17 giugno 2018

Stato-mafia. Vincenzo Agostino: "non raccontiamo più barzellette nelle scuole"





17 giugno 2018

Palermo, martedì 22 maggio ore 16, presso l'Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza (via Maqueda, 172) in occasione del 26° anniversario della strage di Capaci ha avuto luogo la conferenza “Falcone, la strage e le verità nascoste”. L'evento è stato organizzato dall'Associazione culturale Falcone e Borsellino in collaborazione con la Rete Universitaria Mediterranea e ContrariaMente. Sono intervenuti in qualità di relatori Guido Lo Forte, ex procuratore generale di Messina; l’avvocato Fabio Repici; la giornalista e scrittrice Stefania Limiti, e il direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni. Alla conferenza, che è stata moderata da Maurizio Torrealta, scrittore e giornalista, hanno dato i loro saluti il prof. Enrico Camilleri (Università di Palermo) e Manfredi Germanà, portavoce di ContrariaMente. All’evento ha preso parte il movimento giovanile Our Voice, che ha dichiarato la propria partecipazione alla memoria di Francesca Morvillo, moglie di Giovanni Falcone, entrambi uccisi a Capaci insieme agli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.
Qui di seguito la trascrizione dell’intervento di Vincenzo Agostino, padre di NinoAgostino ucciso con la moglie Ida Castelluccio da “ignoti uomini dello Stato” il 5 agosto 1989 a Villa Grazia di Carini.

“Io, sentendo qui alcune persone illustri, questa sera, mi vengono i brividi, mi vengono i brividi perché non si parla più di mafia, si parla di personaggi delle istituzioni, si parla di personaggi del Governo. Non possiamo noi dare la responsabilità di quanto è accaduto a Totò Riina, Provenzano e altri. Quelli possibilmente sono stati gli esecutori. C’è stata una guerra, avete preso i soldati semplici, il braccio armato, ma i generali dove sono? Chi sono questi “comandanti” che muovono i “pupi”? Chi manovra? Dove sono nascosti? Sono nascosti tra di noi? E allora non dobbiamo dire più:  - “mafia”, o “Palermo è la capitale della mafia! La Sicilia è la regione della mafia, noi non possiamo più dire questo; allora possiamo dire: “Roma è la capitale della mafia”! O mi sbaglio signori miei? Allora, se non prendiamo questi “generali”, è assurdo che noi andiamo avanti, è assurdo che andiamo nelle scuole a raccontare barzellette. Barzellette non se ne possono raccontare più. E allora chi ha questo comando, lo Stato per bene, ha il dovere di scovare questi “vermi” che si nascondono dietro un “non ricordo”, “non so”, non è possibile che questi personaggi delle istituzioni ricoprano ruoli importanti nello Stato, e poi, quando sono interrogati, ripetono: “non so, non ricordo”. Togliere loro i capitali che hanno accumulato ingiustamente. Io, come voi sapete, ho speso la mia vita, dopo 25 anni, ho riconosciuto una persona: tutti ne parlano, a livello nazionale, ma per poterlo interrogare ci sono voluti 19 mesi, il 21 agosto, guarda caso dopo 19 mesi, a questa persona gli è venuto un infarto. Questa persona è Giovanni Aiello, uomo dei servizi segreti, uomo pagato dallo Stato. Gli è venuto un infarto; io adesso qui, ho fatto fatica a salire i gradini, lui invece era più agile di me, più ardito di me, correva ancora. Questo è stato pure un infarto di Stato, come quello di Pisciotta Gaspare, o Sindona, o quello sotto il ponte (Il 18 giugno Roberto Calvi venne trovato impiccato da un impiegato postale, sotto il Ponte dei Frati Neri sul Tamigi in circostanze molto sospette).
E allora a queste persone nelle istituzioni che interrogati (al Processo sulla Trattativa Stato mafia) non ricordano, togliamo loro il vitalizio, lasciamoli digiuni, così poi ricorderemo quando non potranno sfamare i loro nipoti, facciamo presto. Togliere loro i capitali accumulati.
E allora svegliamoci e non raccontiamo più barzellette sugli autori militari delle stragi. Non raccontiamo più barzellette."




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