7 maggio 2018

Il Pm Lombardo sulle fiction di mafia: ''Fanno passare un messaggio fuorviante''


7 MAGGIO 2018 

"È stata diffusa, anche mediante discutibili prodotti televisivi e cinematografici, la sbagliatissima convinzione che le mafie siano composte da uomini forti e coraggiosi. Vi dico invece che sono un insieme di vigliacchi. Pieni di paure. Non reggono il confronto alla pari e, per questa ragione, si rifugiano nella violenza, fisica e verbale. Negli attacchi gratuiti, volgari, omofobi e senza senso ai giornalisti, che ne raccontano gli aspetti meno conosciuti, si manifesta tutta la debolezza interiore degli uomini di mafia e, quindi, delle organizzazioni di tipo mafioso di cui sono espressione". 

A dirlo è stato il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, intervistato dal sito GayNews.it. Rispondendo alle domande del giornalista Lombardo ha detto di provare 

"la pessima sensazione che negli anni si sia stratificato nel tessuto sociale un pericoloso percorso di accettazione supina, e quindi di sostanziale normalizzazione, dei fenomeni criminali di tipo mafioso. Le grandi mafie hanno capito che senza morti o azioni eclatanti l’attenzione dei media si abbassa, consentendo alle mafie di diventare invisibili e di moltiplicare la loro capacità di infiltrazione negli ambiti strategici". 

Secondo il pm è per questo motivo che "i pochi giornalisti che vanno oltre la cronaca quotidiana diventano nemici da intimidire e minacciare. Le minacce ai magistrati a mio avviso seguono altre logiche, a volte molto raffinate. Si cerca di isolarli facendo terra bruciata intorno a loro. Chi minaccia sa che i magistrati in questa terra vivono una condizione non semplice, caratterizzata da un carico di lavoro, quantitativamente e qualitativamente, elevatissimo. E quella minaccia serve a creare ulteriori difficoltà. Soprattutto perché le successive manifestazioni di solidarietà e di vicinanza sono puramente di facciata. Non durano nel tempo e, quindi, a mio parere non servono". 

Lombardo ha poi aggiunto: "Ben venga il lavoro di chi, con coraggio, racconta e mette a nudo le verità scomode che le mafie tentano di nascondere da sempre. Chi ha la capacità e la forza di fare questo tipo di giornalismo, sempre più raro, avrà sempre il mio sostegno. Che spero sia il sostegno di tutti. Le mafie sono la perfetta sintesi del concetto di 'glocalizzazione', vista la loro capacità di replicare globalmente un modello locale in grado di generare un indotto mafioso di impressionanti dimensioni. In presenza di questo evidente glocalismo mafioso continuare a parlare di 'sud' non solo non ha più senso ma genera percorsi informativi altamente depistanti. Mi permetta di darle un consiglio. Esca per strada e faccia una lunga passeggiata: osservi con attenzione. Noterà tante situazioni che non hanno alcuna logica. Al sud come al nord. In Italia come all’estero. Si interroghi sulle tante anomalie che riuscirà a percepire. Quando non sarà in grado di trovare una risposta convincente, non si giri di spalle per proseguire il suo cammino, cercando di autoconvincersi che tanto di stranezze è pieno il mondo. Le garantisco che gran parte di quelle anomalie incomprensibili nascondono un’insidia: la più pericolosa delle quali si chiama mafia. Questa è la ricerca che va fatta oggi". 

Infine ha concluso: 

"Da cittadini consapevoli siamo tutti chiamati a cambiare i nostri occhi e il nostro modo di osservare i fenomeni criminali di tipo mafioso. Non è un percorso semplice, ma lo dobbiamo a tutti quelli che ci hanno creduto prima di noi e sono morti per questo. Il nostro debito di riconoscenza va saldato con la partecipazione e l’impegno. Costi quel che costi". [link]
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