6 agosto 2018

“TERZO LIVELLO”: IL “PATTO AFFARISTICO” DI EMILIA BARRILE CON TONY FIORINO (Gruppo Despar)


6 agosto 2018 

“Palesi esigenze cautelari si rinvengono, inoltre, nei confronti degli indagati Tony Fiorino e Sergio Bommarito (a cui è stata revocata la misura cautelare “pur sussistendo i gravi indizi di colpevolezza”), a cagione della valenza altamente sintomatica della condotta della quale costoro si sono macchiati. Avvalersi dell’intermediazione di un personaggio politico di forte rilievo locale quale la Barrile affinché agisca su pubblici ufficiali perché agevolino indebitamente i rispettivi interessi è azione connotata da un peculiare livello di disvalore. Essa disvela, in capo a coloro che la pongono in essere, un’allarmante spregiudicatezza. Tenuto conto della veste imprenditoriale ricoperta (entrambi sono imprenditori leader in ambito locale nel settore di riferimento), risulta allora oltremodo concreto il rischio che costoro possano nuovamente reiterare la condotta delittuosa agli stessi ascritta ogni qualvolta sia necessario per rimuovere gli ‘ostacoli’ di ordine burocratico che possano frapporsi ad una quanto più celere realizzazione degli interessi legati alle attività economiche cui risultano dediti. 

Ciò posto congrua rispetto alle finalità cautelari ritenute sussistenti si configura nei confronti di Tony Fiorino la misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriali e di ricoprire uffici apicali in seno ad imprese e persone giuridiche per un periodo che si determina in sei mesi”. Cosi scrive il gip Leanza nell’ordinanza dell’operazione ‘Terzo Livello’ riguardo alla posizione dell’imprenditore Tony Fiorino, all’estero al momento del blitz che ha portato ai domiciliari tra l’altro l’ex presidente del consiglio comunale Emilia Barrile. 

Ma di cosa viene accusa Fiorino (la procura aveva chiesto anche per lui gli arresti domiciliari)? Stando all’ordinanza ci sarebbe stato un ‘patto affaristico’ tra Emilia Barrile e Tony Fiorino. “Utilità economiche” o “promesse” in cambio di “atti contrari ai doveri di ufficio”. Barrile si sarebbe interessata in prima persona dell’iter relativo a un centro commerciale di Sperone che voleva realizzare lo stesso Fiorino (“già la copia autentica ce l’ha l’ufficio… ce l’hanno pronta”). In che modo? Sollecitando la trattazione agli uffici competenti accompagnando l’imprenditore al Comune (“ora sto venendo là all’Urbanistica… ho risolto quella cosa di Tony, era contento”); esercitando la sua influenza sui funzionari con false allusioni circa pubblici interessi rappresentati da consiglieri di Quartiere; accedendo abusivamente al sistema informatico del Comune. 

Fiorino le avrebbe garantito “oltre alla promessa di sostegno elettorale per le elezioni regionali, l’assunzione di soggetti da lei segnalati in imprese dello stesso Fiorino (o la promessa di sottoporli a colloqui per successive assunzioni)”, il coinvolgimento di una impresa vicina alla presidente del Consiglio nell’esecuzione dei lavori del centro commerciale, contributi economici alla squadra di pallamano in cui militavano le figlie della Barrile. 

L’indagata avrebbe, tra le altre cose, sfruttato un dipendente comunale per accedere in maniera illecita al sistema informatico di Palazzo Zanca, al fine di ottenere informazioni anagrafiche su un’impiegata in una delle aziende di Fiorino, e si sarebbe prestata a controllare un’eventuale concorrenza alle attività di Fiorino nei pressi di via Carlo Botta. [link]
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