29 aprile 2018

Trattativa, Mannino: è la volta del ''solito'' Luciano Violante

di Aaron Pettinari 28 APRILE 2018 “Si può dire che ci sia stata una trattativa di polizia” 

"Non ho mai avuto alcun sentore di una trattativa politica con la mafia. Casomai si può dire che ci sia stata una trattativa di polizia. In una fase in cui non c'erano pentiti né gli strumenti tecnologici attuali accadeva spesso che le forze di polizia avessero relazioni con i boss ad esempio per negoziare informazioni”. A parlare è Luciano Violante, ex magistrato ed ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, sentito ieri al processo d’appello in abbreviato sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, nei confronti dell’ex ministro Dc Calogero Mannino, accusato di minaccia a Corpo politico dello Stato e assolto in primo grado. Appena una settimana è trascorsa dall’emissione della sentenza della Corte d’Assise al processo con rito ordinario e Violante ha detto di non essersi “mai accorto dell'esistenza di una trattativa politica” e di non averne “mai avuto sentore” dipingendo l’immagine di un Governo impegnato nella lotta alla mafia. "Mancino, Martelli, Scotti e Scalfaro erano decisi contro la mafia non solo a parole, ma anche con i fatti" ha ribadito rispondendo alle domande dei sostituti Pg Giuseppe Fici e Sergio Barbiera. Ma poi ha spiegato alla Corte (presidente Adriana Piras e giudice a latere, Maria Elena Gamberini) che quella “trattativa di polizia” avveniva “in una fase in cui non c’erano collaboratori di giustizia e neanche strumenti tecnologici come le microspie. Accadeva che le autorità di polizia avevano relazioni con capi mafia locali, al fine di negoziare confidenze e relazioni. Complessivamente leggendo col senno di poi la negoziazione di polizia c’è stata”. L’ex Presidente della Camera da una parte ha detto che, guardando agli arresti ed i beni confiscati, “se ci fosse stata una trattativa per Cosa nostra sarebbe stata in perdita”, dall’altra ha ammesso alcune stranezze: “Una cosa che colpisce è che Provenzano riusciva a sfuggire agli arresti anche all’ultimo momento. E anche la mancata perquisizione della casa di Riina”. Ma poi non ha aggiunto più nulla sul punto. Certo è che Violante rientra perfettamente nell’elenco dei cosiddetti “smemorati di Stato” che hanno recuperato la memoria a distanza di anni dalle stragi. Ai magistrati ha raccontato certi fatti solfando nel 2009, dopo aver letto sul Corriere della Sera le parole di Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. Ai pm Violante raccontò di aver avuto alcuni incontri con il colonnello Mario Mori, proprio nel 1992, e ieri lo ha confermato nuovamente: “Io ero da poco tempo Presidente della Commissione antimafia, lui mi disse che Vito Ciancimino voleva avere un colloqui privato con me e che avrebbe chiesto qualcosa in cambio. Io dissi che non facevo colloqui privati e se lui avesse voluto essere sentito lo doveva chiedere formalmente alla Commissione antimafia”. Quale fosse quel “qualcosa in cambio” Violante ha detto di non aver mai saputo se fosse “qualcosa di personale o altro”, però ha anche dichiarato che quando chiese a Mori se avesse avvisato l’autorità giudiziaria di quel contatto con Ciancimino “rispose che è una questione politica, non giudiziaria. E che lui si avvaleva della facoltà di non rivelare la fonte (articolo 203 del cpp, quello relativo agli informatori della polizia giudiziaria e dei servizi di sicurezza)”. LEGGI TUTTO QUI
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