha strumentalizzato il suo potere per recare pregiudizio ad una persona evidentemente ritenuta scomoda rispetto al suo modo di agire”.
Comportamenti mirati soprattutto alla rimozione del comandante della Polizia municipale, ritenuto – questa è in sostanza l’ipotesi degli inquirenti – non abbastanza malleabile: 

“L’atteggiamento di avversione (da parte di Materia, ndr) nei confronti del La Rosa (comandante della Municipale) da spiegarsi proprio con l’esigenza di “eliminare” qualsiasi ostacolo alla ricercata volontà di occultare delle irregolarità che, altrimenti, sarebbero state facilmente scoperte”.
È questo solo l’ultimo scandalo che travolge il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, sul quale in passato sono state avanzate ben due richieste di scioglimento per mafia. Materia è stato eletto nel giugno del 2015 sostenuto dal centrodestra e dai Democratici e riformisti di Beppe Picciolo. Ha avuto la meglio su Maria Teresa Collica, sfiduciata dal consiglio comunale: una decadenza allora voluta dal Pd che poi schierò un candidato ma non riuscì ad arrivare neanche al ballottaggio. [link]

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