3 luglio 2018

Non è una brava persona. Il Presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci a Pontida con la Lega sulla pelle dei sud.



3 luglio 2018 di Matteo Iannitti

Venne il momento, durante il governo fascista, di nominare i Podestà delle città italiane. Iniziò allora per i signorotti di paese, per gli ex assessori, per i nobili bramosi di potere politico la rincorsa alla tessera del Partito fascista. Era infatti condizione favorevole, se non essenziale, essere iscritti al partito per diventare podestà. Poi bisognava lusingare partito e prefetti: mettere in mostra l’adesione morale ai dettami del nuovo stato fascista, ostentare decisione nell’apprezzamento del duce e della grandezza italica. Fu così che ambiziosi politicanti locali che mai si sarebbero sognati di servire un regime dittatoriale o di purificare la razza, pur di mantenere il potere o di conquistarlo, indossarono la camicia nera e si fecero nominare podestà. Questa mattina il Presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, di buon ora si è imbarcato su un aeroplano per recarsi a Pontida al raduno della Lega Nord. A nome di tutti i siciliani ha urlato la sua adesione alle politiche del Governo e ha giurato fedeltà al nuovo leader della destra, Matteo Salvini.

Nello Musumeci è il primo presidente siciliano a solcare il palco del “prima il nord”, solo qualche ora dopo la morte di cento persone a pochi chilometri dalla Sicilia proprio per le decisioni del Ministro Salvini, padrone di casa, di complicare le operazioni di salvataggio delle navi umanitarie. Non sembrava imbarazzato Musumeci sul palco di Pontida, dietro il pulpito con inciso lo slogan “prima gli italiani”.


I dilemmi morali sono stati abbondantemente accantonati di fronte alla convenienza politica.

Gli ultimi sondaggi danno la Lega Nord al 30% e in Sicilia il gruppo dirigente salviniano è quasi tutto fuori gioco, travolto dalle inchieste giudiziarie. 
Per Musumeci, che non ha aderito a Forza Italia, è un’occasione straordinaria quella di accreditarsi come il più affidabile leghista del sud. A differenza di altri siciliani leghisti il Presidente può contare sul suo ruolo istituzionale, sulla sua notorietà e su un cerchio magico di fedelissimi, preparati e presentabili, che sarebbero ottimi candidati al Parlamento europeo.
Una buona cosa per la carriera politica di Musumeci e dei suoi fedelissimi, che non provano alcun imbarazzo a rispolverare la camicia nera.

Una pagina triste e pericolosa per la Sicilia. 
Non l’ha detto Musumeci a Pontida, a mezzo governo riunito su quel palco, che in Sicilia un terzo delle famiglie vivono in povertà. Solo il 5% nel nord Italia. Non l’ha detto che dalla Sicilia e dalla Calabria partono per l’estero lo stesso numero di ragazze e ragazzi che partivano dopo la seconda guerra mondiale. Non ha neanche detto che il federalismo fiscale ha annientato le finanze pubbliche della Sicilia e che la solidarietà finanziaria tra nord e sud è l’unica speranza di crescita per il nostro territorio. Non ha nemmeno detto che qui in Sicilia negli ultimi anni, unica regione in Italia, l’aspettativa di vita è scesa perché le persone non possono accedere alle cure mediche e neanche agli esami preventivi.

Non ha parlato Musumeci dei pescatori di Mazara del Vallo, di Portopalo, di Lampedusa, che pescano cadaveri di donne e bambini. 

Di quei pezzi di uomini che sono costretti a rigettare in mare come se fossero spazzatura impigliata alle reti. Di quelle coscienze atrofizzate dall’abitudine di vedere corpi morti in mezzo al mare. Non ha parlato di quei trentamila che negli ultimi anni sono affogati nel nostro mare, dei cimiteri siciliani che accolgono ormai centinaia di bare senza alcun nome. Non ha detto nulla Musumeci di quei ragazzi che ogni volta nei porti di Pozzallo e Catania portano le scarpe e i vestiti a chi arriva via mare, mentre la polizia francese taglia i sandali ai bambini per impedirgli di varcare a piedi la frontiera. Ha taciuto Musumeci su una Sicilia povera ma umana, che esiste ed è maggioranza.

Ha taciuto per convenienza, per interesse, per indegnità. 

Ha taciuto Musumeci, di fronte al Ministro degli Interni, sulla mafia che avvelena le nostre vite e le nostre città. Ha solo indossato la camicia nera, come i podestà durante il fascismo, dimostrando che la retorica positiva sul suo conto non era altro che una trovata elettorale. Chi sta con Salvini non è una brava persona.

Gli ascari di Salvini 
I siciliani veri e i portaborse degli anti-siciliani 

Il pregiudicato De Luca, “criticando” un articolo del Siciliano Matteo Iannitti, scrive fra l’altro: “Che ne sai del sangue carsico? Di tutti i giovani del Sud, che sono morti, anche più giovani di te, senza chiedersi se difendevano “i confini della Padania”?. Mio nonno, capitano di fanteria, è morto difendendo esattamente quei confini, i confini del nostro Paese, e la nostra bandiera 

Due generazioni dopo, il ladro Bossi, già capo di Salvini, ha gridato in un pubblico comizio che lui su quella bandiera ci cacava. La Lega della cosiddetta Padania voleva “liberarsi” dalla maledetta Italia, sbraitava: pagato dai soldi di Berlusconi, come ora Salvini da quelli di Trump e di Putin. Dopo aver insultato la Sicilia, i siciliani e tutti i meridionali “sporchi e terremotati”, adesso il successore del ladro Bossi e amico  dei ‘ndranghetisti calabresi ci alliscia per guadagnarsi il voto dei più fessi. “Terrone! Vieni qui a Pontida e leccami gli stivali!”. E il capomanipolo “siciliano”, da buon ascaro, risponde obbedientemente “Si, buana!”. Noi Siciliani veri, che abbiamo rischiato la vita per il bene indivisibile della Sicilia e della Patria, che abbiamo dietro di noi decine e decine di caduti – comunisti e preti, giornalisti e magistrati – per la libertà dalla mafia e da tutti i padroni di questa terra, noi non ci degniamo di rispondere al crucco Salvini e ai suoi poveri servi. Solo, non si permetta di nominare i giovani siciliani come mio nonno, traditi dai generali e dal re ma pronti a dare la vita per quel pezzo d’Italia che i rinnegati e i vigliacchi adesso chiamano, alla faccia dei morti, col ridicolo nome di Padania.
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