20 giugno 2018

Il luogo del delitto del sindacalista Soumayla Sacko? Una fabbrica dove la ‘ndrangheta ha seppellito i rifiuti tossici delle centrali Enel. Il ministro dell’Interno? Eletto in provincia di Reggio Calabria.



19 giugno di Antonello Mangano

Il luogo del delitto del sindacalista maliano? Una fabbrica dove la ‘ndrangheta ha seppellito i rifiuti tossici delle centrali Enel. Il ghetto? Riempito da diniegati alle richieste d’asilo, per decisione politica. Il ministro dell’Interno? Eletto in provincia di Reggio Calabria. Eppure siamo convinti che il problema sono i “migranti” San Calogero, provincia di Vibo Valentia. Alle otto e mezza del 2 giugno, un uomo scende da una vecchia Panda e prende la mira. Quattro colpi di fucile centrano alla testa un trentenne del Mali che – insieme a due connazionali – sta raccogliendo lamiere. 

La prima versione è da cronaca leghista. 
Tre “extracomunitari” sorpresi a rubare. Un italiano che si fa giustizia da solo. L’odio è pronto a tracimare: “Non siamo nemmeno padroni a casa nostra”… 

La prima versione – però – è completamente falsa. 
Soumayla Sacko e gli altri due braccianti africani stavano raccogliendo lamiere da una fabbrica abbandonata. Dopo l’incendio di gennaio, il metallo è importante: meglio del legno e della plastica per costruire le baracche dell’accampamento di San Ferdinando. 

L’Italia dei razzisti è un paese immaginario – serio e onesto – che “loro” vogliono rovinare Soumayla stava semplicemente aiutando gli altri due connazionali. Non aveva bisogno di costruirsi una baracca. Aveva un posto alla tendopoli della Protezione civile. 

L’uomo che ha sparato – per la dinamica e le modalità – ha giocato al tiro al bersaglio. 

Soumayla, infine, era un attivista Usb, il sindacato che da tempo è presente sia a Rosarno che a Foggia. Tutti questi dettagli raccontano un’altra storia. Una storia che quelli come Salvini non vogliono ascoltare. Ma il punto non è questo. 

Il punto è quell’insopportabile senso di innocenza che pervade l’Italia dei razzisti. 

Un paese immaginario: rispettoso delle regole, che “loro” vogliono violare. Con frontiere assaltate e burocrazie trasparenti, che “loro” vogliono distruggere. Con una moralità irreprensibile e una mafia cancellata. E sono sempre “loro” a rovinare tutto. 

L’innocenza dei burocrati 
Nel paese immaginario, ci sono i “clandestini” e gli altri. Qualcuno ha evidenziato il fatto che le vittime dell’agguato fossero “regolari”. Come dire: sono quelli buoni. La situazione è molto più fluida. 

Da sempre le leggi sull’immigrazione regolano più il mercato del lavoro che gli ingressi. 


Il sistema attuale non fa eccezione. Con una media di dinieghi del 60%, il Ministero degli Interni negli ultimi anni ha creato una catena di montaggio dai centri d’accoglienza ai ghetti. 

I migranti senza documenti o con situazioni precarie, da sempre, vanno a finire a Castel Volturno, Rosarno, Foggia. Il ministero dell’Interno ha creato una catena di montaggio dai centri d’accoglienza ai ghetti Una persona alle prese con un ricorso in questo momento ha un permesso, ma si trova di fronte alla prospettiva di perderlo. Vive in un limbo senza prospettiva. Un limbo creato scientificamente dalla politica. Lo strumento del “permesso umanitario”, infatti, è sostanzialmente arbitrario e permette di allargare o restringere la forbice dei ricattabili. Negli ultimi anni la decisione è stata chiarissima: allargare. 

L’innocenza del territorio 
Un’auto precipita in un burrone tra Nicotera e Joppolo. Dentro, gli inquirenti trovano un cadavere senza vestiti e con una maglia a coprire la testa. Quell’uomo è il titolare della “Fornace Tranquilla srl”, una fabbrica di mattoni che dopo quella morte – ancora senza colpevoli – diventerà la discarica abusiva più grande e più pericolosa d’Europa. Un totale di 130mila tonnellate provenienti, tra l’altro, dalle centrali Enel di Brindisi, Priolo e Palermo. 

Un ammasso di metallo, mattoni e fanghi tossici al centro di un territorio devastato dalla presenza mafiosa 

Il sito è sotto sequestro da una decina d’anni. Il processo è prescritto. La bonifica non è ancora iniziata. 

L’unica certezza: era tutto gestito dalla ‘ndrangheta. 

Perché la discarica si trova nel territorio di San Calogero, a pochi passi da Limbadi. Un nome che si associa ai Mancuso, un clan che controlla il narcotraffico dalla Colombia al Togo fino in Australia. 

È questo il luogo del delitto di Soumayla, il posto dove raccoglievano lamiere. Un ammasso di metallo, mattoni e fanghi tossici al centro di un territorio devastato dalla presenza mafiosa. 

Solo nel 2018, in provincia di Vibo Valentia, sono stati sciolti i comuni di Briatico, San Gregorio d’Ippona e appunto Limbadi. Nella limitrofa provincia di Reggio Calabria, Scilla e Platì.

L’innocenza dei leghisti 
E il milanese Salvini? Cosa ne sa di queste storie? Dovrebbe, perché è stato eletto a Rosarno. Secondo l’Espresso, per la sua campagna elettorale avrebbe scelto di appoggiarsi gli ambienti della destra reggina, in poche parole all’ex sindaco, destra nera e una carriera politica finita col profondo rosso dei conti comunali in dissesto. Si parla solo di emergenza migranti. Mentre la mafia si rafforza 

Il candidato della Lega alla Camera era il suocero di un imprenditore a cui l’Antimafia ha sequestrato i beni. 

Non significa nulla, ovviamente, nessuno ha avuto condanne. Però qualche domanda possiamo iniziare a farcela. Perché tutta l’attenzione è sulla cosiddetta “emergenza migranti” e non sui mali di un Paese che continua a immaginarsi innocente? [link]
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