3 maggio 2018

Trattativa, Ingroia: ''Accordo Stato-mafia ancora attivo''





3 MAGGIO 2018 di Fabrizio Ciancio - Intervista 

Gli imputati sono stati condannati per aver trattato con la mafia? 
Il reato non è aver trattato con la mafia. Sono stati condannati per essere stati strumento delle minacce della mafia per ottenere la trattativa. Esiste un reato, nel quale si punisce la minaccia contro corpo politico dello Stato. Dalle indagini risulta, e i giudici lo hanno ritenuto provato, che la mafia nella stagione stragista nel '92-93 cercò di aprire una trattativa con lo Stato per ricontrattare un patto, chiamiamolo così, di convivenza con lo Stato, un patto politico-mafioso sostanzalmente, con il quale, in parole semplici, la mafia diceva noi continuiamo a mettere a ferro e fuoco il Paese, abbiamo ucciso Magistrati, possiamo uccidere politici, mettere bombe a bellezze artistiche e naturali; smettiamo di farlo se abbiamo dei benefici, delle garanzie in cambio. E fece un elenco di richieste. Tra gli imputati c'è Dell'Utri, ci sono i generali ma non ci sono Ciampi, Amato e Berlusconi, i 3 Presidenti del Consiglio dei governi investiti dalla trattativa, perché sarebbero destinatari della minaccia, in senso penale. Invece per il 92-93 quegli ufficiali dei Carabinieri insieme ad un politico, l'ex ministro Mannino (processato separatamente, in primo grado è stato assolto ora c'è processo in appello) sarebbero stati portatori delle ambasciate della mafia e in quanto tali complici della minaccia. 

Dell'Utri lo sarebbe stato nel 94 portando lo stesso messaggio a Berlusconi, diventato presidente del consiglio. Se si dimostra cosa hanno fatto in cambio questi governi e questi politici in cambio della tregua allora entrano altre ipotesi di reato come sostegno o concorso esterno alla mafia ma questo processo riguardava solo la questione minacce. Poi c'è la questione invece di responsabilità politica, al di là della responsabilità penale, del fatto di essere vittima della mafia, se hai trattato con la mafia con le conseguenze del caso. La mafia non ha rinunciato alle stragi, ha cambiato strategia stragista: aveva un elenco di politici che ha risparmiato e ha deciso di uccidere con attentati indiscriminati persone al di fuori del circuito della trattativa. 

Ottenuto un nuovo accordo di convivenza tra Stato e mafia tramite Dell'Utri per arrivare a Berlusconi, le stragi sono cessate. 

Se facciamo il confronto dell'impegno contro la mafia da parte dello Stato nel periodo precedente la trattativa e quello immediatamente dopo si vede che c'è stato un obiettivo allentamento dell'impegno. Venne introdotto il cosiddetto regime carcerario duro 41 bis, riaperte le due carceri di massima sicurezza di Pianosa e Asinara per isolare i mafiosi che fino ad allora dal carcere mandavano ordini di morte. Quando lo scontro era ancora aperto sono state chiuse, nel 96 sotto governo Prodi due anni dopo la chiusura della trattativa, ma secondo nostra accusa il patto politico-mafioso venne sì stipulato da Berlusconi ma sostanzialmente con una sorta di accordo trasversale di tutte le forze politiche, di destra e di sinistra.
Nel 92 c'è stato un grande investimento di uomini, di mezzi e anche finanziarie per sostenere la Magistratura, venne introdotta una legge premiale per i pentiti e collaboratori, che hanno consentito di aprire indagini importanti, anche contro la politica (Andreotti, Mannino, Dell'Utri...). 

Dopo qualche anno il vento è cambiato e la mafia ha riconquistato gli spazi, anche con un calo di sequestri e confische di beni che venivano fatti grazie ai pentiti. Berlusconi che addirittura prima sosteneva Mani Pulite, si voleva presentare come l'uomo nuovo che voleva fare pulizia della vecchia politica, in quegli anni inizia ad attaccare la Magistratura, anche per interessi personali ma facendo recuperare terreno alla mafia. 

Questo accordo è ancora attivo, è sempre stato attivo. 
Pagine di storia e pagine giudiziarie ci dicono che erano passate attraverso accordi con i gruppi mafiosi locali fin dall'unità d'Italia, la stessa spedizione dei mille e da lì in poi in ogni momento storico di svolta la mafia ha fatto sentire la sua voce e dall'altra parte c'è stato uno Stato che invece di reprimere la mafia si è seduta al tavolo per trattare un nuovo patto. 

Anche , lo sbarco degli alleati in Sicilia con l'intermediazione della CIA avvenne con la presa di contatto con le famiglie mafiose. 

Vennero designati sindaci di alcuni comuni durante la liberazione capi mafia locali che costituivano una garanzia di fedeltà al Patto Atlantico. Iniziavano a crearsi i presupposti di quella che sarebbe stata la guerra fredda e bisognava assicurarsi che l'Italia fosse un paese fedele alleato al blocco atlantico. I magiosi costituivano una garanzia, tanto che la Prima Repubblica nasce con la strage di Portella della Ginestra 1 maggio 1948 con la quale alcuni mafiosi anche con l'appoggio militare della CIA o comunque appoggio politico del governo americano del tempo, per dare un segnale, fermare una svolta comunista. 

