8 maggio 2018

Milazzo (ME), tra Santi Compatroni e Padrini Consigliori




8 maggio 2018 

Ricordate le parole di Totò Cuffaro alla festa del compatrono di Milazzo San Francesco da Paola, nel maggio 2006? “Sono un devoto di san Francesco di Paola”.

"Mai dubitare della profonda religiosità di rais della politica e boss di mafia. In occasione dei festeggiamenti del santo compatrono della città di Milazzo, Totò Cuffaro comparve alla testa del corteo religioso accanto a prelati, frati minimi, amministratori e consiglieri di centrodestra. I baci e abbracci di rito che resero famoso il politico in corsa per la presidenza della Regione; poi, accanto a padre Damiano La Rosa e all’allora sindaco forzista Lorenzo Italiano, in posa per le foto su un balcone di un'abitazione da cui è tradizione che i sacerdoti celebrino l'antica benedizione dei fedeli e della statua del Santo protettore di marinai e naviganti. Padre Damiano ringraziò l’illustre e “inatteso” ospite, cosparse di acqua benedetta il capo dei tiratori e passò il microfono al raggiante governatore. “Cuffaro prima salutò i fedeli e quindi lesse la preghiera al Santo con la richiesta di intercessione per la città e la regione” recitò la cronaca del giornale locale. 
La gente assistette tra il sorpreso e l’indignato, solo qualcuno, da giù, si accodò al battito di mani del sindaco Lorenzo Italiano. Ma ci fu ancora un “fuoriprogramma”. Religiosi, politici e capi bastone locali lasciarono il balcone e si intrattennero per oltre mezz’ora all’interno dell’abitazione per un piacevole rinfresco (bibite, alcolici e pasticcini). 

La mafia a Milazzo non ha mai perso il fiuto per gli affari e sin dalla metà degli anni ’90 un cognato del clan Madonia gestiva il bar situato all’interno della nuova stazione ferroviaria e come non ricordare il boss catanese Nitto Santapaola, arrestato in conseguenza di una soffiata partita proprio da Milazzo nei giorni in cui, in un prestigioso hotel cittadino, alloggiavano i suoi congiunti?
“A Milazzo, dove nulla sembra turbare o scandalizzare e dove può anche accadere che a riqualificare la riviera di Ponente sia chiamato un costruttore che sei anni prima aveva patteggiato a Palermo una condanna per associazione mafiosa. Una presenza ingombrante che non ha però spaventato gli estortori che hanno festeggiato l’avvio dei cantieri con attentati incendiari. Un’inchiesta ha voluto far luce sull’affare, ponendo più di un interrogativo sulla professionalità di ex amministratori e anchorman televisivi, (“famosi”) - con improbabili palle di vetro - . Come sia andata a finire non lo sappiamo ancora. A Milazzo, scorci di Ponente hanno sempre più l’aspetto dei vicoli di letame di certe favelas brasiliane; sgomitano per farsi intervistare da un indagato (anchorman televisivo) deputati, senatori, sindaci e pubblici funzionari.” Milazzo, “importante snodo” e “possibile terminale d’investimento in attività commerciali dei proventi dei traffici illeciti della mafia barcellonese”. 

La Relazione di minoranza della Commissione parlamentare antimafia traccia l’impietosa immagine di Milazzo cassaforte finanziaria delle cosche stragiste, riserva di caccia di riciclatori affamati di 

negozi, bar, pub, porticcioli, lidi balneari, discoteche, sale gioco e bische più o meno clandestine.” 

– “ Milazzo feudo post-coloniale di una borghesia scaltra, dinamica, imprenditrice, mafiosa. Generatrice di un’insperata mobilità sociale: i pescivendoli che diventano imprenditori, industriali e operatori turistici; gli spacciatori ristoratori; i sorvegliati speciali costruttori e pasticceri; i muratori con il grembiulino architetti, primari o manager sanitari; i paramedici consigliori e capo-consiglieri a vita; gli sponsor dei vecchi boss onorevoli regionali. E il suo ospedale, inossidabile centro di potere, dispensatore di carriere, denaro e pacchetti di voti.”
 [link] dal blog di Antonio Mazzeo

In tarda serata del 6 maggio scorso (2018), durante la processione del compatrono San Francesco da Paola, protettore dei marinai e della gente di mare, a Milazzo si è avuta la sensazione che la processione sia durata troppo a detta di molti, al punto che sul finale, sembrava quasi che la gente insieme alla banda musicale cittadina, procedesse con passo spedito, quasi per recuperare il tempo impiegato nelle diverse “fermate sospette” del Santo Compatrono San Francesco da Paola; c’è chi afferma che "la processione si è fermata in alcuni posti solo per dare respiro ai portatori" ma alcune fermate sono apparse non poco sospette, come qualche fermata davanti hotel “principeschi” di “pescivendoli che diventano imprenditori e operatori turistici”; e poi ancora fermate sospette davanti lussuose sale da gioco in piena Marina Garibaldi per un piccolo rinfresco che non può mai mancare per tradizione. 

