11 marzo 2018

L’Italia, Terra dei fuochi, un sistema pluridecennale che coinvolge tutte le Regioni



Pino Ciocola, uno dei migliori giornalisti sulle ecomafie, lo scorso 22 febbraio su Facebook ha riportato un breve stralcio della relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite connesse della legislatura 1996-2011. Uno stralcio di ventuno anni fa “Sono ben tredici le regioni dove sono state avviate inchieste per traffici e smaltimento illegale di rifiuti: Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia. Non è infondato ipotizzare che i trafficanti di rifiuti tossici possano ringraziare una sorta di diffusa tolleranza determinata anche da una fitta rete di collusioni, soprattutto in sede amministrativa”.


Nelle ultime settimane, alla redazione di Fanpage.it – dopo aver pubblicato le prime puntate dell’inchiesta Bloody Money – ci sono stati due incendi “sospetti” contro familiari dei giornalisti, una minaccia di un esponente istituzionale, due giornalisti aggrediti, il segretario di un partito affermare “con voi non parlo perché siete indagati”. E in tutto questo, la quasi totalità dell’attenzione mediatica ha messo sotto processo la stessa Fanpage.
C’è un ramificato e consolidato sistema nel quale s’intrecciano pezzi delle istituzioni, imprenditori, camorra e tanto altro. L’inchiesta Bloody Money ha focalizzato l’attenzione sulla Campania. Ma, come riporta lo stralcio di Cociola, la Terra dei Fuochi non è confinata solo alla Campania. Anzi, investe e coinvolge quasi tutta la Penisola. Antonio Musella anni fa descrisse in un libro d’inchiesta, scritto a quattro mani con Andreina Baccaro, “Il Paese dei veleni”. Era il 10 febbraio 2014 quando Presa Diretta portò in prima serata tv l’Italia dei Fuochi. Con il rapporto dell’11 Gennaio 2016 dell’Istituto Superiore di Sanità, in aggiornamento dello studio Sentieri, Sandro Ruotolo denunciò l’emersione del “più grande atto di accusa contro lo Stato, lo si aspettava da vent’anni, ora è arrivato: l’Italia è una terra dei fuochi”. Il coraggiosissimo Nello Trocchia, una delle più grandi firme di inchieste, ha scritto sei anni fa un libro (insieme a Manuele Bonaccorsi e Ylenia Sina) su quel che accadeva nella Capitale. Così come altre inchieste per Nemo e Tiscali Notizie si sono concentrate lontano dalla Campania.
La Direzione Investigativa Antimafia l’anno scorso ha fatto esplicito riferimento a una vocazione imprenditoriale delle cosche, a “deviazioni dal solco della legalità per puro e vile scopo utilitaristico”. Una storia – come ha scritto Nello Trocchia  – che “iniziò con le dazioni di denaro a politici e funzionari compiacenti, corrotti”. Non è più solo una questione di “infiltrazioni” ma di veri e propri “delitti d’impresa”. Un’impresa che coinvolge ad altissimi livelli politici, settori delle istituzioni, camorristi, imprenditori. Che manovrano e dominano i settori più disparati.
Lo stralcio citato da Ciocola cita anche l’Abruzzo. La nostra Regione, così come la vicina Molise (e in questo rimando al documentatissimo e puntuale libro di Paolo De Chiara Il veleno del Molise, non è assolutamente estranea al “modello di sviluppo criminale” della “Terra dei Fuochi”. Quel rapporto dedica ben 12 pagine all’Abruzzo e questo è già un dato che dovrebbe far riflettere. Negli anni, tantissime volte, per questo l’ho citato e riportato ampiamente. Anche perché le “bombe ecologiche” frutto avvelenato di quelle attività criminali in larga parte sono ancora lì. O in alcuni casi, potrebbero, addirittura attendere ancora di essere scoperte. Perché, confesso, dopo aver letto alcune di quelle pagine non ne ho trovato riscontro nella cronaca. E l’attivismo ambientalista non è più proprio da novizio … 
Nell’ottobre 2014, insieme a Silvia Ferrante di Zona22 e ad Augusto De Sanctis, ne parlammo in un’intervista che ci fece proprio Antonio Musella per Fanpage.it. Ma quel “modello di sviluppo criminale” può essere alimentato in tante maniere. Dalla politica, dalla stampa e anche dai cittadini. Come tante volte mi son permesso di scrivere in questi ultimi anni chi gira la testa dall’altra parte, chi minimizza, chi si amalgama e adatta, è sempre complice*
Il traffico di droga, la tratta della prostituzione, il caporalato non possono agire se non sono indisturbati, se non c’è chi parla. E chi lo alimenta. Fermandosi alla cronaca delle ultime settimane, ma veramente veramente c’è chi pensa di aver fatto un servizio a questo territorio e pensa sia credibile la storiella dell’incontro galante finito male di qualche settimana fa? Si possono usare tutte le perifrasi di questo, tutti i più o meno sinonimi, locuzioni, accidenti della lingua. Tutti i veli e controveli di terra, luna e marte. Ma la realtà quella è. Ed è sotto gli occhi di tutti, anche di chi non vuol vedere. 
Al confine tra Abruzzo e Molise, così come a pochi passi dal centro della più grande città abruzzese (che è poi la stessa balzata negli anni scorsi ai vertici della classifica nazionale sulle estorsioni e con consolidate presenze attive nel traffico degli stupefacenti con forti collegamenti con uno dei più importanti clan della Capitale, prospera uno dei più grandi cancri della società moderna: lo sfruttamento della prostituzione. Quello è il suo nome, quella è la realtà. Senza se e senza ma. Ed è solo uno dei cancri criminali che avvelenano questo territorio. Anche per questo sconcerta, indigna, fa incazzare che un politico di lungo corso, per tanti anni sullo scranno più alto dell’assemblea rappresentativa del maggior comune del territorio in cui vivo e oggi assessore, ironizzi (o faccia ironizzare, visto che l’articolo sul blog di cui è direttore non mi sembra sia firmato) per puri motivi sulla presenza della camorra in città. Facendo una sottile opera di negazionismo, lasciando nel lettore l’idea che sia tutto un “divertimento” di esponenti dell’opposizione. Peccato che i due sequestri di immobili datati negli anni, il maxi sequestro di qualche tempo fa a “soggetti imparentati con un clan di Roma”, le varie inchieste antimafia che hanno portato a sgominare cosche di camorra e ‘ndrangheta, le tantissime inchieste sul traffico di droga, le varie sulla speculazione edilizia fanno giungere a conclusioni diametralmente opposte…
Ma se la politica non è direttamente connivente e pupara, come già mi trovai a scrivere per esempio nel 2011 e 2012, basta e avanza che molto semplicemente sia incapace di buona gestione, che annaspi la gestione pubblica e lasci ampie praterie a privati, lobby e – appunto – imprese in odor di camorra o similia. Angelo Venti storie più o meno simili le denuncia e documenta da anni. Basta scorrere l’archivio dell’ottimo Site.it per trovare un immenso elenco di vicende che, in alcuni casi, appare persino difficile da credere possibili. Fatti e atti che potrebbero essere persino comici. Se non fossero reali. Ma siamo pur sempre nella Regione che, dopo 11 anni, praticamente ancora riesce a definire i contorni e i dettagli della maxi discarica di Bussi (e su questo rimando ai documentati comunicati di Stazione Ornitologica e Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua Pubblica) e dove, nel quasi totale silenzio, solo nell’ultimo anno due maxi appalti sono finiti a imprese che sono state al centro di inchieste pesanti.
Alessio Di Florio [link]
Posta un commento