29 maggio 2018

Al via il processo d’appello ‘Corsi d’oro 1’, uno dei due tronconi della maxi inchiesta sulla formazione professionale in Sicilia e a Messina che provocò un terremoto politico sin dal 2013


29 maggio 2018 
Dopo la prima udienza andata a vuoto per alcuni difetti di notifica si è aperto questa mattina il processo d’appello ‘Corsi d’oro 1’, uno dei due tronconi della maxi inchiesta sulla formazione professionale in Sicilia e a Messina che provocò un terremoto politico sin dal 2013. In appello, davanti alla sezione penale presieduta dal giudice Franco Tripodi, sono coinvolti 18 imputati, 13 persone fisiche e cinque persone giuridiche, gli enti di formazione, più ben 18 parti civili, di cui16 privati cittadini. 
Il sostituto procuratore generale Adriana Costabile, condividendo l’appello della Procura, ha chiesto per tutti gli imputati, l’aggravamento della pena. In concreto il sostituto Pg ha chiesto alla Corte d’appello dieci richieste di condanna, anche per i due imputati assolti in primo grado, e tre conferme di pena. La prossima udienza è fissata per il 14 giugno. La procura aveva appellato nei mesi scorsi la sentenza di primo grado che si è avuta nel marzo del 2017, poiché a giudizio dei magistrati che hanno retto l’accusa la sentenza non avrebbe tenuto conto di quanto è accaduto nel corso del processo. ‘Il reato di peculato è sussistente e si devono riconsiderare le pene inflitte adeguandole’. L’atto è stato siglato a suo tempo dal procuratore capo De Lucia, dall’aggiunto Ardita e dai sostituti Monaco e Carchietti. 
LA SENTENZA DEL 30 MARZO 2017 
Si chiuse con undici condanne e due assoluzioni il primo grado del processo Corso D’Oro 1, il filone principale di indagine sulla gestione del pianeta formazione a Messina. La seconda sezione penale del tribunale è stata presieduta dal giudice Rosa Calabrò (nella foto). 

Condannato a sette anni e sei mesi Elio Sauta, tre anni e sei mesi per la moglie Graziella Feliciotto, due anni e due mesi per Chiara Schirò, moglie dell’onorevole Francantonio Genovese, un anno a Concetta Cannavò, un anno e cinque mesi a Natale Lo Presti, un anno e quattro mesi a Nicola Bartolone, sei mesi a Carlo Isaja, due anni per Carmelo Capone, un anno e otto mesi a Salvatore Giuffrè, quattro mesi a Daniela D’Urso, moglie del’ex sindaco Buzzanca, tre mesi infine a Daniela Pugliares. 

Due le assoluzioni: Natale Capone, fratello di Carmelo, ex assessore, per associazione a delinquere. Ha ottenuto la prescrizione per il reato di truffa. Giuseppe Caliri assolto dall’accusa di associazione a delinquere e anche per lui arriva la prescrizione per truffa. Disposta per Elio Sauta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per tre anni. Cinque anni di interdizione a Graziella Feliciotto. Incapaci di contrattare con la pubblica amministrazione: Chiara Schirò, Natale Lo Presti e Salvatore Giuffrè. Interdetti dai pubblici uffici per la durata delle rispettive pene, Concetta Cannavò, Nicola Bartolone e Carmelo Capone. Interdetti per un anno dai pubblici uffici, invece, Carlo Isaja e Daniela D’Urso. Disposta la sospensione della pena per le condanne sotto i due anni. 

L’INCHIESTA 
Lo scandalo sul sistema formazione scoppia a Messina con gli arresti del 17 luglio 2013. In manette anche le mogli degli ex primi cittadini messinesi, Genovese e Buzzanca insieme al consigliere comunale Elio Sauta e l’ex assessore comunale Melino Capone. Secondo la procura gli indagati avrebbero simulato prestazioni, gonfiato spese di affitti, noleggiato attrezzature e pulizia dei locali adibiti ad aule per i corsi di formazione, per ottenere finanziamentimaggiori di quelli in realtà dovuti. [link]
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