In alcuni paesini della Calabria e nei quartieri di Ballarò a Palermo, ad esempio, i Santi Patroni si fermano davanti casa delle madri di boss che stanno al 41bis, (per citare il film "Belluscone" di Franco Maresco, sono "ospiti dello Stato"), che a loro volta, si spingono con gesti di pubbliche offerte al Santo Patrono protettore; a Milazzo il contesto è molto più “raffinato”, e i “personaggi di rispetto” e di collegamento con la mafia dei barcellonesi, che si trovano agli arresti domiciliari per mafia, ancora detengono il potere attraverso la gestione di sale da gioco, o ristoranti a Capo Milazzo. E come non approfittare di un “raffinato drink” in una sala giochi dal nome d'oltre oceano made in U.S.A? 

Altro aspetto curioso che salta agli occhi nella processione del Santo Compatrono San Francesco da Paola a Milazzo, è notare come tra i “portatori” che spingono la vara, ci sia qualche “concittadino acquisito” di nazionalità albanese, e “devoto” soprattutto ai piccoli subappalti nella ridente cittadina mamertina.
Un modo pittoresco di “integrazione” ma al contempo carico di significato e supremazia del potere locale cittadino. 

E mentre i rinomati giornali online locali della ridente cittadina milazzese, sono impegnati nella cronologia delle fasi salienti del rito religioso, attraverso “video dirette facebook” per non perdere i propri “devoti” lettori, a Milazzo ormai da anni, nella più totale indifferenza o ancora peggio abitudine,  la criminalità mafiosa locale incendia auto di ristoratori, negozianti, auto di servizio del Comune, o addirittura un intero lido balneare di ponente, che nemmeno nei lidi di Ostia arriverebbero a tanto. 

Gesti carichi di significati dunque: sottomissione al potere locale, riconoscimento e “profondo rispetto”. Le manifestazioni religiose diventano così il momento in cui sancire quel legame dei capobastone, “pesci piccoli” ma anche “grande imprenditori” della realtà milazzese, dove fede e attività criminali s’incontrano formando un binomio micidiale. A Papa Bergoglio un “Inchino” al merito di avere sollevato un problema fondamentale nelle processioni, tra Santi Compatroni e Padrini Consigliori. 

La parrocchia, i fedeli, il territorio e la mafia 
“I mafiosi hanno cercato la loro legittimazione facendosi anche pubblici difensori della religione.” "Concretamente, un analfabeta non potrà leggere il Vangelo; un disoccupato con problemi di sopravvivenza, intento a sbarcare il lunario, difficilmente si aprirà ad un momento di riflessione religiosa; non sarà facile parlare di paternità, e di paternità divina, ad un ragazzino che non ha conosciuto il padre ucciso dalla mafia; in una società inquinata dal malcostume e dalla illegalità si correrà sempre più il rischio di essere relegati come idealisti o persone che non conoscono la vita... 

"Si suole dire che la mafia e la parrocchia occupano il territorio; ebbene, senza volere enfatizzare questa constatazione, è vero che la parrocchia deve disporsi ad accettare il determinante ruolo storico di vivere nella dimensione territoriale i segni della sua credibilità; non si tratta di sfidare la mafia, né di ostentare sicurezza e coraggio; più modestamente, si tratta di cominciare a far gustare la bellezza dei luoghi attraverso gesti ed iniziative che li trasformino, a poco a poco, in spazi di socializzazione, di appropriazione comunitaria, di incontro, di gioco, di festa. Sullo sfondo è di grande incoraggiamento la testimonianza luminosa di padre Pino Puglisi, il parroco che nel quartiere difficile di Brancaccio ha saputo interpretare il suo ministero di parroco coniugando annunzio della Parola e testimonianza di vita, impegno evangelico e gesti di autentica risurrezione nei confronti di situazioni radicalmente deprivate.” 

Don Cosimo Scordato
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