Allora il garante politico del patto di convivenza era la DC, che mantiene il potere per più di un quarantennio. Da un lato De Gasperi manteneva saldi rapporti con gli USA e uno dei suoi fedelissimi, Andreotti che attraverso Salvo Lima e Vito Ciancimino teneva i rapporti con l'organizzazione mafiosa per tenere in piedi questo patto di connivenza. Patto che entra in crisi sulla fine degli anni 80 perché, caduto il muro di Berlino nel frattempo venuto meno il ruolo geopolitico che aveva l'Italia e della mafia come gendarme del patto atlantico, la DC ha meno controllo sugli apparati dello Stato. 

Magistratura più indipendente, fioccano le condanne. 
Nel maxiprocesso vengono condannati tutti i boss mafiosi e in quegli anni la mafia cerca attraverso i suoi rapporti politici di intervenire su quella sentenza. Nel gennaio 92 viene confermata la sentenza e i mafiosi capiscono che è l'inizio della fine, che bisogna reagire e costruire i nuovi presupposti per un nuovo patto politico-mafioso. Inizia la strategia omicidiaria uccidendo nel marzo 92 Salvo Lima, ambasciatore di Andreotti in Sicilia, Non è solo una vendetta, è battere i pugni sul tavolo per ricordare il proprio potere, essendosi sentiti abbandonati, Un elenco di politici che avevano avuto l'appoggio da parte della mafia e che secondo la mafia non si erano attivati adeguatamente dovevano essere eliminati. Ma come disse Riina per fare la guerra per poi fare la pace. Cioè una strategia sanguinaria di attacco per trovare un nuovo interlocutore. 

Finisce la Prima Repubblica con Mani Pulite che mette in ginocchio il sistema dei partiti. 
Quindi questi patti non sono patti che si siglano con il singolo governo del momento, ma sono patti per sempre, perche' a quel punto è come se si passasse - non sappiamo se tacitamente o meno - il testimone da un governo all'altro, e si capisce che se provi a scrollarti dal condizionamento del potere politico-mafioso devi essere consapevole di andare incontro ad una vera e propria guerra. 

La situazione nella quale oggi ci troviamo e' figlia di quell'accordo, di quel patto. 

2° Parte 
Una mafia che non trovando più un soggetto politico di riferimento stabile, che non ci può più essere. Oggi ha adottato un altro stile, del "facciamo finta di niente", nel senso che ha un pò ridotto le sue ambizioni politiche e si è dedicata soprattutto alla finanza. Si muove non più dentro grandi patti per sempre, ma dentro un generico patto di tolleranza reciproco. La Magistratura è stata neutralizzata. Ne è dimostrazione questo processo. Un processo importante, un grande successo di sentenza, ma sulla base di verità che sono cristallizzate al 2012.
Il fatto nuovo importante è che oggi una sentenza conferma quello che noi avevamo scoperto. Ma in questi 6 anni non sono aumentate le conoscenze. Una verita' che non ho difficolta' a dire che e' parziale, dove ci sono ancora buchi neri, tante cose ancora non le sappiamo. E' un'indagine che andava completata ma che la politica ci ha impedito di completare perche' aveva paura di quell'indagine. Ovviamente stiamo parlando di una sentenza di primo grado, che potrebbe anche essere ribaltata in appello e poi in Cassazione, ma nella maggior parte dei giornalisti c'è molto conformismo e anche una diffusa malafede nell'opera di minimizzazione. 

L'informazione è controllata dalla politica e dai potentati finanziari, nei quali la mafia ha la sua capacità di condizionamento. 
Si ha paura dell'opinione pubblica, perché se i cittadini italiani fossero consapevoli dell'enormità dell'essenza di questa sentenza dovrebbero scendere in piazza e buttare giù questo sistema che è frutto avvelenato di quella trattativa. In qualsiasi parte del mondo di fronte ad una cosa del genere e a prescindere di quanto ci sarà sentenza definitiva, che dirà se ci sono abbastanza prove per condannare tizio, che riguardano la sua responsabilità, ma qui il fatto è enorme a prescindere dalle responsablità del singolo. 

Non lo hanno fatto per ragioni personali individuali, ma per ragioni di Stato, c'era chi li ha autorizzati ad andare avanti. E si è andati avanti e lo si è fatto. C'è un profilo di responsabilità politiche, etica e morale che prescinde dai gradi di giudizio. Se c'è un fatto che viene ritenuto accertato allora si dovrebbero fare Commissioni Parlamentari di inchiesta che verifichi anche le responsabilità politiche oltre quelle penali facendo sfilare tutti quei governanti che in qualche modo sono stati responsabili di quella stagione. Figuariamoci se negli USA ci fosse stata una sentenza del tribunale che fosse arrivata a queste conclusioni. [link]
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