13 giugno 2018

Quel procedimento disciplinare contro l’insegnante-obiettore del tutto infondato


Messina, 11 giugno 2018 Antonio Mazzeo, insegnante pacifista e antimilitarista 

Stamani ho consegnato alla Dirigenza dell’Istituto “Cannizzaro – Galatti” di Messina, la memoria difensiva sul procedimento disciplinare avviato nei miei confronti in data 15 maggio 2018, a seguito delle dichiarazioni pubbliche espresse contro la realizzazione in ambito scolastico del progetto “Esercito e Studenti Uniti nel Tricolore”, promosso nei mesi scorsi  dalla brigata Aosta  “Meccanizzata” in collaborazione con alcuni dirigenti di scuole e istituti della città di Messina. 

Nello specifico, è stata chiesta l’archiviazione del procedimento disciplinare in quanto “infondato in fatto e in diritto”, perché tutti gli interventi di denuncia (con lettera aperta, articoli stampa, ecc.) contro l’infausta parata di propaganda militare svolta il 17 aprile presso l’istituto in cui opero come insegnante da 34 anni, sono stati fatti in maniera legittima e corretta, nel pieno esercizio del diritto-dovere di informazione, espressione e critica, anche “a fronte dell’irregolarità della procedura seguita per la realizzazione del medesimo progetto”. Nella memoria si argomenta come ogni attività di intervento in ambito scolastico-educativo e didattico delle forze armate è palesemente in contrasto con le Convenzioni internazionali a difesa dei diritti dell’uomo e del fanciullo e degli stessi principi giuridici su cui si fonda la scuola pubblica italiana. 

“E’ evidente che un evento come quello Esercito e Studenti Uniti nel Tricolore finalizzato all’esaltazione degli atti di eroismo della Prima Guerra Mondiale, cozzi con l’obbligo delle Istituzioni Scolastiche all’educazione ai valori costituzionali fra i quali il ripudio della guerra previsto dall'art. 11 della Costituzione”, riporta nella memoria. “Ancora va ricordato come illustri costituzionalisti denuncino oggi la violazione dei principi degli artt. 11 e 45 della nostra Carta Costituzionale attraverso la partecipazione ad attività belliche del tutto incompatibili anche se presentate come missioni di pace”. 

Con la convinzione e la serenità di aver svolto ancora una volta pienamente il proprio dovere di educatore e insegnante; fiducioso di un esito positivo del procedimento, colgo l’occasione per ringraziare coloro che mi hanno assistito dal punto di vista legale: l’avvocato Nello Papandrea del Foro di Catania, le avvocate Filippa Di Marzo e Paola Ottaviano, la consulente del lavoro Anna Bonforte, nonché i Cobas Scuola con il prof. Nino De Cristoforo per l’importante supporto tecnico-informativo. Con immenso affetto ringrazio tutte/i coloro che in queste settimane mi hanno fatto sentire il loro sostegno e solidarietà: forze politiche e sociali; organizzazioni del sindacalismo di base; associazioni pacifiste, antimilitariste, ambientaliste e antimafie; gruppi e comunità di religiosi; organi di stampa e testate giornalistiche; centri studi; accademici, intellettuali, attivisti politici, difensori dei diritti umani e artisti; gli oltre 1.600 firmatari dell’appello lanciato su Change.org No ai militari nelle scuole. Solidarietà con l’insegnante obiettore; il centinaio di docenti delle scuole di ogni ordine e grado che hanno promosso l’appello Contro la militarizzazione del sapere, in difesa degli spazi di discussione e libertà nella scuola italiana (primi firmatari i professori Luca Cangemi, Dina Balsamo, Natya Migliori, ecc.)”. 

In attesa di conoscere l’esito finale del procedimento disciplinare avviato, continuerò le mie attività di documentazione e controinformazione sul sempre più invasivo processo di “occupazione militare” del sistema educativo-scolastico e universitario e di militarizzazione dei territori e della società. Sono certo che a partire dal prossimo anno scolastico, si rafforzeranno ovunque le reti di insegnanti, associazioni e intellettuali che promuovono attività e progetti di “cultura di pace” e si oppongono alla guerre, al riarmo, all’autoritarismo, alla violazione di diritti umani a tutte le ingiustizie economico-sociali. 


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