14 aprile 2018

Tornando a parlare di Berlusconi, Graviano aggiungeva: "Sì, 30 anni fa mi sono seduto con te, giusto è? Ti ho portato benessere, 24 anni fa mi è successa una disgrazia, mi arrestano, tu cominci a pugnalarmi, per che cosa? Per i soldi, perché a te ti rimangono i soldi”.


13 aprile 2018 

Le intercettazioni del capomafia di Brancaccio: “Stragi '93 non di Cosa nostra” 

Per 14 mesi, dal febbraio 2016 ad aprile 2017, le microspie registrano il boss Giuseppe Graviano, detenuto al 41 bis, mentre parla con il camorrista Umberto Adinolfi. E ora quei dialoghi sono immediatamente stati depositati al processo trattativa Stato-mafia. Per i pm le intercettazioni sono rilevanti ai fini del processo. La Procura ha anche chiesto di citare a deporre lo stesso Graviano. "Berlusca mi ha chiesto questa cortesia... per questo c'è stata l'urgenza. Lui voleva scendere... però in quel periodo c'erano i vecchi e lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa". È uno degli stralci di conversazione del boss di Brancaccio insieme al co-detenuto, durante l'ora d'aria nel carcere di Ascoli Piceno. Sono 32 le conversazioni con Adinolfi, ritenute rilevanti dalla procura, che le ha depositate agli atti del processo sulla trattativa Stato-mafia. Il boss Graviano è indagato per la cosiddetta trattativa Stato-mafia: le intercettazioni gli sono state contestate nel corso di un interrogatorio risalente allo scorso 28 marzo., quando gli viene contestato il reato di minaccia a Corpo politico dello Stato in concorso con altri boss, per cui già è in corso il processo a Palermo. Davanti ai pubblici ministeri il boss decide di avvalersi della facoltà di non rispondere, spiegando di essere “distrutto fisicamente e psicologicamente con tutte le malattie che ho perché da 24 anni subisco vessazioni denunciate alla procura, entrano in stanza mi mettono tutto sottosopra ... mentre cammino perdo l'equilibrio e mi è stata diagnosticata una patologia per la quale perderò la memoria". 


Tornando a parlare di Berlusconi, Graviano aggiungeva: "Sì, 30 anni fa mi sono seduto con te, giusto è? Ti ho portato benessere, 24 anni fa mi è successa una disgrazia, mi arrestano, tu cominci a pugnalarmi, per che cosa? Per i soldi, perché a te ti rimangono i soldi”. E ancora: “Io non ho fatto niente, ti ho aspettato fino adesso perché ho 54 anni, gli anni passano, io sto invecchiando e tu mi stai facendo morire in galera… ti viene ogni tanto in mente di passarti la mano sulla coscienza, se è giusto che per i soldi tu fai soffrire le persone così?’’. Il boss di Brancaccio sostiene di aver incontrato l'ex premier insieme ad un "paesano", indagato dalla Procura di Palermo in un fascicolo-stralcio sulla trattativa Stato-mafia. “È un paesano di quello che è morto - spiegava Graviano in carcere - e loro volevano fare… invece ci pressava per non farla questa volta, perché gli interessava di scendere lui, mi sono spiegato? E continuare, e invece dovevamo accordare e alla fine c’erano tanti punti da risolvere. Invece si proseguì, è successo quello che è successo, non volevano più stragi’’. 

Quindi ricostruiva il biennio stragista: “Nel ’91 questi cercavano… volevano che uno di noi… che andavano lì… a preparare le auto, preparare le cose… mi sono spiegato? Hai capito che ti ho detto?”. Parlando poi della strage di Capaci, protestava: “Mi è arrivato il mandato di cattura come esecutore… e ci accusarono pure dell’esplosivo. Lo dice Spatuzza, ma non è vero, non hanno trovato niente a mare”. E ancora: “Nel ’92-’93 lui ci propose, dice che ci davano il passaporto, tutte cose per essere… che ci davano 50 milioni di lire ciascuno”. Graviano, rivelava che in quel periodo “non mi aspettavo l’arresto… perché ero circondato da una copertura favolosa… come ero combinato io… solo il Signore”. 


Il capomafia palermitano raccontava ancora al co-detenuto della possibilità, per lui e il fratello Filippo, di incontrarsi in carcere con le mogli nel '96, mentre per anni si è pensato che i figli dei due boss fossero nati grazie all'inseminazione artificiale. Invece, sosteneva Graviano, grazie all'aiuto dei Gom, il Gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria, con la moglie “dormivamo insieme in cella”.
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